L’Europa e la via del gas

Il mio articolo per iMille-magazine

Il 28 giugno scorso la Trans Adriatic Pipeline (TAP) ha ottenuto la commessa per trasportare in Europa 10 miliardi di metri cubi (mmc) di gas all’anno dall’Azerbaigian, a partire dal 2019. Stiamo parlando di un gasdotto, la TAP appunto, che prevede di attraversare il Mar Adriatico e connettere le coste di Albania e Italia, spuntando sulle coste del Salento, in Puglia. Stando alle dichiarazione dell’Unione Europea, la TAP è una pietra miliare della politica energetica europea che, nelle intenzioni, dovrebbe ridurre la dipendenza dal gas russo. Peccato che le cose non stiano proprio così.

L’Unione Europea e la dipendenza dal gas. Che l’Europea sia un’area scarsamente dotata di risorse energetiche non è nuovo a nessuno. Col passare degli anni, in tempo di caro-petrolio e shale gas, la questione energetica sta acquistando sempre più rilevanza nell’agenda politica di tutte le realtà industriali e l’EU non fa eccezione. La tabella sotto mostra numeri e nomi degli stati fornitori di risorse energetiche verso l’Europa.

Spicca su tutti la dipendenza dalla Russia, saldamente al primo posto da ben oltre oltre un decennio nella fornitura di carbone, petrolio e gas naturale.

Le previsioni della Commissione Europea parlano di un aumento della dipendenza: le importazioni di petrolio dovrebbero raggiungere il 95% del totale, mentre il gas naturale passera’ dal 60% (valore 2007) all’84%. Sempre secondo la Commissione, il mix energetico europeo al 2030 sarà costituito da 35% petrolio, 25% gas naturale, 16% carbone, 12% rinnovabili e 10% nucleare. Considerata la dipendenza dalla Russia per una risorsa strategica come l’energia, non meraviglia che Bruxelles da tempo stia cercando di ridurne i rischi promuovendo tanto la diversificazione delle fonti (es. rinnovabili) che dei fornitori. Stante questa premessa, l’importanza strategica della TAP appare chiara: promuovendo le forniture del gas dall’Azerbaigian verso l’Europa aumenta la concorrenza sul mercato interno europeo e diminuisce l’importanza della Russia. Purtroppo, le dichiarazioni trionfanti di Bruxelles per la messa in posa della TAP quale pietra miliare della politica energetica europea celano invece una sonora sconfitta delle politiche energetiche comunitarie.

La via del gas naturale. Perché sonora sconfitta? Presto detto. L’importazione di gas naturali verso l’Europa da est avviene tramite due gasdotti, North Stream e South Stream, il secondo in fase di realizzazione. North Stream ha una capacità di 55 mmc ed è controllato da Gazprom quale socio di maggioranza (51%). South Stream ha una capacità prevista maggiore (63 mmc) ed è controllato, ancora, da Gazprom (50%) insieme a ENI (20%) quali soci di maggioranza. Il piano di Bruxelles prevedeva di agganciare TAP a un terzo gasdotto, Nabucco, dalla capacità di 30 mmc, che avrebbe veicolato il gas azero al mercato europeo, svincolando così l’Europa dalla tenaglia energetica di North e South Stream. La figura sotto mostra il tracciati di South Stream e Nabucco a confronto.


Purtroppo per noi europei le cose non sono andate come previsto. La reticenza delle maggiori compagnie energetiche europee a supportare il progetto Nabucco inv ece di South Stream (Total, Gaz de France, BP, Winterhall e E.On sono soci in South Stream) hanno di fatto affossato il gasdotto alternativo. Gli annunci trionfanti di Bruxelles su TAP tacciono sulla connessione di TAP verso South Stream, invece che verso Nabucco come originariamente previsto. Si veda a riguardo il nuovo tracciato, sotto.

tap-gasdotto-rev

Certo, lo sviluppo di TAP e la cooperazione energetica con l’Azerbaigian – l’impegno è per un import di 10 mmc di gas l’anno, contro peró i 30 mmc di Nabucco – sono importanti per l’Unione Europea. Tuttavia è evidente come la connessione di TAP a South Stream sia antistrategica per la sicurezza energetica comunitaria, aumentando di fatto le condizione di dipendenza dalle importazione di gas naturale dalla Russia e vanificando le ambizioni di diversificazione di Bruxelles. Grazie a South Stream, la Russia ha la capacità di raddoppiare gli export in Europa per soddisfare i consumi crescenti. Per quanto l’Unione Europea possa dare vita a un efficace mercato interno dell’energia, senza diversificazione dei fornitori il mercato europeo del gas non può che configurarsi come un mercato di distribuzione, perdurante la dipendenza dall’esterno. A ben vedere, senza una diversificazione dei fornitori, la dimensione esterna rimane comunque prioritaria.

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4 Responses to L’Europa e la via del gas

  1. Non sono completamente d’accordo sul risultato della analisi, la diversificazione può essere buona cosa, é vero, ma a condizione che i vari distributori siano capaci. Gazprom ha uno storico d’ eccellenza dell’ import / export di gas dal sud e centro est asiatico. Uzbekistan, Turkmenistan, Kazakhstan, ed esporta fino a Ukraina, Romania, Bulgaria, e centro europa. Su di loro si ha garanzia di competenza e continuità di servizio. E di economicità se non fosse per l’ obbligo importo da Bruxelles di alzare i prezzi fino allo standard europeo, quando invece un prezzo più basso avrebbe contribuito ad abbassare il prezzo medio, con ciò che ne consegue.
    Lavoro in una multinazionale coinvolta, seppur marginalmente, nella fase di progettazione a livello Front End di una parte dell’ opera (Technip), e c’ é grossa aspettativa per i prossimi sviluppi, ci sono fior di aziende in attesa che la cosa vada in porto, e se le ‘grandi’ non ci hanno creduto, pazienza, vedremo nuove compagnie (Rominserv, KGNT e altre) ingrandirsi e avremo più personaggi nel cast dell’ energia.

  2. michelino says:

    Così mentre l’Europa continuerà ad inquinare bruciando fossili il resto del mondo, in particolare la zona asiatica punta a livello massiccio verso fonti nucleari. Chiaramente spererei nell’utilizzo della 4^ generazione, ma sempre meglio un reattore a fissione a neutroni moderati piuttosto di una centrale a carbone.

  3. Defcon70 says:

    Non dimentichiamoci che – sul piano della diversificazione delle forniture – molto di più delle pipeline possono fare i rigassificatori. Il potenziale di rigassificazione italiana in esercizio – 20 mld mc annui – è poca cosa rispetto al totale europeo.

    E non dimentichiamoci neppure che si da per scontato che il mercato del gas sia già europeo e non più nazionale, mentre in realtà siamo ancora all’inizio.

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