Dieci anni di dipendenza energetica dall’estero

Eurostat ha pubblicato i numeri della dipendenza energetica europea, in un corposo balenottero contenente molti indicatori su energia, trasporto e ambiente del nostro continente dal 2000 al 2010. Qua sotto una tabella che riassume la situazione italiana e europea, i dati sono in ktoe (kilo tonnellate di petrolio equivalente). A colpo d’occhio emerge come, oltre ai solito petrolio e gas importiamo un sacco di antracite (hard coal) principalmente per la siderurgia. Ah, le rinnovabili includono l’idroelettrico. Di strada da fare ve n’è ancora parecchia. Ci torniamo con calma.
UEenergydependance

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Buongiorno, Europa

Su questo blog si è spesso scritto della necessità di considerare la valutazione dell’intero ciclo di vita (LCA) dei combustibili alternativi a benzina e diesel, quando se ne valuta il potenziale di riduzione delle emissioni di CO2.

In pratica, semplificando brutalmente, nelle valutazioni di tipo LCA si considerano non solo le emissioni all’uso finale – le emissioni di CO2 per chilometro percorso con l’auto, per capirci – ma anche la CO2 emessa nella lavorazione. Nel caso dei biocarburanti, va preso in considerazione principalmente l’effetto della conversione del suolo (Indirect land use change impacts of biofuels o ILUC) e delle emissioni ad essa associate. Da tempo a Bruxelles v’era l’intenzione di cambiare la regolazione in materia, finora osteggiata da interessi incrociati in materia.

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Produrre acciaio in Italia

il mio articolo per Il Post.

Pur con i recenti sviluppi, sull’ILVA non v’è molto da aggiungere rispetto a quanto già detto pochi giorni fa. Tuttavia, dai fatti dell’acciaieria di Taranto si può prendere spunto per una riflessione di più ampio respiro sulla produzione dell’acciaio in Europa e la posizione dell’Italia.

L’industria dell’acciaio è stata un attore fondamentale nei progressi infrastrutturale ed economico degli anni post-guerra e del boom italiano degli anni ’60. Allora il settore era pubblico, comandato dall’IRI. Negli ultimi decenni, complici due grandi crisi negli anni ’70 prima e ’80 poi, il settore della siderurgia è stato completamente privatizzato. I gruppi industriali rilevanti in Italia sono Riva (che possiede ILVA), Marcegaglia, Lucchini e Arvedi.

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Cookedpearsellers (peracottari)

Poche settimane fa, a proposito di economia sostenibile, parlammo della Direttiva europea sulla qualità dei carburanti. Secondo tale direttiva, ad ogni carburante verrebbe assegnata una impronta energetica, proporzionale alla quantità di CO2 emessa nella realizzazione del prodotto finito (benzina, diesel o bio-diesel) partendo dalla materia prima includendo estrazione, lavorazione e distribuzione, con metodi molto simili a quelli della valutazione del ciclo di vita. In breve, una tassa sul consumo dell’energia da fonti fossili finibili.

Questa è la Carbon Tax della Delega Fiscale del Governo Monti, in accordo con le Direttive del Consiglio Europeo, i cui proventi andranno a finanziare le rinnovabili in Italia. O meglio, dovrebbe.

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Dove costa di più la benzina?

Oggi, su Il Post trovate la lista dei paesi in cui la benzina è aumentata di più.

Di seguito, trovate i prezzi assoluti di benzina e diesel in tutta Europa (così se volete fare benzina oltreconfine sapete dove conviene di più).

Come se la passa il mercato dell’auto

Senza mezzi termini, male. Gli esperti stimano che quest’anno le vendite di auto in Europa dovrebbero diminuire del 5-7% circa. Tuttavia, le vendite registrate nei primi due mesi del 2012 evidenziano numeri anche peggiori. Nel mese di febbraio 2012, le vendite di UE più Svizzera, Norvegia e Islanda sono diminuite del 10% circa rispetto a un anno fa. Una domanda lecita è se la crisi dell’euro-zona stia creado in Europa un mercato dell’auto dove vendono solo i modelli economici. Beh, non proprio.

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