Marchionne e il lavoro del manager

Su Marchionne si posso dire tante cose, antipatico, egocentrico, spigoloso, quelchevolete. Ma sui suoi risultati da manager di FIAT non si discute. Semplicemente detto, negli ultimi 10 anni, Marchionne ha salvato due enormi gruppi industriali praticamente già morti.

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Quando Marchionne cambia idea

Sarà la crisi del mercato dell’auto, saranno le difficoltà finanziarie dell’eurozona, fatto sta che FIAT comincerà a produrre auto elettriche. Si comincia con la 500e, versione elettrica della famossissima 500. E pensare che solo due anni fa Marchionne escludeva categoricamente la possibilità.

Fabbrica Italia chiude: il Governo e Marchionne

Fiat regge ancora solo grazie alle vendite americane di Chrysler. Marchionne può non essere costretto a tenere aperti tutti i suoi stabilimenti, però deve essere costretto a raccontare la sua storia e i suoi nuovi programmi al governo: un governo che s’è molto esposto, insieme a chi lo appoggia in parlamento, per creare un quadro di regole del lavoro diverse, più flessibili e, almeno nelle intenzioni, più utili a chi deve fronteggiare crisi di mercato. [..] Chi fra governo e mondo politico s’è assunto al tempo la difficile responsabilità di sostenere lo sforzo della Fiat, oggi ha più diritto di chiunque altro di volere Marchionne a Roma per fare un po’ di conti.

[Stefano Menichini, ieri su Il Post]

update: pare che Fabbrica Italia avesse già chiuso da un pezzo, nell’ottobre 2011.

Demotorizzazione d’Italia

L’Italia si sta demotorizzando. Stando ai dati divulgati dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti (disponibili sul sito UNRAE) le immatricolazioni di nuovi veicoli a privati hanno registrato in maggio una contrazione del 18%. Il caro-petrolio ha causato lo spostamento degli acquisti di nuovi veicoli verso combustibili a basso impatto ambientale, a scapito di benzina e diesel. Nel mix nazionale questi ultimi scendono del 28% e 21% rispettivamente. Viceversa, GPL, metano, ibride e elettriche crescono, anche se non abbastanza a compensare la brusca contrazione del mercato dell’auto.

Ora, la demotorizzazione italiana é una di quelle notizie che si possono commentare con urla e strepiti a Marchionne, che non saprebbe fare auto che vendono, o fermandosi a riflettere sulle implicazioni di questo crollo.

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Dieci piccoli indiani

Se le attuali capacità di assorbimento in Europa resteranno uguali nei prossimi 24-36 mesi, c’e uno stabilimento di troppo in Italia.

[Sergio Marchionne, ieri a Torino]

Resta ora da capire quali altri carmaker chiuderanno uno stabilimento di quelli grossi.

Pensando al peggio

Che l’Europa sia vicina alla resa dei conti è evidente, soprattutto per il mercato dell’auto. E’ da tempo che Marchionne sostiene l’arrivo della resa dei conti per l’Europa. Intendiamoci, Marchionne non sta parlando della stabilità della moneta, o meglio non solo, ma del fatto che le vendite di auto in Europa quest’anno potrebbero scendere al di sotto della soglia critica dei 10 milioni di unità, in calo dai 13 milioni dello scorso anno, con tutte le conseguenze del caso.

Se l’euro si disintegrerà non è dato sapere, ma l’industria dell’auto europea si sta preparando ad una ristrutturazione finanziaria che potrebbe rivaleggiare con quella del 2008 in Nord America, all’indomani della crisi dei mutui sub-prime, quando chiusure e licenziamenti non si contavano. Un esempio: Carlos Ghosn, CEO di Renault-Nissan, ha dichiarato la scorsa settimana che l’azienda francese sta “pensando al peggio”, e che “il peggio è adesso”.

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Marchionne va in America

Chrysler ha quadruplicato i profitti rispetto a un anno fa. E’ il miglior risultato del gruppo dal 1998. Mica bubbole.