Riscaldamento globale o inquinamento locale

Oggi su Rienergia si trova un interessante articolo sui diversi tipi di inquinamento generati dalle fonti energetiche, con special interesse sulle rinnovabilissime biomasse. Buona lettura, diciamo.

Da molti anni, si è rivelata di fondamentale importanza la misura di quelli che tecnicamente si chiamano “fattori di emissione”, cioè quanti grammi di un certo inquinante, per esempio il PM10, si emettono in un certo tipo di apparecchio o di impianto quando si produce una stessa quantità di calore, bruciando differenti combustibili. Nel corso degli anni, Innovhub-Stazioni Sperimentali per l’Industria ha testato a questo scopo tutte le tipologie di combustibili impiegate nel riscaldamento domestico e civile: gasolio, gas naturale, GPL, olio combustibile, tutte le essenze legnose principalmente usate in Italia e le diverse tipologie di pellet. [..] Dalle evidenze sperimentali, e comunque in generale da tutte le fonti accreditate esaminate, emerge che soprattutto le vecchie stufe e i vecchi caminetti a legna producono migliaia o decine di migliaia di volte più PM e monossido di carbonio di una caldaia a gas o GPL a parità di calore generato e anche alcuni inquinanti particolarmente dannosi per la salute come il benzo[a]pirene sono prodotti in misura rilevante da questi apparecchi. Gli apparecchi a pellet, pur con differenze relative alla qualità del pellet e delle stufe, si collocano ad un livello circa 10 volte inferiore, mentre per gas naturale, GPL ed anche gasolio scendiamo di un altro fattore 100, arrivando ad emissioni praticamente non misurabili per alcuni inquinanti.

[..] È doveroso, tuttavia, considerare che l’uso delle biomasse è uno dei modi per contenere le emissioni di gas serra, essendo una fonte rinnovabile che non incrementa i livelli di CO2 fossile in atmosfera, il che ha favorito una sua diffusione come combustibile ambientalmente compatibile. Circa il 35% di tutte le energie rinnovabili prodotte in Italia nel 2014 derivano dall’uso termico delle biomasse, una quantità persino superiore alla produzione idroelettrica, cinque volte più dell’eolico e più del triplo del solare. Ci troviamo quindi di fronte ad una contrapposizione di spinte tra l’esigenza di affrontare l’emergenza climatica globale e la necessità di ridurre l’inquinamento locale, con le sue implicazioni sulla salute, che sono anch’esse ben note. Ciò porta alla definizione di politiche che possono apparire contradditorie, in quanto da un lato si incentiva l’utilizzo delle biomasse, ad esempio attraverso strumenti quali il conto termico, al fine di sostenere ed incrementare l’uso delle fonti rinnovabili, dall’altro invece si prendono provvedimenti, a livello locale o regionale, che limitano o addirittura proibiscono l’uso di certi apparecchi a biomassa.

[continua su Rienergia, ieri]

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