Armi, acciaio e malattie, e poi collasso

Questo blog riemerge da un periodo di silenzio dedicato alla bibliografia di Jared Diamond. Biogeografo, psicologo evoluzionista dell’Università della California, autore del bestseller “Armi, acciaio e malattie”, Jared Diamond è forse uno degli autori maggiormente citati quando si parla di (in)sostenibilità dello sfruttamento delle risorse naturali nella moderna economia produttivista. Da tempo volevo scrivere qualcosa sulle teorie del nostro. Lo faccio qui di seguito, con un post quanto più stringato possibile e partendo proprio da una lettura ragionato di quel “Armi, acciaio e Malattie” già vincitore del premio Pulitzer nel 1997. Buona lettura, diciamo.

1. L’importanza delle risorse naturali.

“Armi, acciaio e malattie” è un studio biogeografico sul motivo per cui le civiltà europee hanno conquistato e colonizzato gli altri continenti e non viceversa.

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Su I Limiti della Crescita

Da tempo volevo scrivere qualcosa sul rapporto del Club di Roma. Quello che negli anni ’70 ha plasmato indelebilmente l’ambientalismo moderno. Due settimane dopo aver provato a scrivere un articolo esaustivo sull’argomento, mi sono reso conto che non basterebbe una riga di libri per trattare tutto in dettaglio. Scrivo allora qui un primo post sull’argomento, semplificando al massimo, per fermare le idee e procedere oltre. I lettori mi scuseranno per lo stato di semi-apnea di questo blog nelle ultime due settimane.

Capitolo Primo. Quelli del Club di Roma. Fondato nel 1968, il Club prese il nome della città in cui si riunì per la prima volta (Roma) e divenne famoso per il successivo rapporto del 1972 sui limiti della crescita (The Limits to Growth). Grazie all’uso di un modello matematico, il rapporto conteneva una predizione del trend mondiale futuro per alcune macrovariabili (popolazione, produzione, cibo, inquinamento e risorse naturali) concludendo che la crescita economica del modello produttivista non potesse continuare indefinitamente. Al contrario, essa avrebbe trovato una soglia insormontabile nella limitata disponibilità di risorse naturali. In sunto: la crescita infinita in un pianeta dalle risorse finite non è possibile. Di più, si prevedeva che il collasso del sistema economico e sociale della civiltà moderna dovesse avvenire nel 21o secolo, ridimensionando bruscamente il numero degli abitanti sul pianeta.

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Custodi dell’ambiente

papakirchnerHo pensato molto se scrivere o meno questo articolo. Un po’ perché non sono ancora giunto a una conclusione precisa, un po’ perché sconfina in questioni di fede milleneristica per le quali non ho mai avuto molta simpatia. Scrivo quel che penso qui, nella speranza di chiarire le idee.

Il simbolismo pauperista ha conquistato i giornali italiani. Partiamo da qui. Passi per Papa Francesco, ma all’Italia cosa cambia se qualche Deputato italiano sale al Quirinale a piedi? Chiaramente, il simbolismo è importante, e tutti amano l’approccio dei governanti nordici che vanno al lavoro in bicicletta, ma quando il simbolismo cessa di avere un significato reale e diventa un esercizio di marketing a fini elettorali? Non la si prenda come una critica a chi usa i piedi per andare al Quirinale anzichè un’auto blu, ci mancherebbe. E’ un discorso molto più generale, sulla crescente esposizione di simboli pauperisti e sul loro utilizzo ad hoc, spesso fuori bersaglio, delle ultime settimane.

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Sostenibilità e politica

Questo blog riemerge dopo un periodo di post sporadici causa impegni di (super)lavoro e casini assortiti. I lettori mi scuseranno l’assenza.

Siamo sotto elezioni e l’energia è praticamente scomparsa dall’agenda politica e dai quotidiani italiani. Assieme alle elezioni, arriva il più classico dei tormentoni ambientalisti: le immancabili lamentele per cui nessuno dei partiti tiene in opportuna considerazione l’ambiente. Similarmente, per darsi una patita ambientalista, la parola magica dei programmi elettorali un po’ di tutti i partiti è sostenibilità (smart è oramai demodè). Produzione industriale sostenibile, energia sostenibile, lavori sostenibili, una sostenibilità che non si capisce bene a cosa si riferisca o come si coniughi effettivamente nella pratica. Parlare di sostenibilità nel consumo di risorse minerali, ad esempio, finibili e non rinnovabili per definizione, è infatti niente più che un ossimoro. Non è dunque un caso se chi si interessa di esaurimento delle risorse naturali spesso rifugga i partiti convenzionali, preferendo lidi alternativi quali i decrescisti, dalle ricette però assai più vaporose.

Ora, una domanda sorge spontanea: quali dovrebbero essere le ricette concrete per la sostenibilità, quella vera? Sono realmente adottate da qualcuno? La domanda non è provocatoria e la risposta non è banale.

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Crescita infinita e EROEI

Da tempo volevo scrivere qualcosa sulla crescita infinita dell’economia moderna e la sua relazione con la finitezza delle fonti energetiche fossili. Ho in testa questo post da un po’ di tempo, ma non sono ancora riuscito a focalizzarne una conclusione chiara. Scrivo qui le mie idee, in un post un po’ accademico, un po’ generalista, probabilmente molto confuso. La speranza è quella di uno scambio di vedute proficuo coi lettori del presente blog, per superare l’impasse.

Cominciamo dall’inizio, e cioè dalla crescita economica infinita. In molti ne parlano e moltissimi la criticano, ma personalmente reputo che spesso se ne parli più per sentito dire o per slogan di facebook che non con reale senno.

L’assunto di crescita infinita, punto fermo dell’economia moderna, deriva sostanzialmente dal modello neoclassico della teoria della crescita in economia, detto anche modello di Solow (dal nome del Premio Nobel che lo sviluppò, Robert Solow). L’assunto di crescita infinita è quasi unanimamente accettato dagli economisti moderni – bisogna crescere, quante volte lo avete sentito? – ma è stato ed è tuttora molto criticato dai sostenitori della sostenibilità ambientale e dalla finitezza delle risorse naturali, picchisti del petrolio “geologi” in testa. Certamente per alcuni gli economisti sono cialtroni o in malafede o tutti e due. Tuttavia, immaginare una o due generazioni di idioti prezzolati è assai poco credibile. E’ invece lecito chiedersi su quali argomentazioni si basi la sicumera certezza della crescita economica infinita degli economisti moderni, e se e dove tali argomentazioni possano essere fallaci.

Addentriamoci nel problema, ordunque.

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Crescita economica e sviluppo sostenibile

Questi giorni di riposo (forzato) mi hanno finalmente concesso il tempo per una riflessione sul concetto di sviluppo economico, in ottica classica – la famosa/famigerata crescita infinita – sostenibile e decrescista, per lo sfruttamento delle risorse naturali in relazione alla finibilità della biosfera. L’argomento è vasto e questo non vuol essere un post esaustivo sull’argomento, quanto un primo work-in-progress per fissare le idee e avviare la discussione.

Cominciamo dal principio, e cioè dal concetto di crescita e sviluppo economico. La crescita economica ha da tempo assunto il ruolo di protagonista sul palcoscenico mondiale, soprattutto in tempi di crisi. Sulle ragioni della crescita e i modi per realizzarla le varie teorie economiche presentano molte differenze, a fronte però di due soli capisaldi: la definizione di crescita e gli effetti che essa produce. In altri termini, la distinzione tra le varie teorie economiche per l’aumento del “benessere” è una discussione sui concetti di crescita e sviluppo.

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