Dematerializzazione dell’economia: intensità energetica

imagingtheworldScuse sentite ai lettori di questo blog per il ritardo di questo articolo. Quella che doveva essere una semplice disamina sull’intensità energetica dell’economia, forse uno degli indicatori più popolari per l’efficienza energetica, si è rivelata un vespaio. La maggior parte delle considerazioni sull’intensità energetica sono infatti più uno sterile esercizio di aritmetica sconnesso dalla realtà che conclusioni di valore. Questo post cerca di sintetizzare al massimo la questione. Buona lettura, diciamo.

PIL e consumo d’energia. Nella trattazione economica, gli economisti sono tradizionalmente concentrati su capitale e lavoro e, più recentemente, sugli effetti del progresso tecnologico. Secondo alcuni economisti ecologici invece, il consumo di energia dovrebbe essere lo standard primario di valore per la società moderna, per l’ovvio motivo che qualsiasi sistema, umano e non, ha bisogno di energia per funzionare. Su questo presupposto è cresciuta nel tempo l’idea di una società basata sul consumo energetico e le energie rinnovabili. Nel sistema economico moderno, la ricchezza prodotta annualmente è misurata dal Prodotto Interno Lordo (PIL). Da decenni definizione e modalità di calcolo del PIL come misura della qualità della vita sono oggetto di discussione tra gli economisti. Associare il PIL al tenore di vita porta infatti a usare il benessere materiale come indicatore della qualità della vita, con tutto ciò che ne consegue. Tuttavia, nonostante decenni di proteste da parte di ambientalista e decrescisti, ad oggi non è ancora noto un parametro migliore per misurare la qualità della vita e tocca tenerci il PIL.

L’intensità energetica è definita come il rapporto tra consumo di energia primaria e PIL. Definizione alla mano, un valore alto di intensità energetica indica un alto consumo nel convertire l’energia in PIL e, dunque, una bassa efficienza. Una basse intensità energetica al contrario indica una migliore performance economica per unità di energia consumata. Va da sé che l’intensità energetica è da molti considerata una misura attendibile per l’efficienza energetica nella cornice economica nazionale.

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Piccoli inquinatori crescono

L’ottimo Fausto Melotti, su iMille-magazine, spiega i risultati dell’ultimo progetto di ricerca europeo ESCAPE – European Study of Cohorts for Air Pollution Effects:

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M’illumino di meno

Il mio articolo per iMille-magazine

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Puntuale come ogni anno arriva la giornata del risparmio energetico, con l’ormai celebre slogan inventato dalla trasmissione Caterpillar “M’illumino di meno“. E anche quest’anno, “M’illumino di meno” incassa il supporto del Ministero dello Sviluppo Economico (MiSE), che aderisce all’iniziativa. Venerdì 15 febbraio, per celebrare la giornata del risparmio energetico, pratica secondo il MiSE in linea con l’efficienza energetica nella recente Strategia Energetica Nazionale (SEN), non solo la sede del MiSE non sarà illuminata all’esterno, ma anche tutto il personale sarà invitato a spegnere le luci “inutili” di casa e prendere parte alla campagna. Sempre con il beneplacido del MiSE, quelli di Caterpillar chiedono anche ai sindaci delle città italiane di aderire alle “buone pratiche” per la riduzione dei consumi energetici, seppure per un giorno. L’iniziativa “M’illumino di meno“ termina la sera di venerdì 15 febbraio con un’ora di buio volontario.

Ora, nell’invito a consumare di meno certamente non v’è nulla di male. Tuttavia, “M’illumino di meno“ si fonda su una doppia fallacia che non potrà che consegnare l’iniziativa alla irrilevanza.

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Edilizia. Fonti rinnovabili o efficienza energetica?

il mio articolo per iMille-magazine.

In questi giorni sta circolando molto la bozza della nuova Strategia Energetica Nazionale del Ministero per lo Sviluppo Economico. Al netto delle polemiche sul rilancio della produzione nazionale di idrocarburi, già analizzate su queste pagine da Terenzio Longobardi, molta importanza è affidata al rilancio dell’efficienza energetica degli edifici.

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Una proposta intelligente per Spending Review

La fanno quelli di CieloBuio, sull’efficienza energetica dell’illuminazione pubblica in Italia.

Oggi la spesa energetica per la sola illuminazione pubblica risulta essere di un miliardo di euro. [..] La situazione italiana, se confrontata con gran parte delle altre nazioni europee, risulta essere paradossale. A fronte di una inesistente autoproduzione di materie prime per la generazione di energia elettrica, l’Italia risulta essere tre i paesi più spreconi, seconda sola alla Spagna. L’Italia consuma pro capite più del doppio della Germania e quasi il triplo di Gran Bretagna, Olanda e Irlanda.

Nazione

Consumo annuo

pro capite (kWh)

Spagna 116
Italia 106 (dati Terna)
Francia 80
Germania 48
Gran Bretagna 42
Olanda 40
Irlanda 40

l’Italia risulta essere la nazione con il numero più alto di apparecchi per area urbanizzata. Il doppio o più di Francia, Belgio, Gran Bretagna, Irlanda, Germania, Austria, Danimarca. I dati presentati rendono evidente quali possano essere i potenziali risparmi per la nostra nazione. Senza riportare tutti al buio, ma semplicemente ‘abbassandoci’ al livello di nazioni quali la Germania o la Gran Bretagna, possiamo arrivare a risparmiare oltre la metà di quanto attualmente spendiamo, recuperando circa mezzo miliardo di euro ogni anno. Questo senza dover licenziare nessuno e senza altri ‘danni’ collaterali che le operazioni di taglio alla spesa pubblica normalmente hanno.

[continua con una slavina di proposte in materia su CieloBuio.org]

Freddo!

Una regola generale per il riscaldamento in questi giorni di gelo: di notte, è consigliabile non abbassare la temperatura di oltre quattro gradi rispetto alla temperatura diurna. In caso contrario, riscaldare l’ambiente per recuperare il gap il giorno costa più del risparmio ottenuto durante la notte. Ovviamente, occhio agli spifferi.

Cinque anni di efficienza energetica degli edifici

il mio articolo per iMille-magazine

L’efficienza energetica degli edifici è uno dei forse modi più ovvi per ridurre le emissioni, un vero e proprio giacimento di energia cui attingere attraverso il risparmio energetico. In Italia, manco a dirlo, non lo stiamo ancora sfruttando appieno. Cosa impedisce di realizzare a pieno il potenziale dell’efficienza e cosa si sta facendo in materia?

La legge n.296 del 2006 ha creato l’ormai celebre strumento delle detrazioni fiscali del 55% per le spese sostenute per gli interventi di risparmio energetico sul patrimonio immobiliare nazionale esistente. Più in dettaglio, la legge n.296 è stata integrata e modificata da provvedimenti successivi, ai commi 344, 345, 346 e 347 dell’art. 1, per:

− la riqualificazione energetica globale dell’edificio (comma 344);
− interventi su strutture opache verticali (le pareti, il cosiddetto “cappotto esterno”) strutture opache orizzontali (solai/coperture) e infissi (comma 345);
− l’installazione di pannelli solari per la produzione di acqua calda (il cosiddetto solare termico, comma 346);
− l’installazione di caldaie a condensazione o pompe di calore (comma 347).

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