Sull’overcapacity italiana

Vero, l’Italia ha un eccesso di potenza installata (overcapacity). Ma non tanto come da vulgata comune.

3 Responses to Sull’overcapacity italiana

  1. sesto rasi scrive:

    mi pare che l’articolo sottolinei aspetti tanto ovvi da risultare banale: l’overcapacity data da 1MW con 1000 ore equivalenti e per giunta non programmabile non è la stessa cosa di quella che viene da un impianto che può fare 8000 ore e comandato a bacchetta. C’è bisogno di dirlo?

    Altrettanto ovvio che qualche vecchio catorcio ad olio combustibile, tranne dove i bottleneck di RTN gli riservino ancora un ruolo importante, non sia una riserva seria.

    Ciò detto, l’overcapacity programmabile comunque c’è, ed è notevole, per quanto non certo di 80GW. Cause, oltre a quella strutturale di averne (giustamente) pianificata una certa quantità:

    – la crisi economica
    – il farle seguire un’ulteriore pianificazione (ahimè scappata di mano, per giunta) di una valanga di rinnovabili alle quali i CCGT a gas devono reggere lo strascico, calando il carico nelle ore di punta (fortemente sovrapposte con quelle produttive per le FER) ma stando pronti a coprirne le fluttuazioni random
    – (un po’ di) efficienza energetica.

    Circa gli accumuli in generale: è appena uscita la delibera sugli accumuli (elettrici), ancora da studiare. Però ancora siamo molto lontani.
    Circa gli accumuli hydro: questo non è il loro momento, mi pare: l’Italia ha alcune (credo 6 o 7) considerevoli centrali di pompaggio (erano state pensate ai tempi del programma nucleare). Che però sono prevalentemente in mano al soggetto preminente, che non ha forte interesse ad esercirle ora: non farebbero che far crollare ulteriormente la domanda di CCGT nelle ore più pregiate.
    Discorso diverso semmai merita un vecchio piano che prevede la costruzione di centrali di pompaggio al Sud, come investimento sostitutivo alla risoluzione dei bottleneck. Certo, sempre che questo sud si risollevi dal baratro in cui sta sprofondando.

    una nota pedante all’articolo: cosa sarebbe il “fabbisogno di domanda”?

    • Filippo Zuliani scrive:

      C’è bisogno di dirlo?
      Non a tutti, certo, ma secondo me a molti si’. Stando alle ultime discussioni cui mi e’ capitato di partecipare ci sono ancora molti a cui il concetto di potenza disponibile non è ancora chiaro. Insomma, non fa male chiarire le basi, di tanto in tanto.

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