Rifiuti fotovoltaici

Il mio articolo per iMille-magazine

Il contributo energetico delle fonti rinnovabili è cresciuto in modo significativo negli ultimi dieci anni. A questo sviluppo ha partecipato in modo attivo la produzione di elettricità da parte del fotovoltaico, che ha avuto un aumento notevole in Europa e nel mondo. In Italia, in particolare, la crescita ha assunto un carattere esponenziale. Dei circa 320 terawattora (TWh) di energia elettrica usata nel 2013 in Italia [1], gli impianti fotovoltaici contribuiscono oggi per circa il 7 per cento del fabbisogno elettrico nazionale totale. Sebbene il solare fotovoltaico sia universalmente considerato una tecnologia verde, l’impatto ambientale degli oltre 100 milioni di moduli fotovoltaici installati in Italia e il rischio di una gestione sconsiderata dei rifiuti fotovoltaici rimane ancora colpevolmente ai margini del dibattito pubblico.

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Perfida Albione

Lo scorso 24 Giugno, il Governo ha emanato il Decreto Legge n.91 contenente alcune misure per ridurre la bolletta energetica delle PMI e promuovere la crescita economica in Italia. Tra queste, il famigerato spalma–incentivi del solare fotovoltaico, di cui parlammo già due mesi fa su questo blog (mi si perdoni l’autocitazione):

La misura più corposa e interessante è certamente quella sul solare fotovoltaico, che ne rinegozia retroattivamente i generosissimi incentivi accumulati fin qui tramite cinque Conti Energia (oggi stiamo a 6.6 miliardi di euro all’anno): “Si propone di allungare obbligatoriamente il periodo di incentivazione da 20 a 25 anni senza riconoscere alcun tasso di interesse, gettito previsto (700-900 M€)”. Non è difficile prevedere le contenute ire dei sostenitori delle rinnovabili loro malgrado per una misura che, va detto, fa a pezzi lo stato di diritto, sacrificato sull’altare dell’insostenibilità economica di incentivi dissennatamente allocati e concessi per anni.

Il Governo italiano ha dichiarato la sua disponibilità a negoziare le richieste delle associazioni nel periodo di 60 giorni per la conversione in legge del decreto. Richieste puntualmente arrivate, alcune davvero pungenti:

L’ultimo intervento arriva addirittura dall’Ambasciata britannica, che nei giorni scorsi ha scritto al Senato per chiedere di modificare la norma: “Qualora le misure proposte venissero ratificate nella loro forma attuale, ritengo che diventerebbe più difficile assolvere ad uno dei nostri obiettivi principali: convincere investitori esteri ad investire in progetti infrastrutturali e di sviluppo in Italia”, scrive l’ambasciatore.

Quest’ultima tenetela buona, nel caso qualcuno chiedesse chi sono i maggiori beneficiari dei 6.6 miliardi di incentivi al fotovoltaico pagati ogni anno dal Governo italiano.

Arcivernici fotovoltaiche

Il mio articolo per Il Post (con mille ringraziamenti a Sesto Rasi)

Qualche anno fa, per favorire gli investimenti in energie rinnovabili si decise di sussidiare l’installazione di pannelli solari. Per far presto furono concessi incentivi che oggi, a pannelli installati, si traducono in una rendita di circa 11 miliardi di euro l’anno. [..] Oggi l’energia solare si può catturare semplicemente usando una pittura sul tetto, con costi e impatto ambientale molto minori. Ma i nostri pannelli rimarranno lì per vent’anni e nessuno si è chiesto quanto costerà e che effetti ambientali produrrà la loro eliminazione.

Così esordisce l’editoriale di F. Giavazzi e A. Alesina su Il Corriere della Sera che, pochi giorni fa, ha scatenato reazioni più o meno contenute in molti ambientalisti e operatori del settore fotovoltaico. Nell’editoriale del Corriere, gli incentivi al fotovoltaico vengono citati come il modo sbagliato di fare innovazione. Sul banco degli imputati, in piena campagna elettorale, il PD e Monti, rei di promuovere una “politica industriale dirigista” a colpi di investimenti pubblici a scapito del libero mercato. La tesi dei due economisti è che è pura illusione attendersi che lo Stato e la politica siano in grado di individuare i settori e le imprese che avranno successo – “vi immaginate quattro funzionari dell’Iri in un garage che si inventano Apple?” – e il pesante fardello degli incentivi statali concessi al fotovoltaico, la cui industria italiana è oggi boccheggiante, ne sarebbe la dimostrazione plastica.

Ora, l’immagine dei funzionari Iri chiusi in un garage a inventare qualcosa è certamente spassosa, ma l’editoriale del Corriere è traboccante di inesattezze e categorizzazioni tranchant al limite dell’ingenuo. Stupisce sia firmato dai due noti economisti di Harvard e della Bocconi, pur in campagna elettorale. Ma andiamo con ordine.

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Rinnovabili, roba da ricchi

il mio articolo per Il Post

3719802565_c6d2554841L’energia solare contribuisce per l’uno per cento circa del consumo di energia mondiale. Negli ultimi anni l’industria fotovoltaica è cresciuta enormemente. Alla base di questa crescita v’è un fenomeno conosciuto tra i sostenitori dell’energia solare come legge di Swanson, in riferimento alla più famosa legge di Moore che regola il costo dei transistor. La legge di Moore è nient’altro che una osservazione empirica sulla dimensione dei transistor (e il loro costo) che si dimezza più o meno ogni 18 mesi. Analogamente, la legge di Swanson – dal nome di Richard Swanson, il fondatore di SunPower, uno dei più grandi produttori americani di celle solari – fa notare come il costo delle celle fotovoltaiche impiegate nei pannelli solari scende del 20% ad ogni raddoppio della capacità produttiva. Non è un caso se i moduli degli impianti fotovoltaici oggi costano meno di un dollaro per watt di potenza. Tutto bene, allora? Non proprio.

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Rinnovabili democratiche

Le rinnovabili non fanno bene solo alla riduzione delle emissioni ma anche perché democraticizzano la produzione di energia. Quante volte lo avete sentito? Tante, l’ultima in ordine temporale si può leggere su QualEnergia, in relazione al mercato tedesco.

Non per smorzare gli entusiasmi dei sostenitori, ma si tratta ancora di barlumi di democratizzazione della produzione di energia. Basta guardare i dati statistici forniti dal Gestore Servizi Energetici (GSE) sullo stato del solare fotovoltaico italiano per rendersene conto.

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Facciamo luce sui conti del sole

Il mio articolo per iMille-magazine.

Il mercato del solare fotovoltaico italiano è in fermento. Nel 2011, all’Italia spetta il primato mondiale per impianti fotovoltaici (FV) entrati in esercizio: oltre 9 GW di potenza installata, corrispodenti a un terzo della potenza fotovoltaica mondiale e quasi la metà di quella europea installate nello stesso periodo.

Guardando a questi numeri e considerando che nel 2007, solo cinque anni fa, il nostro paese aveva una base installata di appena 70 MW, verrebbe spostaneo concludere che l’avventura del FV fin qui è stata un successo completo. Peccato che le cose non siano così semplici.

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Tenere lontano dalla portata dei bambini

Dicono che dosi troppo massicce di solare fotovoltaico facciano male alla sostenibilità economica italiana.