Ops

Pare che qualche leader No-Tav usi i Frecciarossa per spostarsi.

Alcoa chiude

Per lo meno in Sardegna. Ecco com’è andata con l’impianto di Portovesme, scritto bene.

Sussidi alle fonti fossili

Questo blog è rimasto virtualmente fermo per qualche giorno. Un po’ per carico lavorativo a ridosso della stratosfera, un po’ per decisione propria. Il fatto è che, lo sapete tutti, sono in corso le primarie del centro-sinistra e dire qualcosa adesso senza passare per schierato o fazioso non è certamente facile.

Come ben scritto da Amedeo Balbi su Il Post, un gruppo di persone interessate alla scienza, supportate da Le Scienze, ha spinto i candidati alle primarie a confrontarsi su una serie di questioni scientifiche particolarmente rilevanti. Tra queste l’energia. Ora, il livello medio delle risposte si è rivelato buono. Tra queste, ahimè, mi ha negativamente colpito la risposta di Laura Puppato che, per quel che concerne l’energia, ha improntato la sua campagna elettorale su complottismi e denigrazione delle fonti fossili. Un esempio si trova su Il Fatto Quotidiano:
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Comunicazione di servizio

Mi scuso coi lettori di questo blog per il lungo silenzio, causa (super)lavoro. Il blogging ricomincia domani. Promesso.

Come va col Desertec /2

Dopo aver suscitato grandi aspettative – soddisfare almeno il 20 per cento del fabbisogno energetico dell’Europa con fonti rinnovabili e relativamente a basso prezzo – il progetto sta ora subendo una serie di pesanti battute d’arresto, rivela Der Spiegel: la Siemens ha annunciato il suo ritiro dal consorzio citando ragioni economiche, e il governo spagnolo ha sospeso il suo sostegno alla realizzazione del primo impianto in Marocco e della connessione alla rete europea, che dovrà per forza di cose avvenire attraverso il suo territorio. Del resto, come ha spiegato una fonte, “in questo momento i capitali per gli investimenti in Europa sono una risorsa più rara dell’energia”.

Il direttore esecutivo Paul van Son ha dichiarato che il consorzio potrebbe andare a cercare i soldi altrove, per esempio in Cina, dove la compagnia energetica statale Sgc ha già espresso interesse.

[da Presseurop, oggi]

Un milione

Il numero di FIAT 500 vendute dall’esordio sul mercato nel 2007, nemmeno 6 anni fa.

Carbone pulito per Sulcis

Le linee-guida del “Piano Sulcis” prevedono: la salvaguardia del tessuto produttivo attraverso iniziative industrialmente sostenibili (con particolare riferimento al settore della metallurgia non ferrosa); la realizzazione di un centro di eccellenza “carbone pulito” nel quadro di un polo tecnologico di ricerca e produzione di energia eco-compatibile; la realizzazione delle infrastrutture indispensabili a creare le condizioni per la realizzazione di nuove iniziative settoriali e imprenditoriali; l’individuazione di nuove prospettive di sviluppo con particolare attenzione alla filiera dell’energia pulita e dell’agro-energia eco-compatibile, alla filiera del risanamento ambientale, alla filiera del turismo; il lancio, entro febbraio 2013, di un concorso internazionale di idee per tradurre le ipotesi territoriali di sviluppo in un progetto concreto.

La dotazione finanziaria del Piano è di circa 451 ml di euro.

[dal Ministero dello Sviluppo Economico]

Quando Marchionne cambia idea

Sarà la crisi del mercato dell’auto, saranno le difficoltà finanziarie dell’eurozona, fatto sta che FIAT comincerà a produrre auto elettriche. Si comincia con la 500e, versione elettrica della famossissima 500. E pensare che solo due anni fa Marchionne escludeva categoricamente la possibilità.

Letture della crisi finanziaria

Prima, seconda e terza parte. Di Arnaldo Orlandini, vice-presidente di ASPO-Italia.

Petrolio italiano: opportunità o rischio?

Il mio articolo per iMille-magazine, scritto a quattro mani con l’energisauro

Come è noto, l’Italia sconta un deficit di competitività delle imprese nazionali sui mercati internazionali dovuto al prezzo d’acquisto dell’energia, mediamente superiore di oltre il 25% alla media europea [1].  Ciò è dovuto in primo luogo al mix energetico del nostro paese, dipendente dall’estero per più dell’80%,  e a cui corrisponde una bolletta energetica di oltre 60 miliardi di euro l’anno.

I numeri precisi si trovano ben elencati sul blog dell’energisauro: secondo la Strategia Energetica Nazionale, spendiamo 62 MILIARDI di euro l’anno per importazioni energetiche, equivalenti a circa 4 punti percentuali del nostro PIL. Non poco. Il grafico a torta delle fonti energetiche che utilizziamo annualmente si trova sul Bilancio Energetico Nazionale [2], riportato qui sotto.

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