Un mondo perfetto?

Questo blog si è fermato un paio di settimane, in pausa. Due sono i fatti che mi hanno colpito e spinto a una pausa di riflessione prima di proseguire.

Il primo fatto è la recente convulsione dell’ILVA, per lo scempio ambientale causato, secondo i magistrati, dall’impianto siderurgico. L’ILVA è un impianto siderurgico a ciclo integrale, dove avvengono tutti i passaggi della lavorazione dell’acciaio a partire dal minerale di ferro. Cinque altoforni alti 40 metri che producono 10 milioni di tonnellate di acciaio l’anno, il 30% circa dell’intero fabbisogno italiano. Sull’ILVA sono stati scritti fiumi di parole, più o meno assennate. L’ILVA è (parzialmente) sotto sequestro per ordine della magistratura. Lo avete sicuramente letto sui giornali. L’ordinanza del gip ha disposto il sequestro immediato dell’area a caldo dello stabilimento, dove trovano posto parchi minerali, cokerie, area agglomerazione, altiforni e gestione materiali ferrosi. Senza mezzi termini, se il sequestro dell’area a caldo andasse in porto così come chiesto dal gip, cosa non impossibile, di fatto significherebbe la chiusura dell’intera fabbrica.

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Ne ho sempre una in frigo

Hai visto mai…

Balle, referendum e politica

Qualche giorno fa è apparsa su Il Post una guida ai referendum del 12 e 13 giugno, scritta dal sempre ottimo Francesco Costa. La consiglio vivamente e spero che consentirà a tutti di farsi un’idea più completa a riguardo.

Di seguito riporto un commento dello stesso Costa. Vale la pena leggerlo, io non saprei dirlo meglio.

Esprimere un voto consapevole su almeno tre dei quattro quesiti referendari, quelli sull’acqua e sul nucleare, richiede conoscenze precise e approfondite. Non sono cose che ci si può far spiegare dai comici. Non ci si può far convincere dai bannerini su Facebook, né dagli slogan e dalla propaganda. Per votare bene bisogna avere quelle conoscenze o bisogna avere voglia di farsele, con umiltà e disponibilità a cambiare idea. Davanti all’oggettiva complessità delle questioni e alle balle che circolano – sappiate, per dire le più grosse, che non si vota né sulla privatizzazione dell’acqua né sull’introduzione dell’energia nucleare – la cosa che mi ha più sconfortato è stato vedere come in questa occasione la sinistra ha surclassato la destra in quanto a bugie, slogan ingannevoli e propaganda senza scrupoli. Surclassato, proprio senza paragone. La stessa cosa è accaduta col nucleare, dove con l’incidente di Fukushima – e anche dopo – abbiamo assistito al triste attecchimento a sinistra della propaganda sulla paura. E a me non piace quando la sinistra per battere Berlusconi usa gli strumenti di Berlusconi.

[dal blog di Francesco Costa, uno che pensa]

Mobilità alternativa nell’era del post-picco

Nonostante la dimensione del mercato dei veicoli alternativi sia ancora piccolo rispetto al tradizionale mercato dei veicoli a benzina, i costruttori d’auto vi stanno ponendo molta della loro attenzione. Il numero di modelli di auto a propulsione alternativa (elettrica, ibrida, ibrida plug-in) è aumentato rapidamente negli ultimi anni. Nel 2009 i modelli disponibili sul mercato americano erano 31. Nel 2011, due anni più tardi, siamo arrivati a 55 e si prevede di raggiungere i 159 modelli nel 2016. Ciononostante, gli esperti del solito JDPower continuano a restare scettici sulle prospettive di vendita dei veicoli a propulsione alternativa. Le loro previsione sono che nel 2016 si arriverà solamente un 8% del totale, nonostante il numero di veicoli a propolusione tradizionale presenti sul mercato (290) non sarà troppo diverso.

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E’ viva l’Italia

Quello che riporto di seguito lo ha scritto Luca Sofri, scrivendo di politica e processi decisionali. Si può applicare benissimo nel caso del “dibattito” sul nucleare in Italia – dibattito rigorosamente tra virgolette, perchè con pro- e anti-nuclearisti a prescindere già schierati a fianco di esperti dalle tesi visibilmente preconcette dubito si possa considerarlo tale. Buon compleanno, Italia. E scusa il ritardo.

L’Italia era una democrazia ed è diventata una demagogia: l’idea che alcuni scelti e preparati prendano delle decisioni competenti e sagge a nome di coloro che li hanno delegati – la democrazia rappresentativa – è stata rimpiazzata dall’idea del referendum permanente per cui l’unico ruolo dei leader politici è di ascoltare i cittadini e obbedire alle loro richieste. Abbiamo sostituito persone straordinarie con persone normali, abbiamo rimpiazzato la dote di capire la gente con quella di essere la gente. E chi cerca di ricostruire un dibattito su questo – negli Stati Uniti è assai avanzato – viene accusato di volta in volta di presunzione, snobismo, classismo, distanza dal paese reale. La demagogia è un sistema molto efficace e autoconservativo, che ha in se stessa la sua arma più efficace contro i critici: se critichi un demagogo è perché non te ne frega niente della gente. Ma come ha scritto ieri Massimo Gramellini: “sono le minoranze di entusiasti a fare la storia, per poi imporla ai pigri e agli scettici come epica collettiva”.

Poi bon. E’ tempo di tornare di energia e motori, su questo blog.

Teoria e pratica del trasporto sostenibile

Il settore del trasporto – auto, merci ed aviazione – oggi rappresenta circa il 20% del consumo di energia mondiale e il 23% delle emissioni di CO2. In futuro ci si attende che cresca ancora, proporzionalmente alla crescita economica dei paesi emergenti.

In tempi di picco del petrolio, il trend è chiaramente non sostenibile, tanto che l’Intergovernmental Panel on Climate Change (IPCC) ha chiesto un taglio delle emissioni, e proporzionalmente dei consumi, del 50% entro il 2050.

Circa un anno fa, l’International Transport Forum (ITF), think tank strategico per il settore dei trasporti che si occupa dei problemi di trasporto di importanza strategica, ha reso noti i risultati di uno studio sul trasporto sostenibile – Moving toward sustainability – necessari a raggiungere gli obbiettivi di cui sopra.

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