Come ti combatto il picco

Leonardo Maugeri in un articolo sull’Espresso, elenca cinque motivi che consentirebbero ai produttori americani di battere le previsioni funeree sul petrolio non convenzionale nazionale.

1) Aree più produttive. Le società petrolifere stanno concentrando le loro operazioni su aree di giacimenti che consentono un profitto anche a quotazioni del greggio inferiori a 35 dollari a barile. La prova è che nel Nord Dakota epicentro storico dell’estrazione di greggio shale, a dicembre si è era superato il record storico di 1,2 milioni di barili al giorno e poi la produzione è cresciuta ancora.

2) Break-even. Si è abbassato il punto di pareggio costi/ricavi per effetto del miglioramento della tecnologia che ha consentito una riduzione dei costi estrattivi del 10% annuo e dell’aumento della produttività dei pozzi cresciuta negli ultimi 6 anni di 4-6 volte a seconda dei giacimenti.

3) Multi-well pad drilling. Entrano in campo progressi tecnologici che consentono di perforare un numero multiplo di pozzi da un’unica postazione. Visivamente immaginate un piovra con la testa in superficie con i suoi tentacoli che penetrano sottoterra in più direzioni.

4) Intensificare lo sfruttamento. Si sperimentano sistemi come la “ri-fratturazione” idraulica di pozzi già fratturati che può spingere fino al raddoppio della produzione a costi molto ridotti.

5) Ciclo corto. A differenza degli idrocarburi convenzionali che richiedono tempi lunghi prima che l’output arrivi sul mercato, il pozzo shale entra in produzione in poche settimane, raggiungendo subito il picco produttivo per poi declinare verticalmente e rendere necessaria la perforazione continua di altri pozzi. Questo implica la possibilità di “spegnere” e “accendere” tempestivamente nuove produzioni in base ai trend dei prezzi.

Sebbene questi fattori non garantiscono certo al settore l’immunità da fallimenti, crisi finaziarie e canea cantante credit, tuttavia, continua Maugeri, “dal 2010 in poi la caduta dei prezzi del gas naturale negli Usa ha ucciso molti operatori che si erano eccessivamente indebitati, ma non ha impedito alle migliori società di prosperare e spingere la produzione a livelli impensabili, quadruplicandola. E anche adesso, con i prezzi del gas ai minimi, continua crescere, a dispetto di quanti l’avevano già data per morta, anni orsono”.

Ora, a parere di chi scrive, l’articolo di Maugeri fa il solito mischione tra produzione di gas e greggio non convenzionale, le cui prospettive sono molto diverse. Qualche commento specifico sui punti sopra in relazione al greggio non convenzionale americano:
1) che si sostenere una produzione di milioni di barili di greggio non convenzionale con profitto anche col prezzo del petrolio a 35 $/barile è tutto da dimostrare, visto che i costi marginali del greggio non convenzionale sono generalmente assai più elevati.
2) l’aumento della produttività non è necessariamente correlato col miglioramento dei costi estrattivi. Basta anche l’aumento della domanda. Se la produzione di greggio non convenzionale americano è cresciuta negli anni lo si deve anche all’insaziabile domanda cinese.

Il resto è progresso tecnologico, i cui benefici dichiarati da Maugeri sono talmente roboanti che l’eco è quello delle critiche dei picchisti ai sostenitori della tecnologia delle risorse infinite.

[hat tip: Defcon70]

Disclaimer: i lettori di questo blog mi scuseranno la prolungata apnea delle ultime settimane. Sono stato sommerso di superlavoro. Ora ci rimettiamo in pari.

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