Economisti delle materie prime

Qualcuno spieghi a Ugo Bardi, ex-presidente di ASPO-Italia e blogger su Il Fatto Quotidiano, gli effetti dell’export sulla bilancia commerciale. Ché Germania e Svizzera pagano il petrolio quanto noi.

addendum: per chi non se n’è accorto, il sistema energetico italiano soffre di overcapacity conclamata. La proposta di installare altre rinnovabili a manciatone come soluzione alla crisi economica, quando per pagare quelle esistenti abbiamo già dovuto far ricorso ai rinnovabili-bond, non so davvero come commentarla.

[Hat tip: Gianluca B. per la segnalazione]

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10 Responses to Economisti delle materie prime

  1. Emanuele says:

    Filippo,

    sono sicuro che sottointendi un argomento valido dalla tua parte, ma da quello che scrivi non si capisce affatto. Germania e Svizzera pagheranno il petrolio anche quanto noi, ma Ugo Bardi dice che ne comprano molto di meno di noi. Non capisco il tuo commento.

    • Ugo Bardi scrive che Germania e Svizzera spendono meno in importazioni *in proporzione al PIL*. In altri termini, ed e’ il segreto di Pulcinella, il valore aggiunto dei prodotti italiani e greci e’ scarso, ragion per cui l’export italiano e greco e’ debole *rispetto all’import*, ragione per cui la bilancia commerciale soffre.

      Il caro materie prime c’e’ per tutti. Se i tedeschi crescono e’ perche’ producono roba di valore che possono esportare, facendo pendere la bilancia commerciale in loro favorem, non certo perche’ comprano meno petrolio. Taccio per carita’ di patria che la Germania che cresce ha aumentato il suo consumo di carbone e che l’idroelettrico italiano e’ gia’ sfruttato quasi completamente dai tempi del Duce.

      Seriamente, mi sfugge tutta questa foga degli scienziati di mestiere a (stra)parlare di economia.

  2. sesto rasi says:

    mah, io una risposta a ugo bardi ho provato a darla (vai a vedere se vuoi). Ma da quelli dell’ASPO non è che ti puoi aspettare grandi aperture: se gli fai una critica tecnica sei un nemico ideologico (è la prima volta che mi vedi polemico, ma quando ci vuole ci vuole!)

  3. energisauro says:

    Calma, calma, secondo me si stanno buttando troppi argomenti sul fuoco.

    Il punto di Bardi è, in teoria, lecito, solo che come al solito, quando non si guardano i numeri si fanno errori grossolani.

    La Germania ha un mix energetico e di importazioni migliore rispetto all’Italia e dovremmo emularla? – FALSO.

    MIX Italia fossile – 40% oil , 38% gas,  10% carbone

    MIX Germania – 36% oil, 22% gas, 26% carbone, 6% nucleare

    Dal punto di vista di bilancia commerciale non va meglio – la Germania non produce petrolio ed è dunque al 100% dipendente dall’estero per l’oil e all’88% per il gas. Noi non siamo fenomeni ma ci difendiamo con 92% e 89%.

    Imitare i Tedeschi quindi non sembra sensato, ammesso che non si voglia tornare indietro di 200 anni e buttarsi sul carbone, non si vogliano riaprire dibattiti sul nucleare o non si voglia tornare a risponsorizzare onerosi conti energia fotovoltaici (come dice Filippo l’overcapacity di oggi è evidente).

    Se poi vogliamo parlare di cos’altro possiamo fare per diminuire la dipendenza estera allora il discorso cambia ma non si può limitare superficialmente a dire “facciamo più idroelettrico, come se non ci avessimo pensato negli ultimi 100 anni”.

    Fonte:  http://www.bp.com/content/dam/bp/pdf/statistical-review/statistical_review_of_world_energy_2013.pdf

    • sesto rasi says:

      energisauro, ciao. Purtroppo questo è il commento che ho cercato di postare due volte (ieri ed oggi) in risposta a bardi, ma che mi hanno ripetutamente cancellato. Io questa gente (ASPO e compagnia bella) la conosco fin troppo bene e continuo a non sopportarla. E al fatto quotidiano sono simili (Travaglio e c.): se non sei d’accordo con loro vuol dire che o sei disonesto o non vale la pena di ascoltarti. Nè devi disturbarli mentre propagano il verbo. Il commento:

      certo, come no:

      1)ora che spendiamo 12mld€/anno, più di 30€/MWh l’incidenza complessiva in bolletta (e non diminuiranno fino al 2030 almeno), in incentivi malriposti alle rinnovabili elettriche (cioè causati da solo metà della produzione rinnovabile, soprattutto FV e wind, prevalentemente nn programmabile.L’hydro, che c’era già da prima, lavora a meraviglia e non chiede niente);

      2)Dopo che questi soldi, evidentemente troppi, hannno fatto sfondare nel 2012 l’obiettivo del 27% di energia elettrica da rinnovabili previsto al 2020;

      3)Dopo che comunque, senza aggravare ulteriormente la situazione, la SEN (Strategia Energetica Nazionale) stima che al 2020 questa quota arriverà al 35-38%….

      il caro ugo bardi si permette di augurare una nuova valangata di rinnovabili elettriche. Già oggi, il tuono di diffusione del fotovoltaico ha mandato in sofferenza i cicli combinati a gas, per i quali in precedenza si era incoraggiata l’installazione selvaggia (e ora qualche genio darà loro il capacity payment).

      Non sarebbe ora di smetterla di parteggiare per le soluzioni demagogiche, che “suonano bene”? Certo l’efficienza energetica (e al limite le rinnovabili termiche) sono meno vistose, inoltre bisogna lavorare per configurare le applicazioni. Ma notoriamente mettono a frutto molto meglio l’unità di incentivo in termini di sostituzione della stessa energia primaria prodotta da fossile.
      A me piace scrivere di energia extralavorativamente, ed esprimere la mia opinione (lo faccio su http://www.questionedienergia.wordpre...) in modo discorsivo. Ma penso che questo non mi esima dal fare valutazioni imparziali: la partigianeria ideologica in questioni tecniche (perchè questo è secondo me) è particolarmente grave proprio in coloro che possiedono la preparazione tecnica per fare valutazioni corrette.

      • Ciao Sesto, si, avevo intravisto il commento e credo che io, tu e Filippo la vediamo allo stesso modo (come penso la vedano tutti quelli che mastichino qualcosa in materia); io quel blog lo guardo ogni tanto ma non commento. Davvero di scornarmi con gente che non vuole ascoltare i numeri non ne ho voglia…

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