Privatizzare, privatizzare, privatizzare

In questi giorni di quiete agostana con bufera finanziaria, si possono leggere molte ricette per uscire dalla crisi che attanaglia l’Europa e l’Italia in particolare. Principalmente si parla di debito e costo del lavoro, qualche volta anche d’energia. Qualche giorno fa, Giavazzi e Alesina sul Corriere hanno proposto la niente meno che la privatizzazione totale del settore:

Per ridurre stabilmente il debito dovremmo prima ridurre le spese. [..] Ciò significa che lo Stato deve cominciare a ridurre il debito vendendo. Ma vendere davvero, non offrire agli investitori quote di improbabili polpettoni (qualche azione dell’ENI, un po’ di Enel, qualche caserma, qualche azione di Finmeccanica) il tutto costruito in modo che la politica non perda il controllo di queste aziende. Vendere simili quote a investitori veri sarebbe praticamente impossibile. [..] Vendere vuol dire, ad esempio, collocare in Borsa tutta Terna (l’azienda che possiede la rete di trasmissione elettrica), tutta Snam Rete Gas, le Poste. L’argomento che sono aziende strategiche è risibile: davvero temiamo che qualcuno smonti i pali dell’alta tensione, i tubi del gas o gli sportelli postali, e li porti in Cina?

Ora, il sottoscritto autore di questo blog è favorevole al libero mercato e alla competizione, come volano per l’innovazione – su progettazione, design, tecniche di produzione, servizi, affidabilità, eccetera – e per la ricerca di un maggior valore aggiunto. Se ne era scritto qualche giorno fa su questo blog. Tuttavia, la proposta di Giavazzi e Alesina suscita non pochi pensieri.

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