Come va col fotovoltaico italiano

Lo spiega bene Domenico Coiante su iMille-magazine, con la consueta illuminata saggezza.

Decaduto il Conto Energia, i nuovi impianti di piccola e media taglia (fino a 20 kWp) per uso domestico sono ammessi a godere della detrazione fiscale dei provvedimenti ecologici generali, da cui erano esclusi in precedenza. La detrazione ammonta al 50% del costo d’impianto ed è recuperata in parti uguali durante i primi 10 anni di esercizio, con un massimale di 96000 € per ciascun impianto. Se inseriamo nel calcolo del costo del kWh queste agevolazioni e teniamo conto del prezzo unitario più alto per i piccoli impianti, (intorno ai 2200 €/kW), otteniamo un costo di produzione di circa 10 eurocent a kWh. Questo valore di per sé non rende ancora redditizia l’immissione del kWh in rete poiché il PUN è a circa 6 centesimi. L’autoconsumo, invece, risulta conveniente per l’utente, perché permette di evitare la tariffa pagata in bolletta per la fornitura elettrica. Si ricorda che il consumatore finale paga l’elettricità circa 1520 eurocent a kWh a causa dei cosiddetti oneri aggiuntivi di sistema e delle tasse. Produrre in proprio al costo di 10 centesimi e consumare sul posto fa risparmiare 510 centesimi a kWh e, in queste condizioni, la redditività dell’investimento è assicurata. Pertanto, questo segmento del mercato fotovoltaico potrà continuare a crescere come ha fatto finora.

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