Armi, acciaio e malattie, e poi collasso

Questo blog riemerge da un periodo di silenzio dedicato alla bibliografia di Jared Diamond. Biogeografo, psicologo evoluzionista dell’Università della California, autore del bestseller “Armi, acciaio e malattie”, Jared Diamond è forse uno degli autori maggiormente citati quando si parla di (in)sostenibilità dello sfruttamento delle risorse naturali nella moderna economia produttivista. Da tempo volevo scrivere qualcosa sulle teorie del nostro. Lo faccio qui di seguito, con un post quanto più stringato possibile e partendo proprio da una lettura ragionato di quel “Armi, acciaio e Malattie” già vincitore del premio Pulitzer nel 1997. Buona lettura, diciamo.

1. L’importanza delle risorse naturali.

“Armi, acciaio e malattie” è un studio biogeografico sul motivo per cui le civiltà europee hanno conquistato e colonizzato gli altri continenti e non viceversa.

Similmente a David Landes su “Ricchezza e povertà delle nazioni”, fondamentalmente Jared Diamond si pone l’annosa questione sul perché alcune nazioni siano diventate forti e potenti mentre altre siano rimaste deboli. La tesi di Diamond suona più o meno così: circa 50.000 anni fa vi è stato un poderoso balzo in avanti degli esseri umani, probabilmente una riorganizzazione del cervello, con il risultato di sbloccare processi cognitivi atti a inventare strumenti sempre più sofisticati – la capacità dell’astrazione. Da allora, gli esseri umani si diffusero in tutti i continenti (a parte l’Antartide) e, circa 11.000 anni or sono, dopo l’ultima piccola era glaciale, vi fu un cambiamento della società umana, fino ad allora basata sulla caccia, verso pastorizia e agricoltura. Sarebbe qui che, secondo Diamond, la società umana è divenuta complessa ma diseguale. “Armi, acciaio e Malattie” tratta dell’origine di questa diseguaglianza.

La teoria di Diamond può essere riassunta per sommi capi come segue:
– Colture abbondanti e animali addomesticabili producono eccedenze alimentari;
– Eccedenze alimentari sostengono popolazioni più numerose;
– Popolazioni più numerose sostengono un maggior numero di inventori e burocrati;
– Più inventori e burocrati supportano innovazioni tecniche (strumenti, armi, metallurgia) e sociali (scrittura / lettura) via via crescenti;
– Densità di popolazione maggiori contraggono germi e malattie, specialmente dal contatto con gli animali domesticati, e ne evolvono le rispettive immunità.

In pratica, sul perché la civiltà europea abbia colonizzato il resto del mondo e non viceversa, la tesi di Jared Diamond è che le differenze nell’evoluzione dei popoli non vanno ricercate in improbabili differenze genetiche – ad esempio, i bianchi sono superiori ai neri o gli europei sono superiori agli asiatici – ma su basi puramente ambientali, ossia nel diverso capitale naturale di cui i vari popoli hanno goduto nel tempo. Altrimenti detto, le popolazioni europee si trovavano in aree geografiche più favorevoli allo sviluppo di cui sopra. La presenza di numerosi mammiferi nativi addomesticabili – soprattuttop per il corollario genetico di malattie e immunità, vaiolo e peste su tutti – piantagioni più facilmente producibili per eccedenze alimentari, la quasi inesistenza di ostacoli geografici per la circolazione di persone, cultura e nuove tecnologie hanno favorito alcune popolazioni e svantaggiato altre al momento della partenza della società umana, circa 11.000 anni fa. Quando il Vecchio Mondo e Nuovo Mondo entrarono in contatto, chi avrebbe vinto e perso era già deciso da millenni di diseguaglianze di capitale naturale, se volete. Questa è, in estrema sintesi, la tesi di “Armi, acciaio e malattie” di Jared Diamond.

2. Analisi ragionata.

Per prima cosa, va detto che il contenuto di “Armi, acciaio e malattie” è estremamente interessante pur se ripetitivo. Personalmente ho apprezzato molto la sezione relativa al processo di domesticazione di piante e animali. Il fatto che alcune piante e animali semplicemente non possono essere addomesticati, o che i rendimenti di alcune colture hanno soppiantato il processo di domesticazione di altre specie animali non appartiene al bagaglio di conoscenza comune. Anche i dettagli sullo sviluppo della scrittura e sulle origini animali di varie malattie sono affascinanti e rivelatori. Così come il capitolo sulla distribuzione razziale dell’Africa e il confronto tra idiomi e lingue. Un punto che non esito a definire geniale è quello sui vantaggi per le rese agricole derivante dall’orientazione geografica dei continenti – pensandoci, che estendere i raccolti sull’asse ovest-est sia più facile per le limitate variazioni climatiche ha tutto il senso del mondo, al contrario di una estensione sull’asse nord-sud.

Diamond dimostra di aver ben chiaro che qualsiasi invenzione, anche quelle fondamentali come l’alfabeto o la scrittura, non sono il parto momentaneo e unilaterale di una mente geniale, quanto il risultato di una lunga e complessa catena di pensiero estesa nel tempo. Il motore a scoppio non certo fu inventato dal nulla da Nikolaus Otto. Il nostro invece raccolse e perfezionò l’eredita (e i brevetti) di altri inventori prima di lui, in un graduale processo di inventiva e miglioramento tecnologico. Il mito di Tony Stark che inventa l’armatura di Iron Man nella solitudine di una caverna o garage lasciatelo a Hollywood. Il processo inventivo risulta inevitabilmente plasmato sulla – ma non dalla – disponibilità di risorse naturali accessibili ai popoli. Diamond porta l’esempio della ruota, che i Maya inventarono indipendentemente dagli europei ma utilizzarono per scopi molto diversi per l’assenza di animali addomesticabili acconci sul suolo nativo. Analogamente, senza la disponibilità di petrolio per benzina e kerosene, difficilmente l’invenzione del motore a scoppio o delle turbine per aerei avrebbe raggiunto la maturità commerciale odierna.

Il risvolto certamente più meritevole di Jared Diamond è che tratta di una teoria della storia senza buoni o cattivi, senza trionfalismi nazionalisti e senza eroi. L’approccio di Diamond è ricco soprattutto nella trattazione delle scienze naturali, e allude a un determinismo biogeologico che riporta l’impatto degli eventi e dell’intervento (economico) umano a una cornice ecologica ancora problematica nell’economia moderna. Per Diamond la storia e lo sviluppo economico sono stati una questione di capitale naturale delle popolazioni e non dal loro patrimonio genetico. La tesi di Diamond va infatti presa come l’antitesi del razzismo e Diamond fa indubbiamente un ottimo lavoro nel smentire le teorie razziali, ma cade nell’errore opposto, caricando la cornice naturale di ogni causalità e sottraendo il libero arbitrio alla storia della civiltà umana. Semplicemente, l’impressione è che, per quanto fornisca conclusioni di valore, ad “Armi, acciaio e malattie” manchi un pezzo.

3. Collasso?

Nel 2005, Jared Diamond ha dato un seguito a “Armi, acciaio e malattie”. In questo secondo saggio, dal titolo “Collasso”, Diamond si è concentrato sulle società che sono appunto collassate, tipicamente per un uso insostenibile delle risorse naturali. Il caso più famoso è forse quello dell’Isola di Pasqua, da cui Diamond trae un messaggio semplice e potente: “che cosa ha pensato il polinesiano che ha tagliato l’ultimo albero dell’isola di Pasqua?” In “Collasso”, Diamond illustra come alcune civiltà, di fatto e con disinvolta ottusità, depredando sistematicamente il proprio ambiente si siano indirizzate al suicidio di massa. Le cose stanno davvero così? Siamo destinati a scannarci per l’ultimo manzo a Burger King? Non esattamente. A differenza di “Armi, acciaio e malattie”, le conclusioni di “Collasso” seguono la stracca tradizione catastrofista di parte dell’elite intellettuale occidentale da secoli a questa parte, Malthus e neo-malthusiani in testa: attenzione che tra poco la catastrofe colpirà inesorabilmente il mondo intero. Certo la cornice naturale è un fattore importante nell’evoluzione delle civiltà, ma non è certo l’unico. Questo perché il mondo è un sistema multidimensionale e complesso. E un sistema umano, società e/o economia, lo è ancor di più.

La storia della Cina, forse la più grande civiltà e antica civiltà ancora oggi presente sul nostro pianeta, che Diamond tratta in maniera breve e confusa nei suoi libri, ne è probabilmente la dimostrazione più plastica. Fino a un certo momento storico, la Cina era il popolo più avanzato. Nel 13o secolo la Cina era unificata da oltre un millennio e la più ricca e potente entità politica del pianeta, culturalmente e tecnologicamente più avanzata dei popoli euroasiatici ancora impegnati in lotte feudali intestine. Chiunque avesse osservato il nostro pianeta in quei secoli non avrebbe che potuto concludere che la civiltà cinese avrebbe colonizzato il mondo intero, plasmandone la cultura dominante. Le cose sono andate diversamente. Da allora, non solo l’Europa ha macinato innovazioni sempre più velocemente ad ogni secolo trascorso, ma è proprio nel 13o secolo che lo sviluppo economico e l’innovazione tecnologica cinese hanno decisamente rallentato. Perché? Perchè l’Europa e la civiltà occidentale, non la Cina, è diventata la culla di innovazione e sviluppo più importante del pianeta?

Secondo gli storiografi, la risposta si trova nella differenze tra le struttura sociali tra Cina e Europa o, meglio, sulla gestione di idee e innovazione da parte del potere costituito dell’epoca. La struttura cinese era infatti molto più centralizzata di quelle europee. Le autorità centrali cinesi esercitavano un controllo ferreo sull’economia, principalmente attraverso la creazione di monopoli statali. La decentralizzazione del sistema europeo ha invece incoraggiato l’innovazione e la concorrenza tra idee a livello locale, nazionale e internazionale – il cosiddetto libero mercato. Al contrario, la centralizzazione cinese ha incoraggiato omogeneità e controllo, tanto che lo stato cinese finì per sviluppare monopoli di tutti i tipi: sale, ferro, tè, alcool, eccetera. Altrimenti detto, nella Cina del 13o secolo non v’era spazio per sviluppo privato e imprenditorialità, tanto meno per perseguire un profitto personale attraverso innovazione e competizione. Intendiamoci, nuove idee e iniziative esistevano ancora, ma se la nuova attività si rivelava proficua lo stato provvedeva a nazionalizzare, con tutto ciò che ne consegue. Ovviamente il regime di monopolio cinese si traduceva anche (e soprattutto) in un monopolio della conoscenza e in limitazioni severe al suo accesso. Quando Song Yingxing, uno dei più grandi studiosi della Cina nel 1600, terminò la sua opera enciclopedica “Lo sfruttamento delle opere della natura”, il governo centrale reagì bruciandone tutte le copie. L’enciclopedia spiegava infatti la scienza e la tecnologia della lavorazione del metallo, della produzione di sale e di stampa della moneta, tutti monopoli che l’impero teneva per sé. A peggiorare le cose, le politiche cinesi scoraggiavano anche innovazioni e idee provenienti dall’esterno. Per una larga parte della storia cinese, infatti, ai commercianti stranieri fu proibito l’ingresso nel paese a colpi di decapitazione, nella convinzione che la Cina (e le sue risorse) avesse l’obbligo morale di restare separata dal mondo barbaro che dimorava al di fuori dei confini nazionali. Anche se la Cina disponeva di abbastanza risorse naturali per essere autosufficiente, il divieto imposto al commercio internazionale e alla circolazione di idee di fatto tagliò fuori il paese da una quantità enorme di merci, innovazioni e idee che ne avrebbero contribuito al progresso tecnologico e sociale. Così, mentre le autorità cinesi trascorsero i secoli separati dai barbari stranieri e dal libero mercato, la relativa mancanza di progresso tecnologico finì per costar loro molto caro. Nel 19o secolo, le potenze europee invasero la Cina durante le famose guerre dell’Oppio. I soldati cinesi furono falciati dalle meno numerose ma meglio armate forze europee, forti di tecnologie per l’epoca più avanzate quali navi a vapore per navigare contro vento e maree, e moschetti capaci di sparare più lontano e più velocemente dei rudimentali fucili cinesi. I cinesi, che avevano insegnato al mondo l’uso del carbone per la metallurgia dell’acciaio, inventato la polvere da sparo e erano stati tecnologicamente superiori agli europei per quasi mille anni, furono sconfitti in uno scontro tecnologico solo alcuni secoli dopo.

Ovviamente la Cina non fu l’unico popolo in cui l’autorità centrale monopolizzò (e scoraggiò) il libero scambio di conoscenza, idee e prodotti esteri. Per lungo tempo il Giappone ha avuto una politica xenofoba simile a quella cinese. Ad esempio, nel 1630, lo shogun Tokugawa Iemitsu vietò ai giapponese di lasciare la nazione e agli stranieri di entrarvi, pena la morte. Decenni più tardi, tutti i libri occidentali vennero bruciati. Anche l’Impero Ottomano perseguì una politica di isolazionismo. I sultani dell’Impero Ottomano temevano il potere della stampa e ne impedirono il decentramento. A partire dal 1483 gli Ottomani vietarono la stampa in lingua araba, pena la morte. Come con la Cina, queste politiche isolazioniste furono disastrose per i rispettivi paesi in termini di sviluppo, progesso e sostenibilità. Ancora oggi alcuni di quei paesi arrancano in una modernità non completamente metabolizzata.

4. Il destino del mondo.

La tesi di “Collasso” è che alcune società abbiano distrutto se stesse aggredendo in modo insostenibile l’ambiente, ossia la fonte del loro sostentamento. A supporto, Jared Diamond elenca una lista di società pre-industriali similmente crollate, lista in cui figurano oscuri nomi quali Cahokia (in Missouri), ma non civiltà di fama mondiale come mongoli e arabi, che costruirono imperi certamente più grandi dei Cahokia. Anche le disquisizioni su Atene, Roma e la Persia sono limitate e generalmente poco elaborate. La spiegazione dell’olocausto in Ruanda di Diamond affonda nel malthusianesimo più radicale (erano troppi), ma ignora il fatto che molti altri luoghi sovraffollati nel mondo non hanno mai sperimentato nulla di simile oppure che, al contrario, massacri similari sono avvenuti dove non v’era alcuna pressione demografica. In generale, gli elementi storici fattuali a sostegno della tesi di “Collasso” sono spesso remoti, oscuri, e non storicamente verificabili con certezza, mentre si ignorano controesempi ovvii che potrebbero indurre conclusioni diametralmente opposte.

L’introduzione di “Collasso” chiarisce che Diamond ha scelto questi specifici esempi per le conclusioni di valore che è possibile estrarne per la società moderna. Peccato che questo passaggio richieda una capacità di astrazione sovrumana. Le società moderne di oggi, anche quelle più povere, sono infinitamente più complesse e interdipendenti di quelle antiche. Oggi esistono Stati molto ricchi che occupano i deserti (Qatar), Stati specializzati in investimenti in altri stati (Singapore) e Stati in cui l’economia è migliorato non per politiche ambientali migliori ma in seguito a cambiamenti ideologici alla fine della guerra fredda (Russia). Poi, tutto dipende da quando si decide che una “civiltà” è finita. A volte la “civiltà” si è semplicemente trasformata in qualcosa di diverso, perché le persone che la compongono si sono stancata di vivere in uno stato di guerra perenne e hanno trovato un modo o un luogo migliore per vivere. E’ difficile spiegare perché Napoleone venne sconfitto e Alessandro Magno vinse per una bruta questione ambientale. Nei capitoli conclusivi di “Collasso” trova posto un elenco dei danni causati dall’economia produttivista moderna e del mondo globalizzato, concludendone il solito messaggio catastrofista, la fine del mondo è vicina, nella convinzione che lo sviluppo tecnologico non potrà davvero offrire una soluzione al problema della sostenibilità. Davvero, perché no?

Il segreto della sopravvivenza di una civiltà si deve probabilmente ricercare nella capacità di sfruttare l’ambiente e reinventare continuamente l’economia. Alcune civiltà hanno fatto meglio di altre e la selezione darwiniana si è presa cura di chi ha fatto meno bene. Tutto qui. La deforestazione non ha causato di per sé il crollo di alcun impero: in alcuni casi (Mesopotamia o Europa occidentale) ha causato un boom politico, economico, culturale e tecnologico. In altri casi (quelli citati da Diamond e altri), ha contribuito al loro declino. Quel che manca nella tesi di Diamond è riconoscere l’importanza dell’organizzazione sociale o meglio, dell’economia di mercato. L’analisi storica insegna che ricompensare gli individui per lavoro e innovazione, consentire un libero flusso libero di idee e prodotti, promuovere la competizione per un profitto stimolano positivamente innovazione e sviluppo. Per contro, il controllo dell’economia, la sua centralizzazione e i limiti alla libera circolazione delle idee soffocano il benessere.

5. Conclusione.

Insomma, probabilmente lo avete capito da soli, trattare il collasso di una società come una mera questione di cornice ecologica e gestione delle risorse naturali è oltremodo riduttivo. Nel tentativo di ridurre la complessità della storia del mondo, il rischio di costruire una teoria del tutto economico di singolo fattore – agricoltura, capitale, petrolio, fosforo, fate voi – è reale e concreto. Dal picco della popolazione (Malthus), si passa al picco del petrolio (Hubbert), al picco delle terre coltivabili (Brown) via via fino al picco del tutto (Meadows), in una visione teorica del mondo rigorosamente unidimensionale, e si perde il contatto con la realtà. Parafrasando, è lo stesso cortocircuito logico in cui è spesso intrappolato parte dell’ambientalismo elitista moderno, Club di Roma in testa, i cui rapporti sono da anni oramai rigorosamente monodimensionali. Se non è il cibo è il petrolio, e siccome col petrolio si fa il cibo si torna come sopra. E se non è nemmeno il petrolio, allora sono le terre coltivabili, il fosforo per fertilizzanti e via via fino alle risorse naturali, in una confortante ma indefinibile interezza biogeologica planetaria. Dopo anni di studio senza preconcetti ideologici sui vettori culturali principali su energia, ambiente e sostenibilità questo blog arriva sempre allo stesso messaggio di fondo dei catastrofisti, eredità culturale dei tempi di Malthus: presto non vi sarà abbastanza cibo o benessere e saremo fottuti, tutti. Quando non è dato sapere. E poco importa che le teorie di Malthus, Club di Roma, Georgescu, Brown, Latouche e canea cantante siano state (e continuino a essere) sconfessate da più di un secolo di osservazioni fattuali.

Come sarà il mondo di domani? Difficile dirlo. Per definizione, la realtà che ci circonda è multidimensionale, il che rende difficile fare predizioni ad ampio respiro senza scadere nella speculazione o nel catastrofismo. Personalmente ritengo che la miglior risposta al problema della sostenibilità sia stata formulata decenni or sono:

E’ possibile produrre i cambiamenti richiesti alla società con la velocità necessaria? La risposta più ragionevole è che la specie umana è già stata sottoposta a prove simili di adattabilità e sembra avere una capacità congenita a risolvere i suoi problemi, nonostante una quantità variabile di guai. Conoscere in anticipo la ricetta completa per il cambiamento è irragionevole. Possiamo solo specificare le qualità umane necessarie: pazienza, flessibilità, intelligenza.

Questo scriveva John von Neumann, uno dei padri della fisica quantistica, nel lontano 1955. Mai parole furono più sagge.

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5 Responses to Armi, acciaio e malattie, e poi collasso

  1. Giacinto says:

    Un post articolato e molto spesso condivisibile. Complimenti.

  2. In breve, concordo. Ami acciao e malattie è un grande libro, di quelli che aiutano a capire il mondo. Magari un po troppo materialista e unidimensionale, ma molto molto convincente nelle tesi di fondo. Collasso ne è la caricatura semplificatoria.
    E complimenti per l’esempio cinese

  3. energisauro says:

    Come dici tu Jared Diamond a volte balza alla conclusione in maniera un po’ torppo forzata. Però entrambe i libri fanno riflettere e sono molto piacevoli. Spesso durante la lettura mi fermavo per guardare su wiki alcuni dei mille riferimenti che lui inserisce e che non conoscevo. Stra-consiglio.

  4. Defcon70 says:

    L’ormai famoso modello super-fisso si applica bene a tutti coloro che si ostinano a guardare la realtà da un unico punto di vista.
    Onore al merito di chi l’ha modellizzato (http://noisefromamerika.org/articolo/perch-si-dicono-tante-sciocchezze-nel-dibattito-economico-italia)

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