Verso la fine del petrolio?

Il mio articolo per l’ultimo numero di EcoScienza.

oiltanker_exxon_desert480x320Da anni l’entità delle riserve mondiali di idrocarburi e del petrolio in particolare è uno dei maggiori interrogativi della comunità economica internazionale. La preoccupazione di un imminente declino delle risorse fossili non è nuova. Nel 1956 M. K. Hubbert elaborò la teoria omonima sul declino della produzione di petrolio. Partendo da dati storici sul ritmo di estrazione e sull’entità delle riserve disponibili in USA, la teoria sosteneva di poter prevedere la dinamica di estrazione e la data di produzione massima – il celebre “picco del petrolio” [1]. Su questa linea di pensiero è cresciuto nel tempo un coacervo di movimenti per cui la datazione del picco coinciderebbe con l’inizio del declino della civiltà industriale, financo un ritorno a una nuova età della pietra [2]. Tornando sulla Terra, il dibattito su un eventuale calo della produzione petrolifera mondiale, in particolare sulla sua possibile irreversibilità, è quanto mai attuale in virtù dell’interesse strategico che l’approvvigionamento energetico riveste nella cornice nazionale e globale.

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Incidetelo sul marmo

Rinnovabili a metano

In attesa dell’idrogeno, si dice che convertire l’eccesso di energia elettrica delle rinnovabili in metano sia una alternativa non da scartare. L’efficienza finale ad oggi si attesta su un non esaltantissimo 25%, meno dell’idrogeno, col vantaggio di poter però contare su una infrastruttura rodata e robusta.

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Congiunture d’Italia

Il consumo di energia elettrica nel nostro Paese continua a diminuire.

Entropia e scienza

Passi un azzardato (e non corretto) parallelo tra entropia fisica e informazione, ma leggere chimici e oceanografi che discettano del destino della civiltà umana forti di sperequazioni psedo-scientifiche quali l’entropia misura lo stato di disordine di un sistema o anche l’aumento dell’entropia ci dice che ogni volta che volessimo sfruttare un movimento ordinato generiamo una certa quantità di movimento disordinato – esempi di narrativa popolar-scientifica incorretta oggi depennate financo dai testi per studenti in chimica – fa davvero specie. Narrativa che, negli anni, ha generato mostri pseudo-scientifici quali l’entropia applicata all’economia o improbabili leggi su complessità e ritorni decrescenti che predicono, tanto per cambiare, il collasso dietro l’angolo.

Una volta per tutte: la seconda legge della termodinamica non dice che il disordine aumenta sempre. L’entropia non ha nulla a che vedere con il disordine, l’evoluzione o l’economia produttivista moderna. Nulla. Niente. Nada. Niks. Brutalmente, il secondo principio della termodinamica dice che l’energia fluisce spontaneamente da dove ce n’è di più a dove ce n’è meno. L’entropia è la conta del numero di stati in cui il sistema può (equi)ripartire l’energia di cui sopra. Nient’altro.

Mirai significa futuro

Il 15 dicembre scorso, Toyota ha lanciato la sua prima auto di serie a idrogeno: la Toyota Mirai, che in giapponese significa futuro. La Mirai è una berlina a fuel cell con dimensioni da tipica auto di famiglia. Su Il Post di qualche giorno fa si può leggere un lungo ed esaustivo articolo sullo stato dell’auto a idrogeno. Maggiori informazioni tecniche sulla Mirai sono invece reperibili qui.

In sunto, rispetto all’auto elettrica, la tecnologia a idrogeno non presenta annosi problemi di autonomia e non necessita di lunghi(ssimi) tempi di ricarica, a fronte di emissioni zero in fase di utilizzo – l’auto a idrogeno produce allo scarico solo vapore acqueo. Il limite alla diffusione dell’auto a idrogeno, oltre al costo ancora appena sotto la stratosfera, è l’assenza di una infrastruttura di ricarica adeguata, problema comune all’alimentazione elettrica e al gas naturale. A differenza dell’auto elettrica ma assieme al gas naturale, l’idrogeno non dà la possibilità di fare da soli per la ricarica e le infrastrutture per la distribuzione di idrogeno per auto sono quasi inesistenti.

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Petrolio a 50$

La geopolitica del petrolio spiegata semplice.
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