Armi, acciaio e malattie, e poi collasso

Questo blog riemerge da un periodo di silenzio dedicato alla bibliografia di Jared Diamond. Biogeografo, psicologo evoluzionista dell’Università della California, autore del bestseller “Armi, acciaio e malattie”, Jared Diamond è forse uno degli autori maggiormente citati quando si parla di (in)sostenibilità dello sfruttamento delle risorse naturali nella moderna economia produttivista. Da tempo volevo scrivere qualcosa sulle teorie del nostro. Lo faccio qui di seguito, con un post quanto più stringato possibile e partendo proprio da una lettura ragionato di quel “Armi, acciaio e Malattie” già vincitore del premio Pulitzer nel 1997. Buona lettura, diciamo.

1. L’importanza delle risorse naturali.

“Armi, acciaio e malattie” è un studio biogeografico sul motivo per cui le civiltà europee hanno conquistato e colonizzato gli altri continenti e non viceversa.

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Perchè dovremmo proteggere l’ambiente?

Questo blog riemerge da un periodo di superlavoro e attività collaterali (ho dovuto cambiare parte del tetto di casa) esaminando uno dei problemi fondamentali dell’economia moderna: il difficile rapporto tra uomo e ambiente, da sempre causa di attrito tra ambientalisti e economisti. Chi mi conosce sa quanto distante sia da un certo tipo di ambientalismo, specialmente quello del no-a-tutto. Personalmente sono per l’approccio scientifico, dove i fatti vengono prima della ideologie. Ciononostante, alcune delle motivazioni del no-a-tutto non sono scontante o banali. Qui di seguito trovate un primo post sull’argomento, non esaustivo e certamente confuso, per fissare le idee e andare oltre. Buona lettura, diciamo.

Proteggere l’ambiente è una questione complessa che coinvolge moltissimi aspetti del vivere umano – tecnologia, economia, politica, sociologia, psicologia. Proteggere l’ambiente ha un costo, sia attuale che in termini di mancato sviluppo futuro, e va da sè che stiamo essenzialmente parlando di un problema etico di allocazione delle risorse disponibili. Insomma, perché dovremmo emettere meno gas serra? Dovremmo astenerci dal consumo di carne industriale e diventare vegetariani? O vegani? Qual è il valore della natura? E quali diritti vanno ad essa assegnati? Le risposte a queste domande determinano quali misure sono funzionali a proteggere l’ambiente, quali invece inutili o eccessive. Ambientalismo, Animalismo, NIMBY, financo l’economia moderna nascono da risposte diverse a queste domande.

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Sostenibilità e economia

Il mio articolo per iMille-magazine.

naturalresourcesNonostante decenni di previsioni nefaste di legioni di picchisti, il progresso nelle tecnologie d’estrazione, raffinazione, produzione e distribuzione ha reso possibile e conveniente lo sfruttamento di risorse naturali prima inutilizzabili o economicamente svantaggiose, petrolio su tutti. Intendiamoci, non che le risorse naturali siano infinite. Petrolio, gas e carbone, solo per fare gli esempi più noti, sono destinati a finire entro il secolo corrente qualora il tasso di sfruttamento restasse quello odierno. Gli è che, vuoi per il sistematico e crescente impiego di risorse naturali necessarie a sostenere la crescita economica, vuoi per lo scarso interesse nel mantenimento dei servizi ecosistemici, vuoi per l’annosa questione della mancata contabilizzazione delle esternalità ambientali negative, che il modo in cui produciamo e consumiamo beni e servizi nell’economia produttivista moderna non sia sostenibile è evidente a chiunque. Tuttavia, sebbene la diagnosi sia condivisa, sulla terapia regna ancora il disaccordo più totale. In breve: è possibile coniugare produzione industriale e sostenibilità ambientale? Se sì, come?

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Elezioni europee e scienza

Mi si permetta una aggiunta alle ottime domande poste da Le Scienze ai candidati per le prossime elezioni europee. Sai mai che qualcuno risponde.

Si prevede – con quasi lapidaria certezza – che la crescita futura delle emissioni di CO2 verrà alimentata da Cina e USA, vanificando gli obbiettivi europei per la limitazione delle emissioni globali di CO2. I piani europei rischiano invece di trasformarsi in una zavorra anti-competitiva per l’economia europea. Lei come affronterà la questione?

Il valore dell’ecologia

Uno degli approcci più interessanti in materia di economia ecologica è forse quello dei servizi ecosistemici. Lo descrivo brevemente qui, perchè offre numerosi spunti di discussione sulla relazione tra economia e ecologia o, altrimenti detto, sulla relazione tra uomo e ambiente.

La teoria dei servizi ecosistemici è una disciplina economica emersa negli anni ’90 con l’obbiettivo di connettere economia, ecologia e risorse naturali in un’unica interdisciplina, ai fini di preservare i sistemi naturali quali fornitori di servizi per il benessero umano – depurazione dell’acqua, sequestro di anidride carbonica, produzione di cibo, di legno per costruzioni e altri servizi più immateriali come estetica, arte e cultura. Insomma, preservare la natura dovrebbe essere nel nostro interesse, anche in termini di sostenibilità economica (quella vera).

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Rifkin e l’economia dell’idrogeno

Ne parla Domenico Coiante, con poche parole ma molta competenza, facendo luce sul deserto lasciato dall’incompetenza irresponsabile di pseudo-scienziati e esperti del nulla.

Non è passato molto tempo da quando l’argomento occupava i mezzi di comunicazione ed il personaggio [Rifkin, ndFZ] era presente sugli schermi televisivi, ospite centrale dei vari programmi di attualità. Eppure oggi nessuno parla più di idrogeno e delle meravigliose prospettive socio-economiche-ambientali che il suo uso diffuso nel settore della produzione e del consumo energetico avrebbe dovuto portare. Purtroppo la meteora Rifkin ha prodotto l’effetto contrario a quello che sarebbe stato necessario per avere un’accelerazione nello sviluppo di quell’importante settore. Infatti, prima dell’intervento di Rifkin, la ricerca su questo argomento era in corso da molto tempo e procedeva con i tempi propri di un tema molto serio, che aveva visto in passato numerosi ricercatori spendere la loro carriera scientifica ed altri al presente continuare ad impegnarsi sul programma di sviluppo. L’azione divulgatrice dello scrittore, invece di aiutare, ha prodotto l’effetto contrario, facendo scomparire dai mezzi d’informazione l’argomento. Il danno è derivato principalmente dal voler dare per attuale quello che invece è solo futuribile, cioè nel descrivere come se fosse immediatamente utilizzabile industrialmente una tecnologia che, pur presentandosi come accessibile tecnicamente nelle sue varie componenti, richiede ancora molta ricerca e sviluppo per raggiungere la maturità industriale e commerciale. La delusione provocata nell’opinione pubblica nel constatare che alle promesse non seguivano fatti immediati ha prodotto il disinteresse totale e addirittura una reazione di rigetto che è giunta fino alla “damnatio memoriae” dell’intero tema. Al contrario, oggi appare opportuno più che mai riprendere l’argomento idrogeno e approfondire questo tema cercando di accertare se e in che misura questo elemento chimico può prestarsi all’accumulo dell’energia solare, ciò soprattutto in relazione allo stallo che si sta profilando nello sviluppo delle fonti rinnovabili elettriche a causa della loro intermittenza.

[continua su iMille-magazine]

Custodi dell’ambiente

papakirchnerHo pensato molto se scrivere o meno questo articolo. Un po’ perché non sono ancora giunto a una conclusione precisa, un po’ perché sconfina in questioni di fede milleneristica per le quali non ho mai avuto molta simpatia. Scrivo quel che penso qui, nella speranza di chiarire le idee.

Il simbolismo pauperista ha conquistato i giornali italiani. Partiamo da qui. Passi per Papa Francesco, ma all’Italia cosa cambia se qualche Deputato italiano sale al Quirinale a piedi? Chiaramente, il simbolismo è importante, e tutti amano l’approccio dei governanti nordici che vanno al lavoro in bicicletta, ma quando il simbolismo cessa di avere un significato reale e diventa un esercizio di marketing a fini elettorali? Non la si prenda come una critica a chi usa i piedi per andare al Quirinale anzichè un’auto blu, ci mancherebbe. E’ un discorso molto più generale, sulla crescente esposizione di simboli pauperisti e sul loro utilizzo ad hoc, spesso fuori bersaglio, delle ultime settimane.

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Economia e energia: un problema di laurea

Se non venite da Marte, probabilmente sapete che Oscar Giannino si è dimesso. Al termine della direzione nazionale, per la storia del master e delle lauree inventate, il leader di FARE per Fermare il Declino ha lasciato. Ora, questo post all’apparenza c’entra solo marginalmente con energia e motori ma l’episodio di Giannino, soprattutto le sue motivazioni, non può non far riflettere. Millantare master e titoli assortiti per un personaggio pubblico che aspiri al Parlamento è senza ombra di dubbio sbagliato e, a pochi giorni dalle elezioni, ingenuo all’estremo. Allora perchè? Che gli passava per la testa a Giannino, mentre si inventava titoli e menzioni da aggiungere al CV?

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Sostenibilità e politica

Questo blog riemerge dopo un periodo di post sporadici causa impegni di (super)lavoro e casini assortiti. I lettori mi scuseranno l’assenza.

Siamo sotto elezioni e l’energia è praticamente scomparsa dall’agenda politica e dai quotidiani italiani. Assieme alle elezioni, arriva il più classico dei tormentoni ambientalisti: le immancabili lamentele per cui nessuno dei partiti tiene in opportuna considerazione l’ambiente. Similarmente, per darsi una patita ambientalista, la parola magica dei programmi elettorali un po’ di tutti i partiti è sostenibilità (smart è oramai demodè). Produzione industriale sostenibile, energia sostenibile, lavori sostenibili, una sostenibilità che non si capisce bene a cosa si riferisca o come si coniughi effettivamente nella pratica. Parlare di sostenibilità nel consumo di risorse minerali, ad esempio, finibili e non rinnovabili per definizione, è infatti niente più che un ossimoro. Non è dunque un caso se chi si interessa di esaurimento delle risorse naturali spesso rifugga i partiti convenzionali, preferendo lidi alternativi quali i decrescisti, dalle ricette però assai più vaporose.

Ora, una domanda sorge spontanea: quali dovrebbero essere le ricette concrete per la sostenibilità, quella vera? Sono realmente adottate da qualcuno? La domanda non è provocatoria e la risposta non è banale.

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Un mondo perfetto?

Questo blog si è fermato un paio di settimane, in pausa. Due sono i fatti che mi hanno colpito e spinto a una pausa di riflessione prima di proseguire.

Il primo fatto è la recente convulsione dell’ILVA, per lo scempio ambientale causato, secondo i magistrati, dall’impianto siderurgico. L’ILVA è un impianto siderurgico a ciclo integrale, dove avvengono tutti i passaggi della lavorazione dell’acciaio a partire dal minerale di ferro. Cinque altoforni alti 40 metri che producono 10 milioni di tonnellate di acciaio l’anno, il 30% circa dell’intero fabbisogno italiano. Sull’ILVA sono stati scritti fiumi di parole, più o meno assennate. L’ILVA è (parzialmente) sotto sequestro per ordine della magistratura. Lo avete sicuramente letto sui giornali. L’ordinanza del gip ha disposto il sequestro immediato dell’area a caldo dello stabilimento, dove trovano posto parchi minerali, cokerie, area agglomerazione, altiforni e gestione materiali ferrosi. Senza mezzi termini, se il sequestro dell’area a caldo andasse in porto così come chiesto dal gip, cosa non impossibile, di fatto significherebbe la chiusura dell’intera fabbrica.

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