Il valore dei lavori verdi

Il mio articolo per iMille-magazine.

I sostenitori della pericolosità del cambiamento climatico hanno decisamente un compito improbo. Da decenni si continua a produrre report e paper scientifici sull’origine antropica dei cambiamenti climatici e da altrettanto tempo l’IPCC continua a pubblicare corposi balenotteri che riassumono report e paper di cui sopra per informare l’opinione pubblica, i politici continuano a parlare di futuro e cambiamento, ma la società continua senza grossi cambiamenti con le pratiche del business-as-usual. Anche se alcune delle istanze ambientaliste sono state recepite dai legislatori – il piombo, ad esempio, è stato proibito anni fa per la sua tossicità – da un punto di vista globale le conseguenze realmente tangibili sono poca roba. Altrimenti detto, anche se le persone stanno diventando più attente alla salute dell’ambiente le loro vite e azioni non lo sono.

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Please donate

Desertec sta con le pezze al culo.

This is an urgent call for your financial support:

Dear Supporter and Friend of DESERTEC

As you have been following and supporting DESERTEC Foundation for a while, we are now asking for your financial support.

DESERTEC Foundation has developed its vision and concept over many years with a strong backing from civil society from all over the world. This gave us credibility and independence. Although we still strongly believe in a tight collaboration with industry, we have decided (and are forced) to go a more independent way and thus keep a high level of credibility.

However, in order to be able to fulfill our mission, we are dependent on your financial support. Your donation will be used for the dialogue with civil society and NGOs in Morocco and Tunisia regarding DESERTEC criteria for power plants the expansion of our activities to Chile, Peru and Brazil the release of the DESERTEC Atlas in English, Spanish and Portuguese. Please go to our website and donate! Thank you!

Your DESERTEC-Team

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M’illumino di meno

Il mio articolo per iMille-magazine

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Puntuale come ogni anno arriva la giornata del risparmio energetico, con l’ormai celebre slogan inventato dalla trasmissione Caterpillar “M’illumino di meno“. E anche quest’anno, “M’illumino di meno” incassa il supporto del Ministero dello Sviluppo Economico (MiSE), che aderisce all’iniziativa. Venerdì 15 febbraio, per celebrare la giornata del risparmio energetico, pratica secondo il MiSE in linea con l’efficienza energetica nella recente Strategia Energetica Nazionale (SEN), non solo la sede del MiSE non sarà illuminata all’esterno, ma anche tutto il personale sarà invitato a spegnere le luci “inutili” di casa e prendere parte alla campagna. Sempre con il beneplacido del MiSE, quelli di Caterpillar chiedono anche ai sindaci delle città italiane di aderire alle “buone pratiche” per la riduzione dei consumi energetici, seppure per un giorno. L’iniziativa “M’illumino di meno“ termina la sera di venerdì 15 febbraio con un’ora di buio volontario.

Ora, nell’invito a consumare di meno certamente non v’è nulla di male. Tuttavia, “M’illumino di meno“ si fonda su una doppia fallacia che non potrà che consegnare l’iniziativa alla irrilevanza.

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Il fallimento delle conferenze sul clima

il mio articolo per iMille-magazine, scritto a quattro mani con l’energisauro

doha-climate-conve_2422375bQualche settimana fa, si è conclusa la conferenza di Doha sul riscaldamento globale. “Il risultato è deludente: niente smuove le coscienze per il cambiamento climatico, nemmeno i recenti avvenimenti dell’uragano Sandy e del tifone Bhopa. E’ come essere ad Auschwitz nel 1945 e dire: agiremo il prossimo anno, non è così drammatico”. Queste le parole di Federico Antognazza dell’Italian Climate Network, non certo prive di mordente.

Dopo la deludente conferenza di Durban del 2011 e quella super-pubblicizzata di Copenhagen nel 2009 – che su iMille seguimmo passo passo mentre la montagna partoriva il topolino – quest’anno è stata la volta della conferenza delle Nazioni Unite sul Climate Change a Doha in Quatar, tenutasi tra il 27 Novembre e il 7 Dicembre, con il risultato commentato sopra.

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Dieci piccoli indiani

Saab è fallita.

Game over, Saab

Dopo mesi di agonia, l’amministratore della riorganizzazione aziendale di Saab per le difficoltà finanziarie ha chiesto al tribunale svedese di staccare la spina. Troppi debiti per Saab, ora c’è da attendere la risposta del tribunale. A questo punto le chances di sopravvivenza per lo storico marchio svedese sono davvero poche.

200 milioni di debiti

Da tempo in agonia, Saab è sull’orlo del fallimento. Gli stop alle forniture a causa dei debiti non consentono la produzione di auto da vendere, e l’assenza di auto da vendere produce nuovi debiti. Il classico caso del serpente che si morde la coda. Peccato, perché stavo valutando l’acquisto di una Saab 93 o, meglio, della più moderna versione 95.