Marchionne va in America

Chrysler ha quadruplicato i profitti rispetto a un anno fa. E’ il miglior risultato del gruppo dal 1998. Mica bubbole.

Guerra di dazi

Delle convulsioni dell’industria fotovoltaica occidentale si era già scritto su questo blog. Per farla breve, la causa delle sopracitate convulsioni è fondamentalmente una sola: la concorrenza dei prodotti cinesi che, semplicemente, costano meno, forti dei sussidi governativi elargiti all’uopo da Pechino.

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La 500 in America – parte seconda

Dopo le pessime vendite nel 2011 in America, FIAT ci riprova con la 500. Stavolta associando il volto e la trasgressione di Charlie Sheen (quello di Due uomini e mezzo).

FIAT e la 500 in America

Secondo il World Street Journal, la 500 in America è stato uno dei peggiori flop commerciali del 2011. Peccato, perchè quella della 500 in USA era una sfida imprenditoriale coraggiosa. Sui siti specializzati e non si leggono le solite accuse su Marchionne e sull’imminente crollo di FIAT. Ora, un paio di considerazioni.

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Terre rare, solare e ora eolico

Farsi fregare succede a tutti. Quando succede una volta niente di male, tutta esperienza per il futuro. Può accedere due volte. Anche in tal caso poco male, repetita juvant dicevano i latini, e non sempre si impara al primo tentativo. Quando però ci si fa fregare tre volte nello stesso modo bisognerebbe fermarsi a pensare, seriamente.

Di che si parla? Del mercato delle rinnovabili, in cui Stati Uniti e le economia avanzate in generale continuano a farsi fregare dalla Cina, imperturbabili.

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Il libero mercato del monopolio cinese

Che l’industria fotovoltaica americana non se la passi troppo bene non è una novità. Il recente fallimento di Solyndra, nonostante corposi sussidi governativi, è la dimostrazione plastica che qualcosa non va nel mercato del fotovoltaico d’oltreoceano. La ragione è fondamentalmente una sola: la concorrenza dei prodotti cinesi che, semplicemente, costano meno.

I costruttori di pannelli solari americani si sono recentemente lamentati con Washington per la concorrenza cinese nel settore, definendola niente meno che una truffa ben orchestrata.

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Dove eravamo rimasti

Eravamo rimasti che in America si sta discutendo dei nuovi standard per l’efficienza delle auto nel periodo 2017-2025 e sulle ripercussioni della decisione per il mercato dell’auto. Le proposte sul tavolo sono due: gli ambientalisti vogliono i 62 mpg (miles per gallon, circa 26 km/l). Il che vorrebbe dire che per il 2025 gli Stati Uniti dovranno dotarsi di un parco auto in circolazione composto per il 64% di auto ibride o elettriche. Detto altrimenti, i costruttori americani dovranno convertire le linee alla produzione di auto ibride/elettriche. I costruttori d’auto americani invece vogliono un più mite 47 mpg (20 km/l), raggiungibile tramite avanzamenti tecnici del motore a scoppio e quindi senza grossi sconvolgimenti del business attuale.

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Una decisione che può cambiare l’industria dell’auto

Mentre in Italia siamo concentrati sul nucleare, in America sta avendo luogo una di quelle discussioni che potrebbero cambiare il mondo. Pochi sanno che in America, dal primo gennaio 2011, infatti, sono divenuti operativi i nuovi standard federali sull’efficienza e sulle emissioni dei veicoli (CAFE standard). Le regole sono semplici: le auto immesse sul mercato dovranno necessariamente avere un’efficienza sempre maggiore, toccando i 35.5 mpg (miles per gallon, sono 15 km al litro) nel 2016. Per noi europei 15 km/l è lo standard già da qualche anno, ma in America girano ancora pickup con consumi di 5 km al litro. La decisione che potrebbe portare ad uno svolta epocale per il settore dell’auto è quella per l’efficienza dei veicoli dopo il 2016, con orizzonte 2025, tanto che è già in corso da alcune settimane una discussione tra la Casa Bianca e i maggiori costruttori d’auto americani.

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Meglio piccola o ibrida?

Le recenti turbolenze in Libia hanno messo a repentaglio la produzione locale, che corrisponde al 2% della produzione mondiale. Il prezzo del petrolio ha sfondato la barriera dei 100$/barile, portandosi dietro il prezzo di benzina e diesel.

Data la forte esposizione alle importazioni libiche, in Italia siamo già oltre 1.6euro/litro, in alcune regioni. In America non se la passano meglio: il prezzo della benzina ha subito un’impennata improvvisa oltre i 3.5$/gallone, ma già da tre mesi era oltre la soglia dei 3$/gallone e stabilmente in crescita.

I consumatori – che alla fine sono quelli che decretano il successo o il fallimento di qualsiasi iniziativa sul libero mercato – stanno reagendo optando per nuovi veicoli. E’ interessante osservare quale soluzione venga preferita.

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L’esercito senza petrolio

Rand Corporation è think tank di politica globale con sede a Santa Monica (California). Fondato 60 anni fa per consigliare il governo americano sulle questioni militari, Rand Corporation ha recentemente pubblicato uno studio dal titolo Alternative Fuels for Military Applications (carburanti alternativi per uso militare) con una conclusione semplice e diretta: il Dipartimento della Difesa americano sta sprecando il suo tempo con i carburanti alternativi. Non ne vale la pena.

Dal punto di vista tecnico, una serie di combustibili alternativi sono in grado di soddisfare le esigenze militari, ma non è sicuro quanto costeranno questi combustibili e quale effetto possono avere sull’ambiente, in particolare in termini di emissioni di gas serra.

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