Picco del petrolio e costo marginale

Il mio articolo per iMille-magazine

Decenni di discussioni sul picco del petrolio hanno prodotto fiumi di parole sull’entità delle riserve (e/o risorse) in rapporto alla produzione mondiale, ossia quanti anni di petrolio restano al mondo – il cosiddetto rapporto R/P (reserves-to-production ratio). Su questo magico numero, e sulle sue implicazioni per il futuro dell’economia moderna, sono cresciuti nel tempo un coacervo di movimenti e opinioni, alcune assennate altre meno. Economisti per cui le riserve di petrolio aumentano sempre, chi cerca trova e domani è un giorno nuovo, o geologi per cui l’aumento esponenziale della produzione prosciugherà le risorse petrolifere ieri, neanche il tempo di addormentarsi. Il problema è che ridurre la dinamica di sfruttamento del petrolio alla bruta quantità di greggio rimasto in rapporto alla produzione è spesso fuori bersaglio. Come ebbe a dire Morris Adelman [1], con poche parole ma molta saggezza:

Risorse finite è uno slogan vuoto; conta solo il costo marginale.

Esaminando le teorie del picco del petrolio attraverso la lente dell’economia molti elementi fattuali appaiono evidenti, comprese le recenti turbolenze del mercato petrolifero. Ma andiamo con ordine.

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Pronti via

La prima colonnina Fast Recharge Plus per auto elettriche è operativa a Pomezia.

Chi vince chi perde

Assoelettrica sulle conseguenze della caduta del prezzo del petrolio:

Per quanto riguarda i momentanei benefici per il settore dei trasporti (in particolare dell’autotrazione) che si registrano in Europa (prezzi dei combustibili di circa mezzo euro più bassi dello scorso anno) c’è chi vorrebbe colmare il ‘vuoto’ lasciato dal prezzo del barile sul costo dei carburanti con una carbon tax, cosa che si tradurrebbe in un prezzo stabile per i consumatori ed in una sostanziale sterilizzazione delle dinamiche di mercato ‘diretta’ dall’alto, un prezzo basso del petrolio non si tradurrebbe più in una maggiore domanda di carburanti. Le dinamiche di mercato sono comunque piuttosto rigide, negli Stati Uniti, dove il prezzo dei carburanti è gravato di pochissime tasse (17% per la benzina, 14% per il gasolio) il prezzo medio del gallone di benzina è oggi a 2,14 $, quasi la metà rispetto ai massimi di due anni fa ma si prevede per il 2015 un aumento dei consumi solamente dell’ 1,4% (fonte EIA). Chi ha più da pensare sono i produttori di auto elettriche o ibride plug-in, il gallone a 2$ non favorisce certo la sostituzione di un’auto tradizionale con una elettrica.

Mirai significa futuro

Il 15 dicembre scorso, Toyota ha lanciato la sua prima auto di serie a idrogeno: la Toyota Mirai, che in giapponese significa futuro. La Mirai è una berlina a fuel cell con dimensioni da tipica auto di famiglia. Su Il Post di qualche giorno fa si può leggere un lungo ed esaustivo articolo sullo stato dell’auto a idrogeno. Maggiori informazioni tecniche sulla Mirai sono invece reperibili qui.

In sunto, rispetto all’auto elettrica, la tecnologia a idrogeno non presenta annosi problemi di autonomia e non necessita di lunghi(ssimi) tempi di ricarica, a fronte di emissioni zero in fase di utilizzo – l’auto a idrogeno produce allo scarico solo vapore acqueo. Il limite alla diffusione dell’auto a idrogeno, oltre al costo ancora appena sotto la stratosfera, è l’assenza di una infrastruttura di ricarica adeguata, problema comune all’alimentazione elettrica e al gas naturale. A differenza dell’auto elettrica ma assieme al gas naturale, l’idrogeno non dà la possibilità di fare da soli per la ricarica e le infrastrutture per la distribuzione di idrogeno per auto sono quasi inesistenti.

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Aumenta il prezzo della benzina

Venti di crisi in Medio Oriente.

Perchè promuovere il metano nell’autotrazione

Il mio articolo per iMille-magazine

Oggi in Italia il 63% del petrolio importato è utilizzato per i trasporti. Difficilmente la dipendenza dai combustibili fossili per l’autotrazione cambierà nel breve periodo, vuoi per la scarsa sostenibilità dei biocarburanti, vuoi per problemi e alto costo dell’auto elettrica, vuoi per l’ingente capitale iniziale necessario per un investimento nella mobilità pubblica. Insomma, se l’auto del futuro potrebbe essere alimentata ad idrogeno o addirittura volare, in questa fase di transizione e di decarbonizzazione dell’economia, l’unica vera alternativa al petrolio nei trasporti potrebbe essere rappresentata dal metano. Certo, stiamo parlando sempre di un combustibile fossile, ma il gas naturale presenta ad oggi dei vantaggi non indifferenti per il nostro Paese.

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Gas naturale: carburante per il futuro?

il mio articolo per iMille-magazine

La svolta più importante del settore energetico degli ultimi decenni è certamente la tecnica della fratturazione idraulica combinata con la perforazione orizzontale. Tale tecnica va oggi sotto il nome di “fracking” e ha reso possibile lo sfruttamento di larghissime quantità di gas dai giacimenti di scisti (shale gas). Come conseguenza, il prezzo spot del gas naturale di produzione nazionale è calato da un massimo di oltre 12 dollari per milione di British Thermal Units (mBTU, circa un gigajoule di energia) nel 2008 a meno di 2 dollari nel 2012, prima di stabilizzarsi oggi a circa 4 dollari.

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