Quanto costerà il petrolio?

Le cifre disponibili portano a ipotizzare che il livello sia tra 65 e 70 $ per un periodo di almeno 6 mesi oppure intorno ai 75 per 12-18 mesi. [..] Da un punto di vista politico interno l’Arabia Saudita può chiedere al paese qualsiasi sacrificio in cambio della promessa che l’Iran sarà messo in ginocchio e che la minaccia di uno sviluppo troppo repentino dello shale gas crei difficoltà alla ulteriore riduzione della dipendenza dagli introiti del petrolio. La cosa non trascurabile è che questa lotta tra produttori di combustibili fossili causerà quasi certamente dei seri danni collaterali all’industria delle energie rinnovabili, e quindi a tutti noi.

[Carlo Muzzarelli, sul suo blog]

Tuttavia, non aspettatevi differenziali significativi sul prezzo del benzina. Nel nostro Paese, il costo del petrolio greggio incide solo per una parte sul costo dei carburanti. Tasse e accise in Italia pesano circa il 70 per cento del prezzo totale alla pompa, poi ci sono i costi di raffinazione, trasportore, i ricavi del gestore del distributore, eccetera. Solo il 30 per cento circa va al produttore, che ha comunque delle spese fisse da sostenere. Insomma, anche un dimezzamento del costo del barile di petrolio, che è tanto, determinerebbe un calo alla pompa probabilmente non superiore al 15 per cento.

Dove costa di più la benzina?

Oggi, su Il Post trovate la lista dei paesi in cui la benzina è aumentata di più.

Di seguito, trovate i prezzi assoluti di benzina e diesel in tutta Europa (così se volete fare benzina oltreconfine sapete dove conviene di più).

Due euro e oltre

La benzina tocca i due euro al litro, e nessuno pensava così in fretta.

Mobilità nell’era del picco del petrolio

Dove troveremo il petrolio necessario a far camminare un parco auto di centinaia di milioni di autoveicoli, che oltretutto aumenta di svariati altri milioni l’anno? Contrariamente alla vulgata comune, che vuole i costruttori d’auto sordi al picco del petrolio e cocciuti adepti del business-as-usual, i carmakers sono ben consci del problema dell’esaurimento dei combustibili fossili. Nonostante le vendite sul mercato siano ancora basate per il 95 per cento su veicoli a benzina e diesel, alcune delle soluzioni possibili per la mobilità nell’era del post-picco sono già in campo, seppur poco evidenti. All’ultimo Motor Show di Francoforte si sono intravviste tecnologie e strategie che, da qui a fine decennio, acquisteranno probabilmente un’importanza sempre maggiore. Ne avevamo parlato di sfuggita molti mesi fa, quando questo blog era ancora giovane. Ora vediamole meglio, alla luce di quanto visto a Francoforte.

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Troppo zolfo nella benzina

Obama non ha mai fatto mistero che uno degli obbiettivi principali del suo governo è ridurre la dipendenza degli Stati Uniti dal petrolio. Oltre a sponsorizzare lo sviluppo dell’auto elettrica, lo scorso maggio l’amministrazione Obama ha incaricato l’EPA (Environmental Protection Agency) di considerare l’impatto del livello di zolfo nella benzina per la riduzione delle emissioni di gas serra. Tale revisione è tuttora in corso.

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Meglio piccola o ibrida?

Le recenti turbolenze in Libia hanno messo a repentaglio la produzione locale, che corrisponde al 2% della produzione mondiale. Il prezzo del petrolio ha sfondato la barriera dei 100$/barile, portandosi dietro il prezzo di benzina e diesel.

Data la forte esposizione alle importazioni libiche, in Italia siamo già oltre 1.6euro/litro, in alcune regioni. In America non se la passano meglio: il prezzo della benzina ha subito un’impennata improvvisa oltre i 3.5$/gallone, ma già da tre mesi era oltre la soglia dei 3$/gallone e stabilmente in crescita.

I consumatori – che alla fine sono quelli che decretano il successo o il fallimento di qualsiasi iniziativa sul libero mercato – stanno reagendo optando per nuovi veicoli. E’ interessante osservare quale soluzione venga preferita.

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Picco del petrolio no problem

L’EPA ha alzato i limiti di etanolo miscelabile con la benzina negli USA. Ora la benzina può essere venduta con il 15% di etanolo per i veicoli costruiti dal 2001 in poi, alzando il limite attuale del 10%.

Diesel e iniezione diretta a benzina

E’ noto a tutti che le auto americane non sono generalmente le più efficienti quando si parla di consumi.

Dieci anni fa, la fabbrica di Ford Motors del Wayne sfornava SUV giganti come Expedition e Navigator, che percorrevano 12 miglia al gallone (5 km/litro) ed era una delle fabbriche di auto più redditizie al mondo. Oggi, dopo un rinnovamento costato 550 milioni di dollari, lo stesso impianto rappresenta una Detroit diversa: più verde, veicoli più piccoli e basso consumo energetico.

Obama sta innalzando i limiti del consumo: obbiettivo 35.5 mpg (15 km/litro) per il 2016, passando per i 30.1 mpg (12.75 km/litro) del 2012 e i 27.3 mpg (11.55 km/litro) del 2011. Un programma ambizioso.

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Meglio tardi che mai

Lo start-stop è un sistema per automobili che, quando il veicolo si ferma, spegne automaticamente il motore e lo riavvia solo al momento di ripartire, risparmiando carburante ed emissioni.

Questo sistema è vantaggioso soprattutto per la guida cittadina, quando il veicolo passa una notevole quantità di tempo in attesa ai semafori o si trova imbottigliato nel classico ingorgo da pendolari, e consente risparmi di carburante ripicamente nell’ordine del 5 o 10 per cento.

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Ogni cosa ha il suo prezzo

I dati di vendita delle auto in Italia nel 2010, anno uno del calendario post-crisi, sempre interessanti:

  • diesel: 46%
  • benzina: 36%
  • GPL: 14%
  • metano: 3.4%
  • ibridi: zerovirgola

Nel 2010, dunque, la quota di mercato di auto a combustibili fossili (diesel, benzina, GPL) è del 96%, il resto va a metano e ibridi.

E’ interessante confrontare questi dati con le vendite del 2009, l’anno della crisi nera del settore. Nel 2009 crollarono le immatricolazioni dei veicoli diesel (-8.5%) e benzina (-5.5%) mentre volarono GPL (+12%) e metano (+2%).

Prima conclusione: il prezzo del carburante è uno dei principali veicoli della percezione di vantaggio economico. Bella scoperta. E poi?

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