L’acciaio italiano in crisi

L’Italia è il secondo paese in Europa per quantità di acciaio prodotto, secondo solo alla Germania. I nomi degli stabilimenti più importanti li conoscete tutti dalla prime pagine dei giornali: Ilva, Piombino, Terni. Tutte realtà industriali molto grosse, tra le poche rimaste in Italia, e tutte in crisi.

Il bollettino della siderurgia italiana registra perdite pesanti: Terni ha messo in mobilità oltre 500 dipendenti, Ilva è in procinto di essere venduta agli indiani di Arcelor Mittal, leader mondiali nella produzione di acciaio cresciuti a colpi di acquisizioni mirate a costi bassissimi spesso risanate tramite vigorosi tagli al personale lavorativo, mentre lo stabilimento Lucchini di Piombino è fallito ufficialmente già nel 2012 e aspetta l’arrivo di un compratore. Maggiori dettagli sono reperibili sullo specialone de Linkiesta, che sta seguendo gli sviluppi dell’acciaio italiano. Oltre alle aziende che trovano posto sui quotidiani, soffrono anche molte piccole e medie imprese satelliti a Brescia, Vicenza e Udine.

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Il petrolio in parole semplici

Geologi e biologi ci scusino.

in spiaggia, dopo una mareggiata, la sabbia è mescolata con uno strato di alghe marce, guscetti di conchiglia, i granchietti morti e i soliti moscerini svolazzanti. dopo qualche giorno, quella falda di alghe marcebonde e sabbia sporca è sepolta sotto 20 centimetri di sabbia. dopo qualche anno, quel paciugo orrendo è ancora più marcio a 2-3 mt di profondità.
dopo 20mila anni, il marciume è diventato metano e petrolio ed è impaccato in una rocchia porosa, come l’arenaria che è sabbia consolidata fino a diventare pietra, o come il travertino.

[continua sul blog di Jacopo Giliberto, giornalista scientifico]

Made in Italy

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Breve storia della medicina moderna

Per chi vuole farsi una cultura. Vera.

Su dieci ragazzi provenienti dalle zone rurali d’Italia ne troverete almeno cinque o sei definiti con dentatura guasta, poi ci saranno gli storpi e i gobbi: quasi tutti avranno altezze inferiori al metro e sessanta e potete immaginarveli magri e malnutriti senza paura di sbagliare di tanto. [..] Un secolo fa, il paesaggio umano era questo. Oggi tendiamo a dimenticarcelo e anche i nostri nonni, che sono i più sani e i più forti della loro generazione (altrimenti non sarebbero vivi oggi), se lo sono visto cambiare sotto gli occhi nel corso di una vita e forse non hanno nemmeno voglia di raccontarcelo. Ma il nostro corpo era diverso. Perché quando la medicina non poteva curare le infezioni, né tantomeno prevenirle, e quando la maggioranza della gente era povera, malnutrita e ignorante, non solo si moriva di cose che oggi non ci fanno la minima paura. Ma si rischiava anche di diventare brutti e deformi, e si era circondati da altri brutti e deformi. E non è stata la cosmesi o l’architettura a migliorare il nostro paesaggio. È stata la medicina.

[Silvia Bencivelli, giornalista scientifica, sul suo blog]

Batterie a carica superveloce ?

Un gruppo di ricercatori della Nanyang Technological University (NTU) di Singapore ha annunciato di avere realizzato un nuovo tipo di batteria che può essere ricaricata fino al 70 per cento in appena due minuti. Il sistema permette inoltre di preservare meglio i componenti della batteria, permettendo di farle sopportare fino a 20 anni di ricariche senza perdite significative della sua capacità. L’annuncio sta circolando molto perché potrebbe costituire una soluzione all’annoso problema della scarsa durata della carica di diversi dispositivi, come gli smartphone o le auto elettriche. Saranno necessari altri test e verifiche ed è bene andarci cauti, ma secondo i ricercatori della NTU i primi modelli della nuova batteria potrebbero essere messi sul mercato entro un paio di anni.

[continua su Il Post, oggi]

Perchè dovremmo proteggere l’ambiente?

Questo blog riemerge da un periodo di superlavoro e attività collaterali (ho dovuto cambiare parte del tetto di casa) esaminando uno dei problemi fondamentali dell’economia moderna: il difficile rapporto tra uomo e ambiente, da sempre causa di attrito tra ambientalisti e economisti. Chi mi conosce sa quanto distante sia da un certo tipo di ambientalismo, specialmente quello del no-a-tutto. Personalmente sono per l’approccio scientifico, dove i fatti vengono prima della ideologie. Ciononostante, alcune delle motivazioni del no-a-tutto non sono scontante o banali. Qui di seguito trovate un primo post sull’argomento, non esaustivo e certamente confuso, per fissare le idee e andare oltre. Buona lettura, diciamo.

Proteggere l’ambiente è una questione complessa che coinvolge moltissimi aspetti del vivere umano – tecnologia, economia, politica, sociologia, psicologia. Proteggere l’ambiente ha un costo, sia attuale che in termini di mancato sviluppo futuro, e va da sè che stiamo essenzialmente parlando di un problema etico di allocazione delle risorse disponibili. Insomma, perché dovremmo emettere meno gas serra? Dovremmo astenerci dal consumo di carne industriale e diventare vegetariani? O vegani? Qual è il valore della natura? E quali diritti vanno ad essa assegnati? Le risposte a queste domande determinano quali misure sono funzionali a proteggere l’ambiente, quali invece inutili o eccessive. Ambientalismo, Animalismo, NIMBY, financo l’economia moderna nascono da risposte diverse a queste domande.

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