Energia e liberalizzazioni

Della relazione tra mercato e energia, e sui limiti del primo, si era parlato qualche tempo fa su questo blog. In tempi di liberalizzazioni operate dal Governo Monti, in ossequio alle politiche europee di Bruxelles, non potevano certo passare inosservate le recenti proposte di Cameron per la strategia energetica britannica, con l’obbiettivo di de-carbonizzare l’energia in UK.

Il paradosso e’ che, mentre il nostro Paese e’ ancora bloccato a parlare delle sorti progressiste del libero mercato, nella patria dell’ultraliberalista Margaret Thatcher ci si inizia a muovere in maniera diametralmente opposta. [..] A partire dal 2013, saranno introdotte avanzate forme di programmazione, prezzi minimi garantiti, contratti differenziali e decisioni fortemente centralizzate. In pratica, sara’ il governo di Londra a decidere quali fonti energetiche andranno scelte, in quali quantita’, dove dovranno essere localizzati gli impianti e quali saranno i costi massimi consentiti, i prezzi e la durata dei contratti.

[L’Unita’, qualche giorno fa]

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Il vento soffia in Cina

La notizia non è nuovissima, ma è passata quasi inosservata: Vestas, il più grande produttore mondiale di turbine eoliche, ha annunciato il taglio del 10% dell’intera forza lavoro in America. Solo un anno fa, Vestas annunciava il licenziamento di 3.000 persone in Danimarca (il 40% dell’intera forza lavorativa danese).

I motivi? La solita concorrenza cinese, agguerrita più che mai, che ha abbattuto prezzi e margini del mercato delle turbine eoliche forte dei soliti aiuti di stato finanziamenti statali, erogati allo scopo da Pechino.

Poi non dite che qui non lo si era già scritto. Ah, la prossima volta parliamo del picco del petrolio e dell’articolo su Nature, promesso.

Terre rare, solare e ora eolico

Farsi fregare succede a tutti. Quando succede una volta niente di male, tutta esperienza per il futuro. Può accedere due volte. Anche in tal caso poco male, repetita juvant dicevano i latini, e non sempre si impara al primo tentativo. Quando però ci si fa fregare tre volte nello stesso modo bisognerebbe fermarsi a pensare, seriamente.

Di che si parla? Del mercato delle rinnovabili, in cui Stati Uniti e le economia avanzate in generale continuano a farsi fregare dalla Cina, imperturbabili.

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Niente più nucleare. Sì, ma come?

il mio articolo per Il Post

Dopo l’incidente di Fukushima, la Germania ha deciso l’abbandono dell’energia nucleare dal 2022, anno in cui le centrali tedesche verranno spente. Da allora le domande più comuni sono state due: come Berlino pensa di sostituire l’energia dell’atomo – che oggi produce il 22 per cento dell’energia elettrica tedesca – e se gli incentivi alle rinnovabili continueranno o meno. Negli ultimi mesi, sono state molte le voci concordi nell’affermare che la Germania avrebbe abbandonando l’attuale sistema di finaziamento per le energie rinnovabili, reputato insostenibile nell’assenza di una fonte abbondante e ragionevolmente economica come il nucleare.

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Il rigore del metodo scientifico

Sono passati pochi giorni da quando ho pubblicato su questo blog e su Il Post i numeri del costo del chilowattora, secondo il modello standard dell’International Energy Agency, con un botto di lettori e commenti. Grazie a tutti. Alcuni fan di questo blog mi riferiscono che ieri il Sole 24 Ore, neanche avessero letto quel che ho scritto, ha pubblicato un articolo molto simile. Me ne hanno passato i risultati chiedendomi un commento. Andiamo con ordine, i risultati del Sole sono questi (tabella cliccabile):


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I numeri dell’energia, senza propaganda

il mio articolo per iMille, scritto a quattro mani col sempre ottimo Corrado Truffi.

Quarantaquattro terawattora (TWh) l’anno, il 15% del fabbisogno elettrico nazionale attuale. E’ questo l’ammontare di energia elettrica assicurato dall’appena defunto e già risorto piano nucleare di Berlusconi (1), fra poco più di dieci anni. Per uscire dalle secche di un dibattito oscillante fra paura ed accuse di emotività a chi contesta l’energia nucleare, eccesso di fiducia nelle energie rinnovabili e anti-berlusconismo elettorale, abbiamo provato a far di conto su questa magica cifra, 44TWh all’anno di energia elettrica. L’obbiettivo è dare numeri semplici ma efficaci sull’energia in vista del referendum sul nucleare prossimo venturo, senza i quali la decisione non potrebbe che essere presa su basi emotive o ideologiche. Sono numeri importanti ma colpevolmente assenti nel dibattito nazionale che rispondono a domande forse ovvie ma che giacciono inascoltate:

  • Qual è il costo di realizzazione e gestione delle centrali nucleari?
  • Quanta è l’energia prodotta dalle centrali nella vita prevista?
  • Quanta energia è producibile con un pari investimento nelle energie alternative?
  • Qual è l’impatto ambientale?
  • E la dipendenza dall’estero?
  • Altri problemi che dovremmo sapere?

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