Come ridurre la bolletta energetica delle PMI

Il Ministero dello Sviluppo ha reso noto come intende ridurre del 10% le bollette delle piccole e medie imprese (PMI) e arrivare (nel 2015) ad una bolletta più equa e leggera: “togliere a chi ha avuto troppo, restituire a chi ha pagato di più, [..] eliminare le rendite, eliminare i sussidi incrociati ingiustificati, far funzionare la concorrenza e promuovere la legalità”.

La misura più corposa e interessante è certamente quella sul solare fotovoltaico, che ne rinegozia retroattivamente i generosissimi incentivi accumulati fin qui tramite cinque Conti Energia (oggi stiamo a 6.6 miliardi di euro all’anno).

Spalmatura obbligatoria degli incentivi per gli impianti fotovoltaici di potenza superiore ai 200 kWp. Si propone di allungare obbligatoriamente il periodo di incentivazione da 20 a 25 anni senza riconoscere alcun tasso di interesse, gettito previsto (700-900 M€)

Non è difficile prevedere le contenute ire dei sostenitori delle rinnovabili loro malgrado per una misura che, va detto, fa a pezzi lo stato di diritto, sacrificato sull’altare dell’insostenibilità economica di incentivi dissennatamente allocati e concessi per anni.

Il resto delle misure lo trovate sul blog di Assoelettrica.

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Al Signor Forconi non far sapere

Che la bolletta dell’elettricità è diventata via via più cara per il costo degli oneri generali (rinnovabili e tutto il resto).

In pratica, ai prezzi di dicembre 2013, le bollette annue [del Signor Forconi] assommerebbero a circa 8200 €, a partire da 6700 € circa senza il 22% di IVA. Questi 6700 € sono formati grosso modo da:

  • 49.2%              di costi variabili associati all’energia elettrica
  • 3.3%                di costi variabili associati ai servizi di rete
  • 31.4%              di costi variabili associati agli oneri generali
  • 6.2%                di accisa (anch’essa variabile). Poi ci sono:
  • 7.5%                di quota legata alla potenza impegnata
  • 3.5%                di costi fissi, anch’essi ripartiti tra energia (1.1%), rete (0.4%) e oneri generali (di nuovo, 2.1%).

Di queste voci, la più fumosa da comprendere per il sig. Forconi riguarda sicuramente gli oneri generali, peraltro mica leggeri. Cosa sono? Sapere che servono ad incentivare le rinnovabili potrebbe anche dargli qualche soddisfazione civica, (magari non spiegandogli che questa quota vale 12 miliardi di euro all’anno e non inizierà a calare prima del 2031, perché non sono stati stanziati proprio nel modo più efficiente…). Invece probabilmente diventerà più guardingo sapendo che il restante serve più o meno a mantenere la baracca pubblica che tiene in piedi il sistema (insomma: legislazione, funzionari, piattaforme di mercato, incentivi, studi e indagini, sperimentazione pubblica, tutela del consumatore, ma anche smantsmantellamenti degli impianti nucleari e aiuti vari. Bello, ci vuole; tanta burocrazia però, intuisce il sig. Forconi).

Ma, una volta rizzate le orecchie, potrebbe saltare sulla sedia vedendo questo grafico, che riporta gli andamenti delle quote variabili negli ultimi due anni:
prezzi-componenti-variabili-en-el

[Eros Tassi, su iMille-magazine]