Piccola chiosa sulla TAV

Sulla TAV Torino-Lione, molto è stato scritto, qualcosa anche su questo blog. Sulla sostenibilità energetica si è qui scritto già qualche mese fa, mentre l’aspetto strategico-economico dell’opera è stato puntualizzato dal bravo Terenzio Longobardi su iMille-magazine pochi giorni fa. Dal punto di vista puramente numerico non v’è molto altro da aggiungere. Poi, siccome la certezza matematica del domani non l’ha nessuno, è sempre importante mettere i numeri in prospettiva.

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Cosa succede con la TAV

Confesso che non avevo le idee chiare sulla TAV, la Val di Susa e di come siamo arrivati al punto di dispiegare l’esercito per proteggere il cantiere della TAV. Sapevo più o meno quel che racconta Beppe Grillo, con tutti i dubbi sull’affidabilità del personaggio. Questo fino a poco fa. Oggi sul Post trovate uno spiegone chiaro, semplice ed esaustivo di tutta la faccenda: dai No-TAV alle istituzioni, per finire col recente “progetto leggero” che potrebbe far pace con tutti e col cervello. Altamente consigliato.

Cosa dicono i No-TAV
Chi aderisce al movimento ritiene che la linea ad alta velocità sia inutile, perché non giustificata da livelli sufficienti di traffico per merci e passeggeri, ed estremamente costosa da realizzare, con una spesa che in buona parte ricadrebbe sulla società. La costruzione dei tunnel non piace perché secondo loro gli scavi porteranno a emissioni di polveri di amianto, al passaggio lungo vene di uranio e alla deviazione o distruzione di molte sorgenti d’acqua naturali sotterranee.

Cosa dicono le istituzioni
Secondo il governo italiano, quello francese e l’Unione Europea, la tratta ad alta velocità tra Torino e Lione è un tassello fondamentale per lo sviluppo della rete ferroviaria europea. Le loro stime parlano di chiari e tangibili benefici per l’ambiente a opera conclusa che consentirà di ridurre il traffico in Val di Susa di almeno 600mila passaggi di camion in una prima fase, riducendo di 2,5 milioni di tonnellate le emissioni di inquinanti nocivi.

[da Il Post]