Chi vince chi perde

Per la prima volta da 13 anni il costo del petrolio è inferiore ai 30 dollari a barile.

Secondo il Financial Times, il calo del prezzo del petrolio è comunque una buona notizia per gran parte del mondo. Alcuni lo pagheranno caro, come i paesi produttori di petrolio (OPEC e Russia in primis, ndFZ) e le banche che hanno prestato denaro al settore energetico: ma il fatto che uno dei carburanti più utilizzati al mondo sia diventato così economico dovrebbe permettere al resto del mondo di risparmiare abbastanza denaro da ripianare queste perdite e generare un surplus di crescita.

[da Il Post, oggi]

6 Responses to Chi vince chi perde

  1. Defcon70 scrive:

    Gira una simpatica battuta, che da queste parti può essere ben compresa: “Con il petrolio sotto i 30$ la mia auto smette di andare a benzina e comincia ad andare ad accise!”.
    PS: i russi son messi un po’ meglio dei paesi OPEC grazie alla forte svalutazione del rublo sul dollaro dello scorso anno e anche grazie alla ricontrattazione o alla chiusura dei contratti Take or Pay sul gas naturale nel periodo 2012-14 (che pensavamo fosse a nostro vantaggio…)

    • alessandro scrive:

      I russi in realtà stanno messi più che bene, sopratutto grazie ai successi di Lukoil, la quale nel 2015 ha prodotto 100 milioni di tonnellate di greggio e si é assicurata un contratto di 27 anni per lo sfruttamento del suolo a Vostochno-Taymyrsky che assicurerà una bella quota di petrolio e gas. Inoltre l’ impianto di West Qurna-2 sulle rive dell’ Eufrate che ha avuto una genesi travagliatissima (ho partecipato al FEED) e tutti pensavamo andasse a monte, ha prodotto nei primi 18 mesi oltre 30 milioni di tonnellate quasi tutte impegnate.

      • Defcon70 scrive:

        Ciò non gli impedisce di lamentarsi e contemporaneamente cospargersi il capo di cenere. Perlomeno a sentire le recentissime dichiarazioni del CEO di Sberbank of Russia ed ex ministro russo, Herman Gref: “L’era del petrolio è finita e la Russia non è riuscita ad adattarsi al cambiamento economico e tecnologico finendo nel gruppo dei paesi perdenti”.
        Chiagni e fotti alla napoletana?

      • Filippo Zuliani scrive:

        Credo che la verita’ stia nel mezzo. L’economia russa dipende moltissimo dall’export di petrolio. Se il prezzo del barile e’ basso la bilancia commerciale russa non puo’ che soffrire. Altro discorso e’ chi risenta di tal sofferenza. Il Venezuela, per dire, sta con le pezze al culo ma non e’ che tutti soffrano in egual misura dei disagi di un’economia malata.

  2. Mauro scrive:

    Sempre ammettendo che detti paesi siano sufficientemente intelligenti da usare i risparmi dovuti al calo del prezzo del petrolio per generare surplus di crescita… e su vari di questi paesi mi permetto di avere dubbi.

  3. Giovanni Maria Boffi scrive:

    Il vero problema, concordo con il padrone di casa, non e’ sapere chi vince o perde OGGI, il problema e’ sapere OGGI cosa fanno e faranno i giocatori per prepararsi al prossimo giro.

    Per dire, gli USA permetteranno il fallimento dei perforatori di scisto nazionali?
    In caso affermativo, abbandoneranno la tecnica di frantumazione o useranno questa crisi per selezionare forti campioni e restare sul campo?

    E i Sauditi? Finora si sono mossi per restare soli e vincenti sul mercato, e muoversi in questo modo e’ costato caro. Cosa succede, se i frantumatori di scisto americani, dati per morti, considerati fuori mercato, sul mercato ci tornano grazie ai soldi dello zio Sam?
    Che succede se Sauditi e Americani si schierano l’uno contro l’altro?

    E l’Europa ( che guarda a est)? E noi Italiani (che siamo europei ma…….diversi)?

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