Due battaglie e una manfrina

Un commento di quelli che meritano al mio recente articolo sull’Europa e il ruolo della Russia nella fornitura di gas naturale per iMille-magazine, del sempre ottimo Sesto Rasi.

La Russia finora un pericolo ce l’ha avuto, che è quello del monopsonio (cioè dover per forza vendere il suo gas ad ovest). Ma cosa ci succederà se anche il Cliente orientale diventerà consistente e per la Russia sarà indifferente girarsi da una parte o dall’altra?

[Questione di energia, ieri]

L’Europa e la via del gas

Il mio articolo per iMille-magazine

Il 28 giugno scorso la Trans Adriatic Pipeline (TAP) ha ottenuto la commessa per trasportare in Europa 10 miliardi di metri cubi (mmc) di gas all’anno dall’Azerbaigian, a partire dal 2019. Stiamo parlando di un gasdotto, la TAP appunto, che prevede di attraversare il Mar Adriatico e connettere le coste di Albania e Italia, spuntando sulle coste del Salento, in Puglia. Stando alle dichiarazione dell’Unione Europea, la TAP è una pietra miliare della politica energetica europea che, nelle intenzioni, dovrebbe ridurre la dipendenza dal gas russo. Peccato che le cose non stiano proprio così.

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Il plutonio è finito

E con esso le esplorazioni spaziali.

[hat tip: Loris D.]

La motorizzazione nel mondo

motorisation2011

Energiewende e mercato

Del piano tedesco di trasizione alle energia rinnovabili (Energiewende) si è già parlato su questo blog. A distanza di quasi due anni, le cose ancora non sembrano volgere al meglio. Il problema e’ il prezzo dell’energia, la bolletta energetica per i consumatori, sistematicamente in aumento da quando e’ cominciato il piano per la svolta energetica di Berlino.

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Il ciclone in Sardegna è colpa del riscaldamento globale (forse)

La nuova moda è attribuire al riscaldamento globale la colpa di tutti gli eventi climati estremi di questi ultimi anni, senza ombra di dubbio. La recente emergenza in Sardegna non poteva costituire eccezione a questa oramai sempre più pedissequa regola.

Il Centro Euro-Mediteranneo sui Cambiamenti Climatici ci va invece decisamente più cauto con le certezze scientifiche:

Tanta pioggia e così concentrata, è colpa del riscaldamento globale?
Non si può dare una risposta univoca a questa domanda. Gli effetti del riscaldamento globale si sovrappongono agli eventi estremi naturali accrescendone eventualmente frequenza e intensità. Ma non è possibile distinguere quanta parte è dovuta alla normale variabilità naturale e quanta alle nuove condizioni indotte dall’attività antropica, tra cui l’aumento della temperatura del mare che è uno degli ingredienti che alimentano i nubifragi.

Rinnovabili bond

Da tempo su questo blog si è sostenuto che gli incentivi alle rinnovabili in Italia erano esageratamente alti. Oggi, di fronte all’insostenibilità (economica) di incentivi per 12 miliardi all’anno, il Ministro Zanonato ricorre ai già famigerati bond per ridurre gli oneri tariffari gravanti sulla bolletta elettrica dei consumatori:

L’idea di Zanonato è semplice, brillante e sbagliata: ridurre l’onere aggregato attraverso l’emissione, per un certo numero di anni, di bond per un controvalore di 2 miliardi di euro all’anno. Secondo quanto riferisce l’agenzia Public Policy [..], i bond verrebbero emessi dal GSE (attualmente responsabile della gestione degli incentivi) con l’obiettivo di “spalmare gli incentivi che gravano in bolletta riducendone il peso nei prossimi anni e incrementandolo nel lungo termine”. [..] L’operazione che Zanonato ha in mente è una mera ristrutturazione del debito: si riduce l’entità della rata, si allunga il numero della rata. Questo dal punto di vista del consumatore: dal punto di vista del produttore, invece, nulla cambia, perché ciascun titolare di impianti incentivati continuerà a ricevere quel che si aspetta fino all’ultimo centesimo. [..]

La critica principale al piano è duplice: da un lato il risultato finale non è una riduzione ma un aumento dell’esborso ai danni dei consumatori (che ovviamente dovranno pagare anche gli interessi sul debito), dall’altro le scelte di una generazione di politici vengono scaricate sulle spalle di una generazione successiva di contribuenti, in quanto la durata dell’incentivazione finirebbe fatalmente per dilatarsi di almeno un decennio.

[Carlo Stagnaro su Chicago-Blog]

Ideologie e ambientalismo

Una delle cose che mi ha sempre tenuto lontano dai gruppi ambientalisti organizzati è l’incapacità di indicare un valido sostituto per il sistema economico moderno. Insomma, se la società moderna e il suo motore economico non funzionano nel massimizzare il benessere comune, cosa mettiamo al loro posto? Tolte le varie teorie economiche della scarsità di cui si è già parlato su questo blog – che proprio tanto infallibili non sono – l’alternativa più sostenuta è sicuramente quella dei decrescisti, dove si vagheggia il ritorno ad un medioevo ultra-tecnologico in cui ogni individuo possiede una villetta, rigorosamente in campagna e alimentata a pannelli solari, ha desideri morigerati che soddisfa col baratto e senza sprecare nulla. I rifiuti zero finiscono infatti in biomassa. Catastrofisti e complottisti postulano questa società ideale al collasso della civiltà moderna, a causa delle inevitabili guerre che scoppieranno per la rarefazione delle risorse naturali. Per alcuni un sogno, per altri un incubo. A voler ben guardare è invece una ideologia nemmeno originale, anzi vecchia di millenni.

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Titolo in picchiata

Un’altra Model-S di Tesla, la terza, è andata in fiamme.

Le mie scuse ai lettori per l’assenza prolungata. Gli impegni di superlavoro sono finiti, vivaddio.

to TAV or not no-TAV ?

Ne parlammo a suo tempo, su questo blog. Terenzio Longobardi su iMille-magazine rade al suolo le motivazioni dei notav sull’inutilità energetica dell’opera.

lo “Studio Federici” – lo studio energetico di riferimento dei notav secondo cui, considerate tutte le fasi del processo di trasporto, dalla costruzione dei mezzi, alla manutenzione ma, soprattutto, la fase di costruzione dell’infrastruttura, i consumi energetici della tav sono superiori alla gomma per il trasporto merci, nfZ – da per scontata l’attuale ripartizione modale dei trasporti nettamente favorevole alla gomma. Molto candidamente l’autore, afferma infatti che “Nel caso delle autostrade, il ruolo delle infrastrutture nel determinare il consumo energetico globale si fa sentire di meno perché il traffico veicolare che esse sostengono rispetto alle linee ferroviarie è immensamente maggiore”. In altre parole, il consumo specifico, risente del fatto che al denominatore compaiono i passeggeri – tonnellate trasportate, nettamente maggiori nel trasporto su strada.

I notav, quando trasferiscono pedissequamente i risultati dello “Studio Federici” alla Torino – Lione, danno quindi per scontato che i TIR continueranno a trasportare quote prevalenti di merci. Il vero confronto energetico andrebbe perciò effettuato tra l’attuale situazione “tutto gomma” e un’ipotesi di tipo svizzero “tutto ferro” e condurrebbe molto probabilmente a conclusioni del tutto opposte, favorevoli alla nuova linea ferroviaria, considerando che i consumi energetici specifici dell’infrastruttura (in galleria) sono intuitivamente all’incirca gli stessi di quelli autostradali.