Come va con l’Energiewende

Del piano di trasizione alle energia rinnovabili tedesco (Energiewende) si parla sull’Economist, questa settimana. L’Economist riprende ed espande alcune considerazioni di cui s’era già parlato un anno fa su questo blog.

Per raggiungere gli ambiziosi obiettivi posti con l’Energiewende l’installazione massiccia di pannelli solari o pale eoliche non è sufficiente. Un piano generale all’altezza di tali premesse deve necessariamente passare attraverso alcuni snodi energetici fondamentali: la riorganizzazione della rete elettrica nazionale, lo stoccaggio di energia, gli incentivi di mercato e le politiche per l’efficienza energetica.

A distanza di un anno, in Germania le cose non sembrano ancora girare per il meglio.

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Come procede l’abbandono del nucleare in Germania

Il mio articolo per Il Post.

Poco tempo dopo l’incidente alla centrale nucleare di Fukushima, il governo tedesco annunciò l’abbandono dell’energia nucleare: la rivoluzione energetica tedesca era ufficialmente iniziata. La transizione energetica promessa dal governo Merkel, per un futuro capace di alimentare la Germania industriale attraverso fonti rinnovabili non inquinanti e efficienza energetica fu accolta nel favore più generale: Partiti di opposizione, produttori di energia e associazioni ambientaliste, (quasi) tutti sembravano contenti. A distanza di un anno, è lecito chiedersi come proceda l’Energiewende, il piano di transizione energetica per l’abbandono del nucleare in Germania. In breve, il piano sta procedendo anche se con qualche difficoltà, con un moltiplicarsi di voci critiche, e si trova di fronte ostacoli non di poco conto.

Val la pena ricapitolare gli obiettivi dell’Energiewende, la transizione energetica tedesca verso le fonti rinnovabili in sostituzione dell’energia dell’atomo:

  • Riduzione delle emissioni di gas serra del 40 per cento entro il 2020 (del 95 per cento entro il 2050);
  • Riduzione del consumo di energia primaria del 20 per cento entro il 2020 (dell’80 per cento entro il 2050);
  • Crescita del 2 per cento annuale dell’intensità energetica della produzione;
  • 18 per cento di energia rinnovabile sul totale interno entro il 2020 (del 60 per cento entro il 2050);
  • 35 per cento di elettricità da fonti rinnovabili entro il 2020 (dell’80 per cento entro il 2050);
  • Riduzione del consumo di elettricità del 10 per cento entro il 2020 (del 25 per cento entro il 2050) rispetto ai valori del 2008;
  • Riduzione della spesa energetica per il riscaldamento degli edifici del 20 per cento entro il 2020 (dell’80 per cento entro il 2050).
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    Terre rare, solare e ora eolico

    Farsi fregare succede a tutti. Quando succede una volta niente di male, tutta esperienza per il futuro. Può accedere due volte. Anche in tal caso poco male, repetita juvant dicevano i latini, e non sempre si impara al primo tentativo. Quando però ci si fa fregare tre volte nello stesso modo bisognerebbe fermarsi a pensare, seriamente.

    Di che si parla? Del mercato delle rinnovabili, in cui Stati Uniti e le economia avanzate in generale continuano a farsi fregare dalla Cina, imperturbabili.

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    Benvenuti nel futuro

    Angela Merkel ha annunciato che la Germania stanzierà 137 miliardi di euro in cinque anni per sviluppare le rinnovabili e spegnere il nucleare. CENTO-TRENTA-SETTE-MILIARDI. E’ una cifra enorme, il doppio della recente manovra italiana da 70 miliardi che ha fatto quasi cadere il governo. Certo, la manovra tedesca ha un sapore ben diverso dai tagli&balzelli del governo in carica. Solare, eolico off-shore e stoccaggio dell’energia. L’ultimo non c’era nel piano originale, ma qui lo si era già detto.

    Buone nuove cattive nuove

    La buona notizia è che in Germania e in Italia si sta installando un sacco di solare fotovoltaico.

    La cattiva notizia è che i prodotti cinesi hanno sottratto alla Germania una grossa fetta del mercato mondiale fotovoltaico – e coi proventi dell’industria i tedeschi si ripagavano gli incentivi.

    Niente più nucleare. Sì, ma come?

    il mio articolo per Il Post

    Dopo l’incidente di Fukushima, la Germania ha deciso l’abbandono dell’energia nucleare dal 2022, anno in cui le centrali tedesche verranno spente. Da allora le domande più comuni sono state due: come Berlino pensa di sostituire l’energia dell’atomo – che oggi produce il 22 per cento dell’energia elettrica tedesca – e se gli incentivi alle rinnovabili continueranno o meno. Negli ultimi mesi, sono state molte le voci concordi nell’affermare che la Germania avrebbe abbandonando l’attuale sistema di finaziamento per le energie rinnovabili, reputato insostenibile nell’assenza di una fonte abbondante e ragionevolmente economica come il nucleare.

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    Germania: mai più nucleare?

    il mio articolo per Il Post (dopo un periodo di relativo silenzio per superlavoro)

    Se non venite da Marte, probabilmente sapete che la Germania ha deciso di abbandonare l’energia nucleare. Lo avevamo scritto anche sul Post: dopo l’incidente a Fukushima, per la crescente pressione dell’opinione pubblica, Angela Merkel ha ordinato la chiusura dei reattori nucleari tedeschi, da qui al 2022.

    Quanta energia producono i reattori nucleari tedeschi? Numeri alla mano, oggi siamo al 22% della produzione elettrica nazionale. Le rinnovabili, dopo venti anni di incentivi, ammontano a circa il 16%. Il resto è produzione termoelettrica convenzionale (gas e carbone). E’ allora evidente che la quantità di energia prodotta col nucleare in Germania non è poca cosa. E’ possibile rimpiazzarla con le rinnovabili?

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