Quasi quasi abbandono il nucleare

Sull’addio del nucleare in Giappone si è scritto pochi giorni fa su questo blog. La decisione giapponese segue quella della Germania, impegnata a sua volta nell’Energiewende, il piano per l’abbandono del nucleare tedesco in seguito all’incidente di Fukushima.

Rispetto alla Germania, che bene o male procede col suo Energiewende, il Giappone si trova ad affrontare una grana ben più grossa. Per dirla facile, il problema del Giappone non è che abbiano deciso per l’abbandono dell’energia dell’atomo, ci mancherebbe. Il problema è che la decisione è stata presa senza adeguata pianificazione, per motivi puramente elettorali, e ora il Giappone si trova alle prese di rimando con problemi economici e di politica estera assai pelosi.

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Addio al nucleare?

La notizia è recente: per le pressioni dell’opinione pubblica, dopo la Germania, anche il Giappone annuncia il suo addio al nucleare, almeno per il 2040, tra circa 25 anni.

E’ vero, il 2040 è ancora lontano e il prossimo governo giapponese potrebbe ribaltare la decisione. E in futuro un altro governo ancora potrebbe invertire l’inversione. Ma non è questo il punto. Il punto è che il segnale dato da Tokio è che il nucleare non può più contare su un clima di investimenti economici stabili.

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Decrescisti del Sol Levante

Le notizie sono due.

La prima è che il Giappone ha decso per la riattivazione di 2 reattori della centrale nucleare nella città di Ohi, a 350km da Tokio. La decisione segue la chiusura – per manutenzione, stando alle dichiarazioni ufficiali -avvenuta il 5 maggio dell’ultimo dei 50 reattori nucleari giapponesi. Eppure, solo una settimana fa il Japan Times aveva definito la possibilità “ancora non chiarita” e un sondaggio nazionale aveva indicato una percentuale di favorevoli all’opzione del 26 per cento contro un 55 per cento si sfavorevoli.

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La nuova Toyota Prius C

All’esordio, incassa 120.000 ordini nel solo Giappone, in luogo dei 12.000 previsti. C sta per City.

Abbandoneremo il nucleare ma anche no

Proprio ieri, Noda, il nuovo premier giapponese, ha deciso per la ripartenza delle centrali nucleari del paese, ferme dopo l’incidente a Fukushima. Una misura temporanea, naturalmente, ma il Giappone, parole di Noda, proprio non poteva far a meno dell’energia prodotta dall’atomo (un terzo dell’intera produzione nazionale, cioè tanta).

update: oggi ne parla anche Il Post.

Terrore nucleare

Oramai non passa giorno senza che il mio account facebook non venga spammato da inviti a votare quattro SÌ al referendum di giugno. Le motivazioni sono sempre le stesse: SÌ per abolire il nucleare assassino di Chernobyl e SÌ per impedire al privato di specula sull’acqua pubblica. Basta. Punto. Corri a votare e stop, non c’è tempo da perdere. Ora, io il tempo da perdere ce l’ho e vorrei anche ragionare. Stiamo andando a votare per un referendum, per diamine, non al televoto del Grande Fratello per decidere se vince Jonathan o DJ Francesco.

Sull’acqua mi dichiaro ignorante, non ho le basi di economia necessarie e sono tutt’orecchi. Suggerisco questo articolo del sempre ottimo Corrado Truffi su iMille. Sul nucleare e sull’energia invece le basi le ho eccome.

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Il problema con le energie rinnovabili

scritto a quattro mani con il sempre ottimo Corrado Truffi

Ricorrere all’energia nucleare non fa diminuire la nostra dipendenza energetica dall’estero. Quante volte avete sentito questa frase? Tante, e altrettante la sentirete da qui al prossimo referendum sul nucleare. Il motivo è semplice: l’uranio per le centrali nucleari lo dobbiamo importare, e quindi dipenderemo dai paesi importatori così come oggi dipendiamo dai paesi da cui importiamo petrolio e gas. Con le fonti rinnovabili invece siamo più contenti, perché il problema della dipendenza non sussiste proprio, dal momento che sole e vento non ce li toglie nessuno. Sarebbe bello, ma le cose non stanno proprio così.

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Niente componenti per auto

Diodi, microprocessori, schede per circuiti, regolatori di tensione, fogli di rame. Sono le parti per auto prodotte dal Giappone, la cui fornitura è stata interrotta dal recente terremoto. E siamo solo all’inizio.

Ford ha sospeso gli ordini per alcuni veicoli neri e rossi. Le vernici erano prodotte in Giappone e il fornitore non può più fare un particolare tipo di pigmento chiamato Xirallic, necessario nella vernice metallizzata usata da Ford. Nessuno si illude sulla velocità del recupero, che si preannuncia lento. Le catena di approvvigionamento sono lunghe e spesso complesse. Per molte case automobilistiche è arduo anche solo individuare dove si trovi il punto di rottura. Dopo il terremoto, ad esempio, Toyota ha torchiato i suoi fornitori con richieste di rapporti dettagliati sullo stato dei fornitori dei fornitori. Roba di cui normalmente i grandi carmakers non si preoccupano affatto.

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Cosa succede se si fonde il nocciolo

Rispolvero qualche conoscenza di fisica nucleare, dall’università, per un breve commento sulla situazione in Giappone, sempre più drammatica.

Uno degli aspetti fondamentali di un reattore nucleare è che, anche quando si spegne la reazione a catena, rimane un’enorme potenza residua da smaltire. Il reattore nucleare è dotato di un robusto sistema di raffreddamento a liquido. Se viene meno, la temperatura del nucleo del reattore può salire fino a parecchie migliaia di gradi (fusione del nocciolo).

Nel caso di surriscaldamento del nocciolo del reattore nucleare, come pare stia succendendo a Fukushima, c’è solo da sperare che le misure di sicurezza riescano a limitare i danni. Le misure di sicurezza sono tre, ma funzionano per un tempo limitato.

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