L’acciaio italiano in crisi

L’Italia è il secondo paese in Europa per quantità di acciaio prodotto, secondo solo alla Germania. I nomi degli stabilimenti più importanti li conoscete tutti dalla prime pagine dei giornali: Ilva, Piombino, Terni. Tutte realtà industriali molto grosse, tra le poche rimaste in Italia, e tutte in crisi.

Il bollettino della siderurgia italiana registra perdite pesanti: Terni ha messo in mobilità oltre 500 dipendenti, Ilva è in procinto di essere venduta agli indiani di Arcelor Mittal, leader mondiali nella produzione di acciaio cresciuti a colpi di acquisizioni mirate a costi bassissimi spesso risanate tramite vigorosi tagli al personale lavorativo, mentre lo stabilimento Lucchini di Piombino è fallito ufficialmente già nel 2012 e aspetta l’arrivo di un compratore. Maggiori dettagli sono reperibili sullo specialone de Linkiesta, che sta seguendo gli sviluppi dell’acciaio italiano. Oltre alle aziende che trovano posto sui quotidiani, soffrono anche molte piccole e medie imprese satelliti a Brescia, Vicenza e Udine.

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Fracking e consumo d’acqua

Il mio articolo per Agienergia, Tecnologia e Industria

La recente trasformazione dell’industria del gas naturale degli Stati Uniti ha portato all’attenzione la relazione tra acqua e energia. La rivoluzione del fracking – fratturazione idraulica in italiano – ha contemporaneamente abbattuto i prezzi del gas naturale in America e restituito vigore ai sogni di indipendenza energetica, generando però un robusto movimento di opposizione ambientalista. Il fracking, schematizzando brutalmente, è la tecnica usata per l’estrazione di gas naturale da sorgenti non convenzionali come le rocce di scisto o i depositi profondi di carbone. In pratica, si iniettano sottoterra acqua e sostanze chimiche ad alta pressione per spaccare le rocce ed estrarre il gas che contengono. Parte dell’acqua usata ritorna inquinata e viene iniettata in pozzi cementati per sigillare i liquidi tossici. Le stime più recenti [1] indicano che la quantità media d’acqua utilizzata per pozzo è 20 milioni di litri l’anno. Siccome i pozzi di shale gas sono oltre 30.000 solo in USA, l’allarme ambientalista per l’eccessivo consumo d’acqua non sembra ingiustificato.

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Energia e crisi industriale

Il mio articolo per Il Post, scritto a quattro mani con l’Energisauro

Il progresso tecnologico ha reso possibile l’estrazione di gas e petrolio da rocce precedentemente improduttive, gli shale, dando inizio alla golden age del gas naturale nella quale ci troviamo ora. Fiumi di parole sono stati scritti sullo shale gas, cambiamenti geopolitici e sfide energetiche e ambientali nell’utilizzo della nuova fonte d’energia già discussa a suo tempo su Il Post. Sono invece meno noti gli effetti della rivoluzione dello shale gas sull’economia.

Il World Energy Outlook (WEO) è un documento pubblicato annualmente dalla International Energy Agency (IEA) contenente proiezioni del consumo di energia a livello mondiale per i prossimi 25 anni. Il WEO 2013 pubblicato pochi giorni fa ha gettato ombre molto lunghe non solo sul futuro energetico europeo ma anche sul mercato del lavoro da esso dipendente. In breve: siccome un lavoratore su quattro dell’industria mondiale è occupato in settori energivori, il WEO 2013 stima che gli elevati costi dell’energia in Europa si rifletteranno in una perdita di competitività del settore industriale europeo sul mercato globale, quantificando un calo delle export di circa il 30 per cento. Altrimenti detto, il WEO 2013 prevede per l’Europa una bomba occupazionale innescata dagli alti costi dell’energia.

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Shale gas e acciaio

Il progresso tecnologici delle tecnologie di perforazione ha reso possibile l’estrazione di gas e petrolio da rocce precedentemente improduttive, gli shale, processo che ha dato il via alla golden age del gas naturale nella quale ci troviamo ora. Fiumi di parole sono stati scritti su shale gas, cambiamenti geopolitici e sfide energetiche e ambientali nell’utilizzo della nuova fonte d’energia. Le sapete tutti.

Sono invece meno note le ripercussioni indirette dello shale gas sul resto dell’economia. Piu’ in specifico, vediamo l’impatto dello shale gas sulla produzione di acciaio.

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Fracking e shale gas in Italia

Il mio articolo per iMille-magazine, scritto a quattro mani con l’Energisauro.

Lo shale gas e il fracking delle rocce certamente costituiscono uno dei temi energetici oggi più dibattuto in Europa, aspramente criticato dagli ambientalisti. Il dibattito si è acceso in Italia qualche settimana fa, quando il premier Letta ha affermato che è necessario avere “un atteggiamento aperto e non penalizzante per lo sfruttamento delle fonti di energia prodotte in Europa, come lo shale gas“.

Di che si parla? In poche parole, di risorse naturali del pianeta, in particolare di quelle fossili. Lo shale gas infatti è nient’altro che gas naturale intrappolato in rocce particolari – gli shale, appunto, sedimenti a grana fine contenenti argille e limi – che viene estratto tramite fatturazione idraulica (fracking) delle stesse, utilizzando acqua e additivi chimici ad alte pressioni.

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