Prospettive climatiche

Il mio articolo per iMille-magazine

Un’azione urgente e concreta per affrontare il cambiamento climatico: questo, in sunto, il risultato dell’ultimo G7 a Elmau per discutere di global warming. I sette capi di Stato riuniti – Italia, Francia, Germania, Regno Unito, Stati Uniti, Canada, Giappone – hanno promesso di dismettere l’uso di combustibili fossili entro la fine del secolo e di ridurre le emissioni globali del 70% entro il 2050. L’obiettivo delle azioni promesse è limitare il riscaldamento globale alla soglia dei 2 gradi centigradi. L’obiettivo politico del summit di Elmau era invece quello di costruire un fronte unito e comune in vista della prossima conferenza sul clima (COP21) di Parigi, in dicembre. Al netto delle roboanti promesse, il vertice del G7 in Germania lascia aperte molte questioni.

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Produrre acciaio in Italia

il mio articolo per Il Post.

Pur con i recenti sviluppi, sull’ILVA non v’è molto da aggiungere rispetto a quanto già detto pochi giorni fa. Tuttavia, dai fatti dell’acciaieria di Taranto si può prendere spunto per una riflessione di più ampio respiro sulla produzione dell’acciaio in Europa e la posizione dell’Italia.

L’industria dell’acciaio è stata un attore fondamentale nei progressi infrastrutturale ed economico degli anni post-guerra e del boom italiano degli anni ’60. Allora il settore era pubblico, comandato dall’IRI. Negli ultimi decenni, complici due grandi crisi negli anni ’70 prima e ’80 poi, il settore della siderurgia è stato completamente privatizzato. I gruppi industriali rilevanti in Italia sono Riva (che possiede ILVA), Marcegaglia, Lucchini e Arvedi.

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Il diesel è morto

Dopo il fallimento della Direttiva Europea sulla Qualità dei Carburanti, mi ero chiesto come avrebbero portato il diesel per autotrasporto fuori mercato per riservarlo all’agricoltura, prima che la rarefazione delle risorse naturali non ci cogliesse impreparati – in pratica, non v’è abbastanza diesel – con rischi ben più seri dell’aumento del prezzo del carburante alla pompa. Dopo anni di ricerce e con incommensurabile tempismo, l’OMS – Organizzazione Mondiale per la Sanità – ha appena concluso che le emissioni del diesel sono cancerogene.

Quanto inquina l’auto elettrica

Le emissioni di anidride carbonica (CO2) dell’auto elettrica sono una di quelle cose in cui regna la confusione più totale. Questo avviene perchè, sebbene i veicoli elettrici siano effettivamente emission-free, l’elettricità necessaria a ricaricare la batteria viene prodotta nelle normali centrali. Altrimenti detto, le emissioni dei veicoli elettrici dipendono dal mix energetico di produzione dell’energia elettrica usata per le auto. Se l’elettricità venisse prodotta dalle sole fonti rinnovabili, le emissioni dei veicoli elettrici sarebbero infatti proprio zero. D’altra parte, è anche vero che se l’energia elettrica venisse prodotta solamente usando centrali a carbone le emissioni sarebbero doppie rispetto alle normali auto a benzina/diesel.

Ora, su ATZ Technology di questo mese si trova una ottima analisi della nuova Mitsubishi i-MiEV per quel che riguarda design, potenza, consumi, acustica, peso e, più interessante, le emissioni di CO2 derivanti dal mix di produzione energetica attuale. E’ allora interessante confrontare alcuni paramentri chiave su emissioni e costi con la Volkswagen Polo, l’auto a benzina/diesel con le emissioni più basse in commercio, per rispondere a una delle domande più comuni sull’auto elettrica: conviene davvero?

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Cinque anni di efficienza energetica degli edifici

il mio articolo per iMille-magazine

L’efficienza energetica degli edifici è uno dei forse modi più ovvi per ridurre le emissioni, un vero e proprio giacimento di energia cui attingere attraverso il risparmio energetico. In Italia, manco a dirlo, non lo stiamo ancora sfruttando appieno. Cosa impedisce di realizzare a pieno il potenziale dell’efficienza e cosa si sta facendo in materia?

La legge n.296 del 2006 ha creato l’ormai celebre strumento delle detrazioni fiscali del 55% per le spese sostenute per gli interventi di risparmio energetico sul patrimonio immobiliare nazionale esistente. Più in dettaglio, la legge n.296 è stata integrata e modificata da provvedimenti successivi, ai commi 344, 345, 346 e 347 dell’art. 1, per:

− la riqualificazione energetica globale dell’edificio (comma 344);
− interventi su strutture opache verticali (le pareti, il cosiddetto “cappotto esterno”) strutture opache orizzontali (solai/coperture) e infissi (comma 345);
− l’installazione di pannelli solari per la produzione di acqua calda (il cosiddetto solare termico, comma 346);
− l’installazione di caldaie a condensazione o pompe di calore (comma 347).

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Come va la lotta alle emissioni

Che il livello medio della stampa italiana in materia di energia&ambiente sia basso non è un mistero. Ciò non toglie che si possono comunque trovare dei buoni articoli. Sul Corriere di questa settimana, il bravo Danilo Taino fa un perfetto punto della situazione nella lotta alle emissioni di CO2 contro il riscaldamento globale, in vista del prossimo vertice a fine novembre in Sud Africa.

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Come stiamo con la cattura della CO2

CCS, ossia Carbon Capture and Storage. Cattura e stoccaggio dell’anidride carbonica. Ne aveva parlato sui giornali poche settimane fa. Nella sua Roadmap 2050, l’Agenzia internazionale dell’Energia (IEA) ha descritto come “fondamentale” il ruolo della CCS nella riduzione delle emissioni contro il Global Warming. Senza mezzi termini, l’IEA sostiene che le nazioni del mondo devo prepararsi a sborsare ulteriori 3.000 miliardi di dollari da qui al 2050 per creare un’infrastruttura globale per la cattura della CO2 e lo stoccaggio nel sottosuolo.

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