Rinnovabili e politica

Questo blog è rimasto colpevolmente silente nell’ultimo mese. Un po’ per impegni di iperlavoro ormai di poco al di sotto della stratosfera, un po’ perchè devo cambiare la moto e trovarne una a un prezzo onesto sta prendendo un botto di tempo, un po’ per impegni personali e un po’ anche per pigrizia. Ma non c’è giorno che stare lontano dal blog e dalla divulgazione scientifica non mi pesi. In questi giorni il mondo si concentra sull’inaspettato (?) risultato delle elezioni presidenziali in USA. Anche su questo blog si parla di politica, in riferimento alle rinnovabili e ai risultati delle policy italiane in termini economici.


Secondo la ricerca “Comuni Rinnovabili 2016” di Legambiente (PDF) i comuni che hanno installato almeno un impianto dipendente da fonti rinnovabili sono passati da 356 a 8047. Si può dunque dedurre che l’Italia sta diventando sempre più green e che il mercato italiano “è spinto da investimenti e innovazioni nelle fonti rinnovabili”. Questo nonostante gli investimenti in rinnovabili si stiano spostando dall’Europa in Cina. Insomma, stando a Legambiente le policy italiane in favore delle rinnovabili, i cinque Conti Energia su tutti, starebbero dando gli agognati frutti. Tutto bene allora? Non proprio.

Se da una parte è vero che le policy italiane, complici crisi e deindustrializzazione dell’economia nostrana, hanno consentito di raggiungere livelli di penetrazione nella generazione d’energia già oggi in linea con gli obiettivi UE per il 2020, d’altra parte è anche immediato notare che questo è avvenuto grazie a generosissimi incentivi dissennatamente concessi che oggi ammontano a oltre 10 miliardi di euro l’anno.
Ora, sgombriamo subito il campo da fraintendimenti: le rinnovabili fanno bene all’ambiente e nessuna economia realmente sostenibile può far a meno di una loro presenza massiccia nel paniere energetico. Il problema però si pone quando si valutano costi e ricadute economiche di quei 10 miliardi di euro e passa di cui sopra sull’economia nazionale. Insomma, quali sono state le ricadute economiche delle policy italiane sul mercato del lavoro? Miliardi di euro e cinque Conti Energia dopo, come siamo messi col mercato del lavoro che ruote attorno alle rinnovabili?

Un recente studio dell’IEFE (Istituto di economia e politica dell’energia e dell’ambiente) fornisce molti dati a riguardo e propone uno studio sistemico dei posti di lavoro prodotto dal mercato delle rinnovabili, diretti (ad es. installatori di turbine eoliche) e indiretti (es. acciaio necessario a quelle turbine, trasporti in loco per l’installazione, eccetera). In sunto, le politiche di sostegno alle rinnovabili sono state accompagnato da stime di impatto sul mercato del lavoroo (industriale, commerciale, occupazionale) decisamente molto ottimistiche. Senza troppe sorprese per chi ha occhi per vedere, la maggior parte dei posti di lavoro creati da miliardi di incentivi si trovano oggi nel settore dei servizi e non in quello industriale, con un valore aggiunto molto inferiore alle previsioni. La ragione di questa debacle si trova nel saldo pesantemente negativo nel commercio con l’estero di componentistica, come mostrato impietosamente nell’immagine sotto che rubo dal paper dell’IEFE.

In pratica, come riassume lo studio dell’IEFE, è successo questo:

Italy strongly embraced EU vision and enacted in 2007-2008, before 2020 climate and energy package was officially adopted, a wide range of measures towards RES. Results, in terms of installed capacity, went beyond rosiest expectations. Manufacturing activities were actually responsible of the largest share of direct employment, even though services accounted overall for the largest share of new jobs. However, as our study shows, additional demand took off too rapidly and was met mostly through imports, failing to stimulate significant employment creation in domestic industrial sector. The subsequent and sudden phase-out of incentives didn’t allow new industries to consolidate. [..]

Positive net economic impact in terms of value added and employment mostly depended from new installations and exports to the rest of the world. Implicit in their view was the assumption that European companies would maintain and develop their first mover advantage. However, especially in the case of solar cells, this vision failed to materialise and actually market share of EU companies contracted. Our analysis clearly shows that gross employment impact of RES was overestimated because of not taking into account appropriately import leakages.

I produttori cinesi probabilmente ringraziano.

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