Dieci piccoli indiani /3

FIAT chiude (temporaneamente) lo stabilimento di Pomigliano.

La scelta è dovuta al fatto che in Italia il mercato delle auto si posiziona sui livelli del 1979 e questo sta penalizzando Fiat soprattutto nel segmento delle city car dove, con Panda e 500, detiene circa il 60% di quota.

Dieci piccoli indiani /2

Peugeot chiude uno stabilimento produttivo in Francia e lascia a casa 8.000 persone. Numeri alla mano, sarebbe come se FIAT decidesse di chiudere Mirafiori e Cassino insieme, per dire. Ne restano altri tre.

Cassa integrazione solare

Ancora licenziamenti e cassa integrazione nel settore fotovoltaico italiano.

Oggi competere sulla produzione è diventato un suicidio, soprattutto quando le quantità in gioco sono risibili davanti a produttori che vanno oltre ben oltre il GW/anno e che dettano legge a livello globale (leggasi Cina, ndFZ). Con buona pace di qualche esponente della Confindustria che propone ancora di creare nuovi stabilimenti produttivi nella penisola.

[Da QualEnergia]

Ne rimarrà solo uno

Saab è fallita, Mazda sta con le pezze al culo.

update: anche Opel non se la passa bene. General Motors sta considerando la chiusura degli stabilimenti Opel in Germania e Inghilterra per far fronte alle perdite.

update 2: ok, la redazione de Il Post segue questo blog.

update 3: Ford Europe macina perdite consistenti. (hat tip: Randolph C.)

update 4: in controtendenza, Volvo fa un botto di vendite e assumerà altre 10.000 persone. In Cina.

Vi aspettate che funzioni?

Come non avessimo abbastanza problemi con l’economia, ora ci si mette anche il global warming. Mentre l’euro-zona è ancora in crisi profonda, nonostante Mario Monti e gli sforzi della BCE, il World Energy Outlook 2011 della IEA avverte che la crisi climatica è diventata praticamente inevitabile, a meno di non agire molto rapidamente.

Ora, di avvertimenti fin qui ne sono stati lanciati tanti, ma questo a me personalmente sembra diverso. Per la prima volta l’IEA ha messo un numero al disastro: 2017. E’ l’anno in cui, secondo la IEA, il mondo avrà speso la propria quota di emissioni di carbonio. Altrimenti detto, senza interventi drastici entro il 2017, l’infrastruttura per l’energia presente in tale data genererà così tanta CO2 da rendere impossibile contenere il riscaldamento globale al limite accettabile di 2 gradi. Dopo di che, beh, andremo solamente di male in peggio.

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Chi paga questa crisi

Certo non il settore della chimica.

La chimica, nelle sue variegate articolazioni, è tutt’altro che in crisi e ciò emerge con chiarezza se ci si libera definitivamente dello stereotipo per cui l’industria chimica si identificherebbe con i grandi comparti di base, quindi essenzialmente con il petrolchimico. Stando agli ultimi dati elaborati da Federchimica, in realtà, sono in crescita settori come quello dei fertilizzanti e degli agrofarmaci (rappresentano il 6% del fatturato dell’industria chimica), quello dei detergenti e cosmetici (oltre il 20%), delle pitture e delle vernici (ca. il 15%), e delle altre specialità chimiche, dentro cui spiccano le performance di colle ed adesivi, delle fibre artificiali e sintetiche, dei nuovi materiali biodegradabili.

[da Linkiesta]

La lettura dell’articolo è altamente sconsigliata agli ambientalisti d’antan e a chi pensa che chimica uguale petrolio uguale inquinamento.

Lezioni di economia globale

Sulla crisi dei mercati finanziari si sono scritte tante cose. Quella sotto è forse una delle più intelligenti.

Quel che non va è che ci sono troppi mercati – finanziari, ma anche industriali – che sono diventati troppo grandi e troppo astratti per essere davvero mercati. Mercati che per definizione non possono essere concorrenziali. [..] Quel che stiamo vedendo in questi giorni, il potere delle agenzie di rating, o la potenza del tutto razionale – dal punto di vista di chi la esercita – della “speculazione” nel determinare il destino di intere nazioni, non è altro che la più alta e tragica rappresentazione di una rinnovata situazione di monopolio dell’informazione e di concentrazione del potere. Al posto del mercato che tutto livella grazie alla concorrenza, il mercato che tutto concentra grazie al monopolio – di fatto – del capitale e dell’informazione.

[il sempre ottimo Corrado Truffi su iMille]