Buoni propositi

Dopo 4 anni di segni negativi, la domanda di gas in Europea è tornata ad aumentare. Proprio l’Italia registra il maggiore incremento (+9%) tra i paesi europei tra il 2014 e il 2015.

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Referendum, trivelle e populismo

Il mio articolo per Il Post, scritto a quattro mani col sempre ottimo Corrado Truffi.

trivelle1Se non venite da Marte, sapete che domenica 17 aprile si voterà per il referendum sulle trivellazioni richiesto da 9 regioni. Il Comitato per il Sì per fermare le trivelle (“Il petrolio è scaduto: cambia energia!”) conta oltre 160 associazioni, quasi tutte ambientaliste. Dall’altra parte vi è il gruppo per il No di matrice più tecnica, a cui partecipano, tra gli altri, il presidente di Nomisma Energia Davide Tabarelli, Rosa Filippini della direzione nazionale di Amici della Terra e Chicco Testa di Assoelettrica. Durante la campagna referendaria, come triste consuetudine da molti anni, una parte della sinistra ambientalista non ha lesinato populismi, disinformazione mirata e propaganda ingannevole in uno schema per cui i fini giustificano i mezzi, tutti. Quel che però lascia davvero l’amaro in bocca è constatare come anche i promotori del No abbiano fatto ricorso a populismi uguali e contrari. Ma andiamo con ordine.

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Trivellami questo

Eni ha iniziato a estrarre petrolio nell’Artico.

Politica e trivelle

Oggi trovate su Il Post una guida ai pro e contro sul referendum sulle trivellazioni prossimo venturo. Questo di seguito, invece, lo trovate scritto sul sito nazionale del coordinamento no triv, maiscuole incluse:

Il voto del 17 Aprile è un voto immediatamente politico, in quanto, al di là della specificità del quesito, residuo di trabocchetti e scossoni, esso è l’UNICO STRUMENTO di cui i movimenti che lottano da anni per i beni comuni e per l’affermazione di maggiori diritti possono al momento disporre per dire la propria sulla Strategia Energetica nazionale che da Monti a Renzi resta l’emblema dell’offesa ai territori, alle loro prerogative, alla stessa Costituzione italiana

In pratica, e per stessa ammissione dei comitati ambientalisti promotori, come all’epoca del referendum sul nucleare e sull’acqua pubblica, di nuovo si impegnano i cittadini in temi di natura squisitamente tecnica, abusando dell’istituto giudirico referendario per far passare un messaggio politico. Questo, senza farsi scrupolo di messaggi volutamente manipolatori e reazioni emotive indotte. Una volta i referendum si indicevano su questioni come l’aborto, e per lanciare messaggi politica c’erano sempre le elezioni. Pensa te.