Duro, diffuso e irreversibile

Il nuovo rapporto dell’IPCC sui cambiamenti climatici.

Il fallimento della decarbonizzazione dell’economia globale

Il mio articolo per iMille-magazine

Il 21 marzo è stata celebrata la ricorrenza dell’entrata in vigore della convenzione quadro sui cambiamenti climatici delle Nazioni Unite. Sono numerose (e spesso fallimentari) le tappe e le conferenze susseguitesi nel corso degli anni: il Protocollo di Kyoto –  riduzione delle emissioni del 20 per cento entro il 2020, 20 per cento dell’energia da rinnovabili – e la fallimentare conferenza di Copenhagen del 2009 sono solo due esempi. Se da Parigi 2015 è lecito attendersi l’ennesimo vuoto spinto preannunciato, va segnalato come, negli ultimi 20 anni, le emissioni di CO2 sono aumentate da 350 a 400 ppm e le temperature globali non accennano a diminuire. In sostanza, l’obiettivo della decarbonizzazione dell’economia mondiale risulta fallito, per lo meno fin qui. In questo frangente l’UE ha deciso di puntare più in alto. La Commissione Europea ha recentemente varato un nuovo piano più ambizioso di Kyoto, sempre con l’obiettivo della decarbonizzazione dell’economia. La proposta è una riduzione delle emissioni del 40 per cento entro il 2030 assieme a un 27 per cento di rinnovabili.

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Un altro passo verso l’auto elettrica

Un connettore di ricarica comune per tutta l’Unione Europea.

[hat tip: Enrico C.]

Fracking e consumo d’acqua

Il mio articolo per Agienergia, Tecnologia e Industria

La recente trasformazione dell’industria del gas naturale degli Stati Uniti ha portato all’attenzione la relazione tra acqua e energia. La rivoluzione del fracking – fratturazione idraulica in italiano – ha contemporaneamente abbattuto i prezzi del gas naturale in America e restituito vigore ai sogni di indipendenza energetica, generando però un robusto movimento di opposizione ambientalista. Il fracking, schematizzando brutalmente, è la tecnica usata per l’estrazione di gas naturale da sorgenti non convenzionali come le rocce di scisto o i depositi profondi di carbone. In pratica, si iniettano sottoterra acqua e sostanze chimiche ad alta pressione per spaccare le rocce ed estrarre il gas che contengono. Parte dell’acqua usata ritorna inquinata e viene iniettata in pozzi cementati per sigillare i liquidi tossici. Le stime più recenti [1] indicano che la quantità media d’acqua utilizzata per pozzo è 20 milioni di litri l’anno. Siccome i pozzi di shale gas sono oltre 30.000 solo in USA, l’allarme ambientalista per l’eccessivo consumo d’acqua non sembra ingiustificato.

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Comunicazione di servizio /2

Purtroppo non ce l’ho fatta ad aggiornare il blog prima di partire per le vacanze. Ci si rilegge alla fine della settimana (tre articoli in preparazione, stay tuned).

Comunicazione di servizio

Questo blog è rimasto momentaneamente poco aggiornato per ragioni di (super)lavoro. Prima di andare in ferie (snowboarding) parleremo di crescita economica, limiti fisici e apocalissi in attesa dietro l’angolo. Stay tuned.

Siete pronti a installare i rigassificatori necessari?

Secondo i risultati preliminari, il 95 per cento dei votanti vuole l’annessione della Crimea alla Russia.

Rifkin e l’economia dell’idrogeno

Ne parla Domenico Coiante, con poche parole ma molta competenza, facendo luce sul deserto lasciato dall’incompetenza irresponsabile di pseudo-scienziati e esperti del nulla.

Non è passato molto tempo da quando l’argomento occupava i mezzi di comunicazione ed il personaggio [Rifkin, ndFZ] era presente sugli schermi televisivi, ospite centrale dei vari programmi di attualità. Eppure oggi nessuno parla più di idrogeno e delle meravigliose prospettive socio-economiche-ambientali che il suo uso diffuso nel settore della produzione e del consumo energetico avrebbe dovuto portare. Purtroppo la meteora Rifkin ha prodotto l’effetto contrario a quello che sarebbe stato necessario per avere un’accelerazione nello sviluppo di quell’importante settore. Infatti, prima dell’intervento di Rifkin, la ricerca su questo argomento era in corso da molto tempo e procedeva con i tempi propri di un tema molto serio, che aveva visto in passato numerosi ricercatori spendere la loro carriera scientifica ed altri al presente continuare ad impegnarsi sul programma di sviluppo. L’azione divulgatrice dello scrittore, invece di aiutare, ha prodotto l’effetto contrario, facendo scomparire dai mezzi d’informazione l’argomento. Il danno è derivato principalmente dal voler dare per attuale quello che invece è solo futuribile, cioè nel descrivere come se fosse immediatamente utilizzabile industrialmente una tecnologia che, pur presentandosi come accessibile tecnicamente nelle sue varie componenti, richiede ancora molta ricerca e sviluppo per raggiungere la maturità industriale e commerciale. La delusione provocata nell’opinione pubblica nel constatare che alle promesse non seguivano fatti immediati ha prodotto il disinteresse totale e addirittura una reazione di rigetto che è giunta fino alla “damnatio memoriae” dell’intero tema. Al contrario, oggi appare opportuno più che mai riprendere l’argomento idrogeno e approfondire questo tema cercando di accertare se e in che misura questo elemento chimico può prestarsi all’accumulo dell’energia solare, ciò soprattutto in relazione allo stallo che si sta profilando nello sviluppo delle fonti rinnovabili elettriche a causa della loro intermittenza.

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La questione del gas russo

Dicono che non c’è da temere che Putin chiuda i rubinetti e lasci l’Europa al freddo.

To Europe or not to Europe?

Il mio articolo per iMille-magazine, scritto a quattro mani con l’energisauro.

In Italia, il dibattito mediatico sulla politica energetica si concentra su singoli fatti, viene spesso combattuto senza esclusione di colpi, tramite slogan ipersemplificati – fotovoltaico bello ma costoso, fracking e terremoti, nucleare e radiazioni mortali – da tifoserie contrapposte. Come conseguenza, il punto di partenza, la decarbonizzazione dell’economia, viene irrimediabilmente smarrito. Il fenomeno anti-europeista di questi ultimi mesi sostiene che l’Italia potrebbe raggiungere da sola e meglio l’obbiettivo della decarbonizzazione. Le cose stanno davvero così? Abbiamo davvero bisogno dell’Europa, la cui presenza secondo gli anti-europeisti sarebbe invadente e ingombrante, e delle politiche energetiche e ambientali di Bruxelles? Vediamo.

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