Venerdì 6 giugno al Senato

Domani al Senato, iMille assieme a Italian Istitute for the Future discuteranno delle prospettive dell’energia in Italia con GSE, Legambiente e Governo. Perché partecipare lo dice bene l’energisauro.

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Una discussione tra gente seria sull’energia in Italia.
locandina energiaaquiloniok

to TAV or not no-TAV ?

Ne parlammo a suo tempo, su questo blog. Terenzio Longobardi su iMille-magazine rade al suolo le motivazioni dei notav sull’inutilità energetica dell’opera.

lo “Studio Federici” – lo studio energetico di riferimento dei notav secondo cui, considerate tutte le fasi del processo di trasporto, dalla costruzione dei mezzi, alla manutenzione ma, soprattutto, la fase di costruzione dell’infrastruttura, i consumi energetici della tav sono superiori alla gomma per il trasporto merci, nfZ – da per scontata l’attuale ripartizione modale dei trasporti nettamente favorevole alla gomma. Molto candidamente l’autore, afferma infatti che “Nel caso delle autostrade, il ruolo delle infrastrutture nel determinare il consumo energetico globale si fa sentire di meno perché il traffico veicolare che esse sostengono rispetto alle linee ferroviarie è immensamente maggiore”. In altre parole, il consumo specifico, risente del fatto che al denominatore compaiono i passeggeri – tonnellate trasportate, nettamente maggiori nel trasporto su strada.

I notav, quando trasferiscono pedissequamente i risultati dello “Studio Federici” alla Torino – Lione, danno quindi per scontato che i TIR continueranno a trasportare quote prevalenti di merci. Il vero confronto energetico andrebbe perciò effettuato tra l’attuale situazione “tutto gomma” e un’ipotesi di tipo svizzero “tutto ferro” e condurrebbe molto probabilmente a conclusioni del tutto opposte, favorevoli alla nuova linea ferroviaria, considerando che i consumi energetici specifici dell’infrastruttura (in galleria) sono intuitivamente all’incirca gli stessi di quelli autostradali.

Perchè promuovere il metano nell’autotrazione

Il mio articolo per iMille-magazine

Oggi in Italia il 63% del petrolio importato è utilizzato per i trasporti. Difficilmente la dipendenza dai combustibili fossili per l’autotrazione cambierà nel breve periodo, vuoi per la scarsa sostenibilità dei biocarburanti, vuoi per problemi e alto costo dell’auto elettrica, vuoi per l’ingente capitale iniziale necessario per un investimento nella mobilità pubblica. Insomma, se l’auto del futuro potrebbe essere alimentata ad idrogeno o addirittura volare, in questa fase di transizione e di decarbonizzazione dell’economia, l’unica vera alternativa al petrolio nei trasporti potrebbe essere rappresentata dal metano. Certo, stiamo parlando sempre di un combustibile fossile, ma il gas naturale presenta ad oggi dei vantaggi non indifferenti per il nostro Paese.

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La politica industriale che non fu

In Italia l’industria soffre tanto.

La fine del picco del petrolio?

Ne parla il sempre ottimo Corrado Truffi, su iMille-magazine.

Sotto i colpi della crisi mondiale, paradossalmente causata in parte proprio dalle tensioni nei mercati delle materie prime, l’attenzione all’ambiente è stata rapidamente sostituita dall’ossessione per la crescita, chiamata ora pudicamente “crescita sostenibile” (ma dove la sostenibilità è più che altro sostenibilità finanziaria).

Ma, se è finita così, è anche perché una delle due gambe del ragionamento ecologista – la fine del petrolio – è sempre più contraddetta dai fatti. Non che le risorse energetiche fossili siano infinite, ovviamente. Petrolio, gas, carbone sono destinati a finire se il tasso di sfruttamento resta quello odierno. Solo che, a dispetto delle previsioni dei picchisti, la data di questo evento catastrofico si allontana sempre più nel tempo.

La scelta del carbone

Conveniente economicamente sì, dannoso per la salute anche, ma nessuno sa quanto. Un ottimo articolo dell’energisauro su iMille-Magazine, oggi.