Dopo l’incidente a Fukushima

Il Giappone ha deciso di spegnere i reattori e sostituirli con le rinnovabili, no con il gas liquefatto, no riaccendono i reattori, no il carbone è meglio. Uff.

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5 Responses to Dopo l’incidente a Fukushima

  1. sesto rasi says:

    brutto mestiere il politico, devi dire alla gente quel che vuol sentirsi dire e intanto preparare, attendere, scegliere, il momento giusto in cui (unico amico un tau di dimezzamento della memoria non troppo lungo), dovrai fare l’unica cosa che puoi fare perché non si lamentino (sempre con te) di essere restati al buio; non li giustifico di certo, ma non mi sorprende che a molti di loro, dato che siamo tutti umani, come contropartita del barcamenarsi tutta la vita su compromessi anche temporali così critici, scappi la tentazione di approfittare della posizione ricoperta

  2. michele says:

    La soluzione a breve termine e’ sicuramente la riattivazione dei reattori. Visto la valanga di fossili che hanno dovuto importare e dei costi lievitati in bolletta mi sembra la cosa più sensata. A lungo termine sarebbe corretta una integrazione con un parco di rinnovabili, sicuramente ove possibile idroelettrico di accumulo e nucleare di nuova generazione. Eliminare radicalmente gas, carbone e fossili in generale.

  3. sesto rasi says:

    Complimenti a Michele per la sicurezza.
    Io mi limiterei a ritenere che non lasciare inutilizzati dei reattori già pronti all’esercizio sia la soluzione tattica di breve termine che appare più verosimile.
    Quanto agli aggiornamenti alla strategia energetica alla luce di Fukushima, per un Paese come il Giappone (molto sviluppato, molto collegato con il resto del mondo, molto carente di fonti energetiche, con molte criticità che si manifestano da vent’anni nel trarre tutto il potenziale della sua economia), credo sarebbe meglio mettere in piedi una squadra di qualche decina di esperti senior (a ciascuno dei quali risponde più di uno specialista di settori particolari), raccogliere dati per un po’, per un altro po’ elaborarli e decidere gli scenari interessanti, per un altro po’ condurre simulazioni e per un altro po’ fare analisi risultati, sintesi e conclusioni, alimentando infine i politici perché facciano le scelte.
    Credo verosimile lo stiano facendo, non mi stupirei se dal giorno dopo Fukushima fossero partiti a mettere in piedi la cosa.
    Insomma io non riuscirei a mettere due “sicuramente” in quattro righe e un “infinito imperativo” (concedetemi questo conio di forma verbale) in conclusione.

    • Che lo stiano facendo ho i miei dubbi, almeno dagli annunci altalenanti che il Governo giapponese ci propina da tre anni a questa parte. Il Giappone e’ anche sviluppato ma, come l’Italia, e’ il regno della tradizione sacrale e del conservatorismo immobile. Insomma, qualsiasi strategia decidano che non sia “riattiviamo le centrali e aspettiamo il decommissing per termini naturali” e’ destinato a scontrarsi con quanto sopra. Al netto di dilettantismi spacciati per strategie come il solare FV in italia, beninteso.

      • sesto rasi says:

        … se poi non stessero facendo nemmeno questo… beh figurati come si possano avere idee ponderate sul cosa fare, a meno che non siano “decisioni” rese automatiche dagli eventi: appunto riattivare l’unica cosa disponibile e dismetterla non per decisione ma perché non va più…
        Le uniche cose che possono essere decise pur senza essere obbligate sono quelle che riscuotono consenso, immediato, che di solito è emotivo. Ma in tal caso qualcuno deve preparare il momento in cui dovrà rendere noto che ha fatto un buco (e stiamo parlando della stessa cosa…)

        Quanto dicevo prima è perché a qualche progetto strategico su temi energy per Paesi ben più semplici del Giappone ho preso parte: è sempre tutto molto complesso, anche per il motivo che tu stesso indichi: non esiste Paese in cui il conservatorismo di chiunque ha in mano un osso non si manifesti, e devi sempre parlare anche con lui

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