Sacrifici sacrifici sacrifici

Che l’elezione di Trump a presidente degli Stati Uniti sia vista con apprensione dai gruppi ambientalisti di mezzo mondo non dovrebbe sorprendere nessuno. Già a novembre su RiEnergia trovava posto un speciale monotematico sulle (future) politiche economico-produttive del biondo miliardario, tutte pro-fonti fossili e anti-global warming. Tra le tanti disamine di intenti e contenuti, sono tuttavia pochi pochi quelli che si sono soffermati ad analizzare i mezzi. Insomma, se Trump è stato eletto è perchè le persone hanno ascoltato quello che ha detto e lo hanno votato. Perchè lui e non altri, portatori di messaggi più illuminati?

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Perchè dovremmo proteggere l’ambiente?

Questo blog riemerge da un periodo di superlavoro e attività collaterali (ho dovuto cambiare parte del tetto di casa) esaminando uno dei problemi fondamentali dell’economia moderna: il difficile rapporto tra uomo e ambiente, da sempre causa di attrito tra ambientalisti e economisti. Chi mi conosce sa quanto distante sia da un certo tipo di ambientalismo, specialmente quello del no-a-tutto. Personalmente sono per l’approccio scientifico, dove i fatti vengono prima della ideologie. Ciononostante, alcune delle motivazioni del no-a-tutto non sono scontante o banali. Qui di seguito trovate un primo post sull’argomento, non esaustivo e certamente confuso, per fissare le idee e andare oltre. Buona lettura, diciamo.

Proteggere l’ambiente è una questione complessa che coinvolge moltissimi aspetti del vivere umano – tecnologia, economia, politica, sociologia, psicologia. Proteggere l’ambiente ha un costo, sia attuale che in termini di mancato sviluppo futuro, e va da sè che stiamo essenzialmente parlando di un problema etico di allocazione delle risorse disponibili. Insomma, perché dovremmo emettere meno gas serra? Dovremmo astenerci dal consumo di carne industriale e diventare vegetariani? O vegani? Qual è il valore della natura? E quali diritti vanno ad essa assegnati? Le risposte a queste domande determinano quali misure sono funzionali a proteggere l’ambiente, quali invece inutili o eccessive. Ambientalismo, Animalismo, NIMBY, financo l’economia moderna nascono da risposte diverse a queste domande.

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Ideologie e ambientalismo

Una delle cose che mi ha sempre tenuto lontano dai gruppi ambientalisti organizzati è l’incapacità di indicare un valido sostituto per il sistema economico moderno. Insomma, se la società moderna e il suo motore economico non funzionano nel massimizzare il benessere comune, cosa mettiamo al loro posto? Tolte le varie teorie economiche della scarsità di cui si è già parlato su questo blog – che proprio tanto infallibili non sono – l’alternativa più sostenuta è sicuramente quella dei decrescisti, dove si vagheggia il ritorno ad un medioevo ultra-tecnologico in cui ogni individuo possiede una villetta, rigorosamente in campagna e alimentata a pannelli solari, ha desideri morigerati che soddisfa col baratto e senza sprecare nulla. I rifiuti zero finiscono infatti in biomassa. Catastrofisti e complottisti postulano questa società ideale al collasso della civiltà moderna, a causa delle inevitabili guerre che scoppieranno per la rarefazione delle risorse naturali. Per alcuni un sogno, per altri un incubo. A voler ben guardare è invece una ideologia nemmeno originale, anzi vecchia di millenni.

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