Sostenibilità e economia

Il mio articolo per iMille-magazine.

naturalresourcesNonostante decenni di previsioni nefaste di legioni di picchisti, il progresso nelle tecnologie d’estrazione, raffinazione, produzione e distribuzione ha reso possibile e conveniente lo sfruttamento di risorse naturali prima inutilizzabili o economicamente svantaggiose, petrolio su tutti. Intendiamoci, non che le risorse naturali siano infinite. Petrolio, gas e carbone, solo per fare gli esempi più noti, sono destinati a finire entro il secolo corrente qualora il tasso di sfruttamento restasse quello odierno. Gli è che, vuoi per il sistematico e crescente impiego di risorse naturali necessarie a sostenere la crescita economica, vuoi per lo scarso interesse nel mantenimento dei servizi ecosistemici, vuoi per l’annosa questione della mancata contabilizzazione delle esternalità ambientali negative, che il modo in cui produciamo e consumiamo beni e servizi nell’economia produttivista moderna non sia sostenibile è evidente a chiunque. Tuttavia, sebbene la diagnosi sia condivisa, sulla terapia regna ancora il disaccordo più totale. In breve: è possibile coniugare produzione industriale e sostenibilità ambientale? Se sì, come?

La questione del rapporto tra uomo e ambiente, per sua natura complesso e bidirezionale, risale agli albori della civiltà umana. Solo negli ultimi decenni, per limitarci alla cornice economica moderna, sulla sostenibilità sono stati scritti fiumi di parole, alcune assennate altre meno, le cui misure si possono ricondurre a tre categorie: efficienza, consistenza e sufficienza.

Cominciamo dalla prima. Delle tre, l’efficienza è certamente la misura meno controversa e più facile da assimilare, sulla cui bontà sono sostanzialmente tutti d’accordo. L’efficienza è la capacità di produrre con il minimo di risorse, spesa, rifiuti o tempo impiegati. L’efficienza economica è un processo gestito da qualunque attore (azienda, famiglia, individuo, eccetera) attraverso una scelta razionale sul ritorno economico delle risorse a propria disposizione, qualora esse siano esprimibili in termini quantitativi (il denaro, principalmente). Una minima base di scienze economiche è sufficiente per notare come l’economia produttivista sostanzialmente tratti vari aspetti dell’efficienza nell’allocazione delle risorse, umane e naturali. Per l’economia moderna è efficienza anche sfruttare più velocemente le riserve di carbone o petrolio se ne si prevede una diminuzione del prezzo in futuro. In uno contesto più ampio, invece, l’efficienza ha un significato leggermente diverso e va intesa come utilizzo acconcio delle risorse naturali e in essa vanno dunque inclusi anche i costi sociali, contabilizzati sui costi non individuali o di mercato. Inoltre, per quanto gli economisti si sforzino di affermare il contrario, non vi è ragione per cui l’efficienza debba essere limitata ad aspetti quantificabili dell’attività umana. Anche se non tutti gli ecosistemi naturali sono oggetti di scambio – la conditio sine qua non per l’analisi economica – e i servizi che provvedono non possono dunque essere contabilizzati come scambio monetario, questo non significa che non debbano essere utilizzati in modo efficiente. Molto è già stato fatto in tutto il mondo con la distribuzione di tecnologie adeguate o con l’adozione di incentivi economici per le tecnologie verdi. Tuttavia, al contrario della vulgata comune, nel paradigma socio-economico – tanto antico quanto moderno – una maggiore efficienza comporta un aumento netto della domanda finale di risorse naturali e non una sua diminuzione. Questo è il ben noto paradosso di Jevons. A ben vedere, l’aumento del benessere nella cornice economica industriale moderna è il prodotto di una sempre maggiore efficienza economica, a spese di consumi di risorse naturali altrettanto crescenti. Appare dunque quasi ironico come l’efficienza sia la misura forse più sostenuta in favore dell’ambiente, tanto dagli economisti quanto da gruppi, associazioni e partiti ambientalisti più o meno organizzati.

Una misura meno conosciuta per la sostenibilità è quella della consistenza. Detto semplice: la consistenza si pone come obiettivo l’integrazione di materiali e cicli produttivi uno nell’altro, sull’esempio dei cicli naturali (nulla si crea, nulla si distrugge). Essa  è ampiamente trattata nell’ecologia industriale. La consistenza non va confusa col riciclo, perché il riciclo è un semplice riutilizzo ex-post di parte dei materiali utilizzati, spesso per ovviare a problemi di inquinamento o altri effetti collaterali deleteri. La consistenza è un approccio integrato molto più olistico del riciclo, all’interno del quale il riutilizzo è previsto ancor prima che la produzione abbia inizio. Un esempio di consistenza è quello del Cradle-to-Cradle (dalla culla alla culla, C2C). Nel C2C le merci sono progettate fin dalla culla per ridurre al minimo la necessità di smaltimento dei rifiuti derivanti da produzione e uso. Altrimenti detto, i prodotti C2C sono fabbricati per essere completamente riciclabili oppure il loro design deve consentirne il riuso in altri cicli produttivi, similmente ai cicli naturali (nulla si distrugge, tutto si trasforma). Altri esempi di C2C sono l’impiego di energie rinnovabili o l’adozione di cicli produttivi costruiti su misura per specifiche realtà locali. Va da sé che la consistenza è una misura molto più complessa dell’efficienza perché presuppone una conoscenza approfondita dei cicli produttivi e naturali, oltre che dell’idrobiogeologia locale. Molti di questi elementi non sono ancora compresi completamente dalla scienza, e il disaccordo quasi totale sugli effetti del riscaldamento globale ne è la dimostrazione plastica. Questo è il limite maggiore dell’economia di consistenza, oltre al fatto che non è scontato che sia possibile chiudere tutti i cicli produttivi e dei materiali in modo benefico o neutro per l’uomo. Non è un caso che finora i C2C ed i relativi principi dell’economia di consistenza siano stati applicati solo in misura limitata. Semplicemente l’economia mondiale non è ancora pronta per affrontare i costi sociali di una ridefinizione secondo i principi della consistenza e non stupisce che gli scarti siano una caratteristica intrinseca e quasi fondante dell’economia moderna.

La terza misura di sostenibilità ambientale, la sufficienza, è certamente la più controversa. Mentre efficienza e consistenza sono principalmente misure tecnologiche che richiedono cambiamenti nella struttura produttiva, l’economia di sufficienza richiede un cambiamento nello stile di vita e nei valori umani nel rapporto con l’ambiente. La sufficienza è la capacità di tenersi lontano da qualcosa, soprattutto dal consumo superfluo, ed è quella che oggi passa volgarmente con il nome di decrescita. Abituati a consumare in funzione di benefici riguardanti noi stessi e/o la limitata porzione di mondo che ci circonda, l’idea stessa di una economia di sufficienza è una di quelle cose  semplicemente inconcepibili per la maggior parte delle persone. Che la sufficienza economica sia utile in termini di benessere individuale è idea sostenuta già decenni or sono. Il fatto è che quasi ogni bene di consumo richiede tempo per essere scoperto, scelto, acquistato, preparato e consumato. Siccome ognuno ha a disposizione una quantità limitata di tempo a fronte di sempre più beni o attività a disposizione, il risultato netto di auto-indurre dello stress proprio per la mancanza di tempo per il consumo vero e proprio. Al netto della filosofia, tuttavia, anche la sufficienza non è una misura di facile attuazione. Al contrario dell’opinione di sostenitori benestanti e conservatori, gli effetti delle sufficienza non sono sempre positivi per l’uomo e/o per l’ambiente.

Secondo alcuni la misura più importante per la sostenibilità del benessere umano è la consistenza, per altri è la sufficienza, mentre nell’economia moderna è l’efficienza ad avere la meglio, con gli economisti che respingono le altre (consistenza e sufficienza) come impraticabili o velleitarie. E’ invece possibile che nessuna di queste tre misure rappresenti da sola la soluzione al problema della sostenibilità, né che ve ne sia una più importante delle altre. Probabilmente esse sono invece parti diverse di uno scopo comune.

One Response to Sostenibilità e economia

  1. Loris Nussio scrive:

    Voglio fare i miei complimenti a Filippo per la professionalità dell’articolo in particolare per i concetti di Consistenza e Sufficienza, mai usati dai più, che io sappia.

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