L’età dell’abbondanza

In controtendenza ai picchisti del petrolio, l’Istituto per gli Studi di Politica Internazionale (ISPI) ha pubblicato un rapporto sui recenti cambiamenti nel mondo dell’energia e sulle sue ripercussioni in termini di sicurezza nazionale. Vuoi per il progresso tecnologico nell’estrazione di combustibili fossili (shale), vuoi per la frenata delle economie emergenti affamate di energia, vuoi per la sempre maggiore efficienza energetica delle economie mondiali, vuoi per i rinmovati impegni politici in campo ambientale (COP), secondo ISPI oggi stiamo vivendo una nuova era dell’abbondanza di risorse energetiche fossili che ne ha drasticamente ridotto il prezzo dalla seconda metà del 2014 in avanti. Tra le varie dissertazioni contenuto nello studio vi è quella di Alberto Clò sulla sicurezza nelle forniture di petrolio e gas naturale per l’Europa nell’era dell’abbondanza. Se per il petrolio non vi si sono problematiche particolari, per il gas naturale le cose non sembrano andare per il meglio. Buona lettura, diciamo.

L’aumento della dipendenza energetica di tutti i paesi europei e il ridursi delle forti diversità sinora registrate avrebbe dovuto favorire una convergenza dei loro interessi e un comune agire in una duplice direzione: (a) sul piano interno verso la costruzione di un’effettiva Energy Union e di un mercato unico fisicamente interconnesso così da accrescerne la concorrenza; (b) sul piano esterno col rafforzamento del ruolo dell’Unione nei conflitti che ne minacciano la sicurezza e del suo potere negoziale internazionale. Quel che non è avvenuto su entrambi i versanti. In assenza di una qualsiasi parvenza di effettiva politica energetica europea va da sé che i singoli stati abbiano deciso e decidano individualmente le proprie politiche di approvvigionamento – forti della sovranità loro riconosciuta dalle regole comunitarie – magari correndo a Mosca «per negoziare da soli il prezzo della propria debolezza». Allo stato delle cose, l’Europa dell’energia resta una sommatoria di mercati nazionali tra loro debolmente integrati, con scambi fisici irrisori, differenti meccanismi di funzionamento e un’ampia divergenza dei prezzi interni

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