Facciamo come l’Argentina

Nonostante gli espropri e l’economia del popolo, l’Argentina è tecnicamente di nuovo in bancarotta.

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Don’t cry for me, Argentina

Cristina Kirchner, Presidenta d’Argentina, pochi mesi fa aveva espropriato la compagnia petrolifera YPF. L’esproprio, val la pena ricordarlo, era avvenuto senza adeguata compensazione alla spagnola Repsol che ne deteneva la quota di maggioranza, in barba alle leggi dello stato di diritto. La mossa di Kichner era stata salutata con favore dai no-globalisti di ritorno, con la motivazione che le normali regole delle democrazia e del diritto sono dovute a tutti meno che alle multinazionali cattive, che si meritano questo e altro. La Presidenta d’Argetina aveva semplicemente fatto la cosa giusta per il suo paese.

Il Financial Times di questa settimana scrive che l’Argentina rischia di nuovo il default.

l’arrivo di capitali esteri sotto forma di investimenti, che potrebbe migliorare la situazione argentina portando nel paese dollari o altre monete forti, oggi è praticamente impossibile, visto che il governo ha nazionalizzato poche settimane fa una grande compagnia petrolifera e sono pochi gli investitori disposti a rischiare di fare la stessa fine.

Nazionalizzare l’energia

Evo Morales, Presidente boliviano, ha appena nazionalizzato la spagnola TDE (Transportadora de Electricidad) per “mancanza di investimenti” e per ridare al paese “sovranità energetica”.

Uguale uguale a Cristiana Kirchner, Presidentessa d’Argentina, e la sua recente nazionalizzazione della spagnola YPF, con le medesime motivazioni.

Tutto seguendo le orme di Hugo Chavez che fece mesi fa nazionalizzò gli asset venezuelani di ExxonMobil, pagandoli meno di un decimo del loro valore reale (dopo arbitraggio internazionale, non certo di sua sponte).

Tempi duri per chi ha investito in Sud America e per chi crede nello stato di diritto.

Aggiornamento: ne parla oggi anche Il Post.

Il neo-peronismo di Cristina Kirchner e la nazionalizzazione di YPF

il mio articolo per iMille-magazine, scritto a quattro mani con Alan Marazzi.

Pochi giorni fa, la Presidentessa dell’Argentina Cristina Kirchner ha nazionalizzato la compagnia petrolifera YPF, che possiede il monopolio dell’estrazione di idrocarburi nel paese.

Yacimientos Petrolíferos Fiscales (YPF) è una delle più grandi aziende d’Argentina. Fondata nel 1922 da Enrique Mosconi per gestire il business del petrolio sul territorio nazionale, la compagnia fu talmente malgestita sotto la dittatura militare del 1976-1983 che nel 1989 il congresso ne votò la privatizzazione, anche per volontà di Néstor e Cristina Kirchner, la seconda oggi Presidentessa. Tra il 1991 e il 1993, sotto il governo di Carlos Menem, circa l’80 per cento di YPF fu venduta a Repsol per 13 miliardi di dollari. Nel 1999 lo stato argentino vendette il resto. Tuttavia, per convincere gli investitori privati a entrare nell’affare, Néstor Kirchner negoziò dividendi molto generosi. In pratica, Kirchner seppe convincere gli investitori solamente dietro garanzia che gli investimenti sarebbero stati ripagati in breve tempo, tramite cospicui dividendi appunto.

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