Globalizzami questo

Dicono che la globalizzazione ha fatto più bene al mondo di tutte le iniziative filantropiche messe insieme.

4 Responses to Globalizzami questo

  1. Robo scrive:

    Ichino dice cose ovvie. Una comunità aperta al commercio ha intuitivamente più gradi di libertà nell’approvvigionamento del cibo rispetto ad una che basa il proprio sostentamento solo su risorse locali. Ma, per fare l’avvocato del diavolo, credo che i contestatatori vogliano indicare che non sempre la globalizzazione si é mossa nel solco di un miglioramento delle popolazioni residenti delle nazioni in via di sviluppo (land grabbing, sfruttamento manodopera) e infatti sono nati circuiti come quello del commercio equo e solidale che cercano di restituire un giusto income ai lavoratori indigeni. Io credo, da sostanziale ignorante, che un processo complesso porti vantaggi e svantaggi. Le politiche locali possono esaltare i primi e minimizzare i secondi. Le contestazioni sono alimentate da un forte propellente ideologico ma mi verrebbe da pensare che, anche il libero mercato globalizzato, sganciato da politiche internazionali e scelte locali specifiche non faccia solo cose buone. Almeno credo. Ciao.

    • Filippo Zuliani scrive:

      Dubito esista qualcosa al momento che offra solo vantaggi o, per dirla con le tue parole, che faccia solo cose buone. Hai ragione sul fatto che la globalizzazione non ha fatto solo cose buone ma non e’ il punto. Il punto e’ se le cose buone siano maggiori di quelle cattive, e se esista davvero una alternativa migliore. Ichino dice che l’alternativa alla globalizzazione non ha portato risultati paragonabili. Poi, come tutto, anche la globalizzazione si puo’ migliorare.

      • Robo scrive:

        Io, Filippo, per forma mentis percorro il solco del miglioramento delle “cose” agendo da dentro di esse. Certo che quando leggo di deplezione risorse, riscaldamento globale, erosione dei suoli, apparentemente incapacità del sistema di modulare il potere della finanza globalizzata (fattore riconosciuto quale negativo anche da addetti ai lavori) etc, mi viene da pensare che i cambiamenti graduali saranno insufficenti. Forse, come hai detto talora tu, dovremmo cominciare a internalizzare costi ambientali (e sociali? come?) ma mi sembra ci sia un’inerzia invincibile (o meglio “vincibile” solo da eventuali e non sperabili disastri ambientali estesi). Forse invece sarebbe più lungimirante cambiare tutto, ma é impossibile saltare giù da una spider un po’ ingolfata per infilarsi in un carretto. Comunque le mie sono solo elucubrazioni di uno che cerca di capirci qualcosa, senza partire da posizioni pregiudiziali. Ciao e grazie.

  2. Defcon70 scrive:

    E’ una fatica immensa (si fa per dire, viviamo nella società dell’informazione) ma l’unico faro è guardare ai risultati, positivi e negativi, agire di conseguenza e non avere la memoria corta. Negli anni ’80 del secolo scorso l’umanità si affacciava una della prime volte a un problema globale, il buco dell’ozono. La signora Thatcher disse qualcosa del tipo: “certo, se ogni cinese vorrà avere un frigorifero sarà dura risolvere questo problema”. A 30 anni di distanza di buco dell’ozono non se ne parla più da 15 e i cinesi non solo li posseggono i frigoriferi,ma li producono al posto nostro con le nuove tecnologie (parlo dei gas) che tutti insieme abbiamo individuato e applicato per risolvere la questione.

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