Mirai significa futuro

Il 15 dicembre scorso, Toyota ha lanciato la sua prima auto di serie a idrogeno: la Toyota Mirai, che in giapponese significa futuro. La Mirai è una berlina a fuel cell con dimensioni da tipica auto di famiglia. Su Il Post di qualche giorno fa si può leggere un lungo ed esaustivo articolo sullo stato dell’auto a idrogeno. Maggiori informazioni tecniche sulla Mirai sono invece reperibili qui.

In sunto, rispetto all’auto elettrica, la tecnologia a idrogeno non presenta annosi problemi di autonomia e non necessita di lunghi(ssimi) tempi di ricarica, a fronte di emissioni zero in fase di utilizzo – l’auto a idrogeno produce allo scarico solo vapore acqueo. Il limite alla diffusione dell’auto a idrogeno, oltre al costo ancora appena sotto la stratosfera, è l’assenza di una infrastruttura di ricarica adeguata, problema comune all’alimentazione elettrica e al gas naturale. A differenza dell’auto elettrica ma assieme al gas naturale, l’idrogeno non dà la possibilità di fare da soli per la ricarica e le infrastrutture per la distribuzione di idrogeno per auto sono quasi inesistenti.

Nonostante tutto, non vanno sottostimati gli eccellenti miglioramenti ottenuti fin qui da Toyota nello sviluppo della soluzione a idrogeno per autotrazione. Il costo delle fuel cell impiegate nella Mirai si è infatti ridotto a circa un ventesimo (!) del precedente modello a idrogeno presentato da Toyota nel 2008. Le migliorie tecniche principali sono nell’ordine: i) uso di titanio in sostituzione dell’acciaio inox placcato oro per il fuel stack; ii) ottimizzazione del catalizzatore con riduzione di due terzi della quantità di platino impiegato; iii) migliore design dei canali del flusso d’aria.

Certo i costi di un veicolo con propulsore a idrogeno rimango ancora alti, principalmente per la complessità delle membrane delle fuel cell, per il costo del platino impiegato nel catalizzatore e per il costo del serbatoio di stoccaggio composto da materiali in fibra di carbonio. In più, non è ancora chiara se la disponibilità globale di platinio sia sufficiente per aggredire un mercato di massa come quello dell’auto. Questo senza considerare i problemi di sicurezza del serbatoio a idrogeno compresso e che la gran parte dell’idrogeno è comunque ottenuta da combustibili fossili o tramite elettrolisi, processo noto per l’imbarazzante efficienza. L’obbiettivo di Toyota è abbassare ulteriormente i costi della tecnologia a idrogeno e raggiungere entro il 2025 lo stesso differenziale di prezzo esistente tra l’auto convenzionale e elettrica, il che farebbe della Mirai la nuova Prius. Certo non sarà facile e, anche Toyota riuscisse a raggiungere tale differenziale, non è per nulla garantito che la soluzione elettrica non cannibalizzerà il potenziale parco clienti della Mirai. Staremo a vedere.

Piccola chiosa finale: quando si decideranno a sviluppare l’auto ibrida a metano sarà sempre troppo tardi.

5 Responses to Mirai significa futuro

  1. alex scrive:

    Mirai in europa a settembre a circa 80mila euro, per chi si ‘accontenta’ della fascia bassa, con 50mila euro ci si potrà portare a casa una FCV a 50mila euro. Cronaca di un fallimento annunciato.

  2. Robo scrive:

    Ti do del tu visto che me lo hai chiesto. Devo dire che sono affascinato dallo sforzo tecnologico di Toyota. Mi chiedo se non sia però una sorta di strada a fondo cieco in cui ci si é infilati senza vedere il cartello. Come hai fatto notare l’elettrolisi (anche se ho letto di recenti avanzamenti, associati ad una fonte solare) ha rendimenti bassi e le fuell cell sono costituite di materiali costosi. Ma quello che mi lascia più dubbioso é la eventuale costruzione di una infrastruttura ad hoc per un gas poco maneggiabile come l’idrogeno. Non vorrei ridurre tutto a EROEI ma che ne pensi di quest’ultimo aspetto della questione? Grazie e saluti.

    • Filippo Zuliani scrive:

      Non sarei cosi’ pessimista. Il trasporto di idrogeno e’ gia’ oggi una realta’ praticata. In materia, si veda questo articolo di Coiante. Inoltre si potrebbe generare idrogeno con impianti FV in stand-alone, il cui kWh e’ gia’ economicamente competitivo. Bisognerebbe fare un business case e calcolare costi, benefici e ROI per vedere se e’ fattibile, ma non credo valga la pena scomodare discorsi sull’EROEI.

      • Robo scrive:

        Ti ringrazio. Ho peró letto che tu stesso nutri dei dubbi sulla spesa energetica nella pressurizzazione. E che consideri questo un problema non risolto.

      • Filippo Zuliani scrive:

        Piu’ che l’EROEI della spesa energetica, i dubbi vertono sul bruto costo commerciale dell’idrogeno compresso.

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