Shale gas e acciaio

Il progresso tecnologici delle tecnologie di perforazione ha reso possibile l’estrazione di gas e petrolio da rocce precedentemente improduttive, gli shale, processo che ha dato il via alla golden age del gas naturale nella quale ci troviamo ora. Fiumi di parole sono stati scritti su shale gas, cambiamenti geopolitici e sfide energetiche e ambientali nell’utilizzo della nuova fonte d’energia. Le sapete tutti.

Sono invece meno note le ripercussioni indirette dello shale gas sul resto dell’economia. Piu’ in specifico, vediamo l’impatto dello shale gas sulla produzione di acciaio.

Il primo e ovvio effetto del boom dello shale gas è l’aumento della domanda di tubi di acciaio da utilizzare per i trivelle, oleodotti e altre attrezzature. Domanda intercettata principalmente dai produttori di acciaio americani, corrispettivamente col fatto che il boom dello shale non trova ancora spazio in Europa.

Il secondo e meno ovvio effetto si inserisce nel processo di lavorazione dell’acciaio. In breve, la crisi economica attuale e il rallentamento dell’economia hanno fatto crollare la domanda di acciaio nelle economie avanzate (Europa e USA), lasciando il settore in overcapacity prolungata per eccesso di offerta. In un mercato in cui tutti cercano di tagliare i costi, il basso prezzo del gas sul mercato americano per il boom dello shale apre nuovi scenari.

Negli impianti industriali classici ad altoforno, la produzione di acciaio avviene tramite processo di riduzione degli ossidi di ferro ad alta temperatura come in figura sotto.
reazioni_redox_acciaioL’altoforno viene caricato dall’alto con strati alternati di coke e di minerale di ferro con fondente (calcare, argilla, feldspato). Lo strato inferiore di coke viene riscaldato a 800 gradi e poi infiammato con aria arricchita di ossigeno. Il coke brucia e la temperatura nella parte inferiore dell’altoforno raggiunge cosi’ i 1600 gradi. Il CO caldo sale nello strato di minerale sovrastante e riduce gli ossidi di ferro (Fe2O3) in metallo fuso. Dai minerali ferrosi si forma dapprima ghisa, l’80 per cento della quale viene subito trasformata in acciaio in appositi convertitori nell’altoforno. Il problema ambientale della produzione di acciaio con altoforni convienzionali e’ il coke. Prodotto dai carboni bituminosi, il coke e’ un combustile ad alto contenuto di carbone prodotto nella cokeria – quella che tanti problemi sta ancora causando alla messa in regola di ILVA – e essenziale nella produzione dell’acciaio convenzionale.

L’alternativa al processo di riduzione convenzionale era rappresentata dal processo DRI (Directly Reduced Iron) di cui sono state sviluppate numerose varianti negli ultimi 20 anni. Nella produzione di ferro direttamente ridotto (DRI) su scala industriale si usa gas naturale come agente riducente in vece del piu’ inquinante coke. Va da se’ che il metodo DRI e’ stato sviluppato solo in quei paesi con abbondante disponibilita’ interna di gas naturale e accesso sussidiato alle risorse naturali. Il prezzo dell’acciaio ottenuto da gas naturale era superiore a quello ottenuto col coke da carbone bituminose.

Il boom shale gas in America e il conseguente crollo dei prezzi nel continente americano semplicemente hanno rovesciato queste equazione. Dunque? Il problema per noi europei e’ che, per ragioni storiche e beghe interne, l’industria americana dell’acciaio non se la passa molte bene, tanto che da 20 anni a questa parte la produzione interna e’ crollata, coperta da un 10-15% della produzione europea di acciaio di export in America. Col boom dello shale gas e l’acquisita parita’ economica del processo DRI in America – l’EU ha preferito le rinnovabili, restando virtualmente al palo sullo shale gas – i produttori europei di acciaio stanno valutando la delocalizzazione di parte della catena produttiva in America, importando in Europa produtti materiali o prodotti semi-lavorati.

In pratica, i prodotti a basso costo per il mercato americano verranno prodotti in America, mentre in EU rimarranno i produttori di acciai più particolari e quelli con limitazioni di asset produttivi. Gli export europei verso l’America soffriranno. Non una buona notizia per l’industrializzazione europea.

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One Response to Shale gas e acciaio

  1. alex says:

    Nell’ immediato futuro anche il gruppo Technip entrerà nello sfruttamento del Shale, si suppone (tutto indica questa direzione) tramite la filiale italiana di Roma. Non è chiaro ancora a che livello e per conto di chi, probabilmente le commesse riguarderanno l’ offshore.

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