Misure per la crescita

La crescita del “benessere”, lo sapete tutti, viene misurata con la crescita del PIL, il Prodotto Interno Lordo. Da un decennio l’Italia arranca, avendo una crescita media annuale del PIL dello 0.1%, e anche l’Europa Unita in generale non cresce poi tantissimo. Cosa succederebbe se oltre alla crescita economica considerassimo la sostenibilità ambientale?

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Pensieri sulla decrescita

E’ da un po’ che volevo scrivere qualcosa sulla decrescita, ma per mancanza di tempo non ci sono mai riuscito. Questo non vuol essere un post esaustivo sull’argomento, quanto un work-in-progress per districarsi in quel crogiuolo di opinioni e cialtronerie che è diventata la decrescita sui media italiani.

Cominciamo dall’inizio: cos’è la decrescita? Decrescita è un termine che abbraccia tante discipline – economia, ecologia, eccetera – e parte dall’assunto che le risorse naturali sono limitate. Di conseguenza, non si può immaginare un sistema a crescita infinita. Sulla decrescita è cresciuto negli anni un coacervo di idee e movimenti anti-produttivisti, anti-consumisti, anti-capitalisti ed ecologisti, in conflitto con (quasi) tutto, spesso anche tra di loro. In Italia, i decrescisti più famosi sono certamente Maurizio Pallante e Luca Mercalli, anche se sulla decrescita si sono espressi di recente Serena Dandini, Carlo Petrini e Sandro Veronesi.

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Il picco del petrolio rivelato

il mio articolo per iMille-magazine

Last Shot in the Life of a LensIl picco del petrolio, sintetizzando brutalmente, è il momento in cui la domanda di petrolio raggiunge (e supera) l’offerta. Altrimenti detto, è il momento in cui non c’è abbastanza petrolio per tutti.

La discussione sul picco del petrolio risale al 1956, quando il geologo Hubbert predisse un picco nella produzione del petrolio in America intorno al 1970. Nel 1998, quasi 15 anni fa, Colin Campbell scrisse l’articolo The end of cheap oil, rifacendosi ad Hubbert. Campbell sosteneva che le riserve petrolifere mondiali si stavano impoverendo a causa del crescente e eccessivo sfruttamento. Sostenuto da dati empirici, Campbell prevedeva l’imminenza di un picco mondiale della produzione di petrolio, cercando di capire e quantificarne l’impatto sulla società, l’economia, e le vite della gente comune. Da allora, sul picco del petriolio sono stati scritti centinaia di articoli, alcuni intelligenti altri meno, oltre ai tre film della serie di Mad Max, che più di tutti hanno lasciato un segno nell’immaginario comune sulle conseguenze della scarsità di petrolio.

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Meno stato e meno mercato

Dunque, intanto che il G20 è in corso proviamo a fare un po’ d’ordine. La situazione economica mondiale è più o meno questa:

L’Europa è nell’occhio del ciclone. Il punto del contendere, è doppio.

Da una parte la Grecia, che ha recentemente evaporato il 50% del debito contratto e che minaccia di evaporare anche l’altro 50% con un default per referendum.

Dall’altra l’Italia, dall’economia robusta ma che galleggia da 15 anni a crescita nulla. Paese politicamente instabile e governato da una classe politica inetta che a prendere decisioni importanti e/o a farsi da parte non ci pensa proprio, come scrive Irene Tinagli.

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