Referendum, trivelle e populismo

Il mio articolo per Il Post, scritto a quattro mani col sempre ottimo Corrado Truffi.

trivelle1Se non venite da Marte, sapete che domenica 17 aprile si voterà per il referendum sulle trivellazioni richiesto da 9 regioni. Il Comitato per il Sì per fermare le trivelle (“Il petrolio è scaduto: cambia energia!”) conta oltre 160 associazioni, quasi tutte ambientaliste. Dall’altra parte vi è il gruppo per il No di matrice più tecnica, a cui partecipano, tra gli altri, il presidente di Nomisma Energia Davide Tabarelli, Rosa Filippini della direzione nazionale di Amici della Terra e Chicco Testa di Assoelettrica. Durante la campagna referendaria, come triste consuetudine da molti anni, una parte della sinistra ambientalista non ha lesinato populismi, disinformazione mirata e propaganda ingannevole in uno schema per cui i fini giustificano i mezzi, tutti. Quel che però lascia davvero l’amaro in bocca è constatare come anche i promotori del No abbiano fatto ricorso a populismi uguali e contrari. Ma andiamo con ordine.

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La fine del ricatto energetico russo?

Il mio articolo per iMille-magazine

Similmente a quanto accaduto tra il 2006 e il 2009, la crisi in Ucraina ha riesumato il mai sopito dibattito sulla dipendenza dell’Europa dalle risorse energetiche russe. Il 25 febbraio, la Commissione Europea ha reso nota la dichiarazione di intenti di formare un’Unione Energetica Europea (Energy Union) con l’obiettivo, tra le tante cose presenti nel documento, di una riduzione strutturale della dipendenza dalla Russia come fornitore di risorse energetiche, che a detta di molti Putin ha usato e usa tuttora come strumento politico.

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La miopia del M5S sull’energia

Il mio articolo per Il Post

grilloIl solare fotovoltaico sta vivendo una fase di rapida espansione in tutto il mondo. Solo in Italia, negli ultimi dieci anni, è cresciuto del 60 per cento annuo. Se l’aumento del volume di mercato mondiale ha prodotto l’attesa riduzione del costo di produzione dei sistemi e v’è ragionevole soddisfazione tra gli ambientalisti – in pochi anni il costo è diminuito del 40 per cento, dai 2500 euro al kW del 2010 fino agli attuali 1600 euro al kW – l’abbondante potenza fotovoltaica installata è tuttavia diventata un grattacapo per le centrali tradizionali, la gestione della rete elettrica e, soprattutto, le casse dello Stato. Problemi colpevolmente ideologizzati nel dibattito politico attuale.

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L’Europa e la via del gas

Il mio articolo per iMille-magazine

Il 28 giugno scorso la Trans Adriatic Pipeline (TAP) ha ottenuto la commessa per trasportare in Europa 10 miliardi di metri cubi (mmc) di gas all’anno dall’Azerbaigian, a partire dal 2019. Stiamo parlando di un gasdotto, la TAP appunto, che prevede di attraversare il Mar Adriatico e connettere le coste di Albania e Italia, spuntando sulle coste del Salento, in Puglia. Stando alle dichiarazione dell’Unione Europea, la TAP è una pietra miliare della politica energetica europea che, nelle intenzioni, dovrebbe ridurre la dipendenza dal gas russo. Peccato che le cose non stiano proprio così.

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Perchè promuovere il metano nell’autotrazione

Il mio articolo per iMille-magazine

Oggi in Italia il 63% del petrolio importato è utilizzato per i trasporti. Difficilmente la dipendenza dai combustibili fossili per l’autotrazione cambierà nel breve periodo, vuoi per la scarsa sostenibilità dei biocarburanti, vuoi per problemi e alto costo dell’auto elettrica, vuoi per l’ingente capitale iniziale necessario per un investimento nella mobilità pubblica. Insomma, se l’auto del futuro potrebbe essere alimentata ad idrogeno o addirittura volare, in questa fase di transizione e di decarbonizzazione dell’economia, l’unica vera alternativa al petrolio nei trasporti potrebbe essere rappresentata dal metano. Certo, stiamo parlando sempre di un combustibile fossile, ma il gas naturale presenta ad oggi dei vantaggi non indifferenti per il nostro Paese.

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Gas naturale: carburante per il futuro?

il mio articolo per iMille-magazine

La svolta più importante del settore energetico degli ultimi decenni è certamente la tecnica della fratturazione idraulica combinata con la perforazione orizzontale. Tale tecnica va oggi sotto il nome di “fracking” e ha reso possibile lo sfruttamento di larghissime quantità di gas dai giacimenti di scisti (shale gas). Come conseguenza, il prezzo spot del gas naturale di produzione nazionale è calato da un massimo di oltre 12 dollari per milione di British Thermal Units (mBTU, circa un gigajoule di energia) nel 2008 a meno di 2 dollari nel 2012, prima di stabilizzarsi oggi a circa 4 dollari.

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Boom dell’auto a metano?

Nel 2013 il trend è di +75% rispetto all’anno precedente. Sul GPL i numeri sono più grandi ma solo per ragioni di rete di distribuzione, visto che il risparmio rispetto ai carburanti liquidi è inferiore rispetto al metano.

La maggiore attenzione alle spese, il petrolio stabile sui 100$/barile e le zero accise statali che pesano sul kg di gas naturale per autotrazione (finché dura…) ovviamente sono le motivazioni principali. Col trend attuale, si stima che l’Italia arriverà nel 2016 a consumare 1mld di mc/anno per autotrazione, 1/4 della produzione annuale del nuovo rigassificatore di Livorno.

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